Visualizzazioni totali

lunedì 25 maggio 2015

Bce, Mario Draghi: "Divergenze strutturali tra Paesi Ue sono esplosive per l'euro"

Bce, Mario Draghi: "Divergenze strutturali tra Paesi Ue sono esplosive per l'euro"





Le divergenze strutturali tra i paesi dell'Eurozona possono diventare pericolose ed esplosive e l'euro non è un dato irreversibile. Parola del presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi, che dal forum Bce di Sintra, in Portogallo, lancia l'allarme: "In una unione monetaria non ci si può permettere di avere profonde e crescenti divergenze strutturali tra paesi, perché queste tendono a diventare esplosive" e "possono arrivare a minacciare l'esistenza dell'unione monetaria". Davanti a banchieri centrali, accademici e membri dei vari governi, riuniti per parlare di inflazione, occupazione, produttività e politica monetaria, Draghi ha sottolineato come la Bce sia "il custode" della moneta unica europea e ha sostenuto che in una unione monetaria "la banca centrale dovrebbe discutere dei problemi che possono influenzare l'adempimento del suo mandato di stabilità dei prezzi o di minare l'esistenza dell’unione stessa".

Roba da 007, gira una mail inquietante: "Usciamo dall'eurozona, ma non..."

Inghilterra fuori dall'Eurozona, il giallo della mail segreta finita ai giornali: il piano inquietante





L'Inghilterra sta pensando ad uscire dall'Eurozona. Si sa, ma non si dovrebbe sapere. E soprattutto, non si dovrebbe sapere che la Banca d'Inghilterra ha preparato una task force coordinata da sir Jon Cunliffe (vicegovernatore e responsabile del monitoraggio sui rischi dei crac finanziari) per studiare lo scenario di una "Brexit" con la consegna di non dire nulla alla stampa. Il caso è molto strano, per certi versi inquietante. Un vero e proprio giallo che gira tutto intorno ad una mail inviata per sbaglio da Jeremy Harrison, capo delle relazioni con la stampa della Banca centrale britannica, a uno dei vicedirettori del Guardian. 

"Bocche cucite". Poi... - Come spiega il Corriere della Sera, il documento era riservatissimo e indirizzato a quattro manager interni, ma ora lo conoscono tutti: Harrison spiegava cosa dire e non dire ai giornalisti, specificando che nessuna mail dovesse essere trasmessa dal team di studio a James Talbot (capo della divisione strategica della Banca), è già questo è un capolavoro di ironia. "James  - si legge - può dire al suo team che sta lavorando a un progetto a breve termine sulle economie europee... Questo sarà un lavoro in profondità su un ampio spettro di tematiche economiche europee. Lui non dovrà aggiungere altro". Quindi bocche cucite anche all'interno dell'Istituto. Riguardo alla possibilità di un referendum sull'uscita dell'Inghilterra dall'eurozona, poi, alla stampa deve essere comunicato solo "che ci sarà molto da lavorare in Europa nei prossimi due mesi, indicando alcune delle specifiche questioni (esempio la Grecia) che potrebbero essere di preoccupazione per la Banca". 

"Pressioni dal premier Cameron?" - Una riservatezza massima che fa a cazzotti con la linea annunciata dal governatore Mark Carney sul tema della Brexit ("Massima trasparenza") e che, secondo il Guardian, nasconde qualcosa di più grave. Secondo il giornale progressista più importante del Paese (e del Mondo), sul "Project Bookend", questo il nome del dossier segreto, ci potrebbero essere le pressioni indebite del premier David Cameron e del cancelliere dello scacchiere George Osborne. Alta finanza, politica, equilibri internazionali: un caso da Sherlock Holmes, o forse da 007. Licenza di uccidere (l'euro).

Cannes, l'Italia a casa senza premi Ecco il film che ha battuto gli italiani

Festival di Cannes, nessun premio per i tre film italiani. Palma d'oro a Dheepan di Jacques Audiard





Il cinema italiano torna a casa a tasche vuote dal Festival del cinema di Cannes. A vincere la Palma d'oro della 68ma edizione è stato il film Dheepan di Jacques Audiard. A bocca asciutta Il racconto dei racconti di Matteo Garrone, Mia madre di Nanni Moretti e Youth di Paolo Sorrentino. Il Grand Prix Speciale della Giuria dè stato assegnato a Saul fià, debutto alla regia dell’ungherese Laszló Nemes. La dura storia ambientata nel campo di concentramento di Auschwitz è stata inoltre insignita del premio Fipresci e del Premio François Chalais.

Papponi con il triplo vitalizio Ecco quanto intascheranno

Papponi del vitalizio, la banda dei vitalizi doppi e tripli: ecco le pensioni di chi sta ancora in Parlamento


di Franco Bechis 


Vitalizi aboliti? Solo un diritto del passato su cui c’è l’imbarazzo dei diritti acquisiti? Macchè. Quasi un terzo degli attuali deputati e degli attuali senatori quando appenderà la politica al chiodo e avrà l’età minima (per quasi tutti è ancora 60 anni) per andare in pensione, si prenderà ancora il famoso vitalizio. Di più: si prenderà un assegno per il vitalizio e un altro assegno, appena meno generoso per la pensione. Non pochi di loro aggiungeranno un terzo assegno: il vitalizio per l’esperienza trascorsa in consiglio regionale o per il periodo in cui è stato europarlamentare. Oggi Libero pubblica i primi nomi - rigorosamente in ordine alfabetico (arriviamo alla lettera F) - dei futuri re delle pensioni. Minimo grazie ai due assegni avranno 3.950 euro al mese, e in non pochi casi più di 9 mila euro, fino ad arrivare al record di Roberto Formigoni (pensioni e vitalizi per 12.550 euro).

Avranno vitalizio e pensione anche ministri e sottosegretari dello stesso governo di Matteo Renzi, il premier che ha giudicato «sacrosanta» la battaglia di Libero, ma che è circondato sia a Palazzo Chigi che in Parlamento da suoi parlamentari o da esponenti di maggioranza in attesa di quella doppia o tripla pensione che fa venire la bile a tutti gli altri italiani. Oggi non avrebbero nemmeno l’età, ma se la linea è quella fin qui seguita (ogni assegno è considerato un diritto acquisito) avranno due vitalizi e una generosa pensione da parlamentare, l’ex segretario e oggi leader della minoranza Pd, Pierluigi Bersani, la pasionaria sempre pronta ad andarsene da quel partito Rosy Bindi, il viceministro dell’Interno Filippo Bubbico (Pd), il sottosegretario Gianpiero Bocci (Pd), il leader storico della Lega Nord, Umberto Bossi, e l’attuale ministro dell’Interno, Angelino Alfano. E poi tre assegni nei gruppi Pd a Silvana Amati, Angelo Capodicasa e Vannino Chiti.

Nel gruppo centrista di Ap avranno quella fortuna Andrea Augello e il già citato Formigoni. Fra i leghisti accadrà a Stefano Allasia. Nel gruppetto di Fratelli di Italia ci sarà Edmondo Cirielli. In Forza Italia anche un piccola pattuglia: Giuseppina Castiello, Basilio Catanoso, Remigio Ceroni e Claudio Fazzone. Ma andando avanti nell’ordine alfabetico toccherà anche a tanti altri, e le due sole forze politiche non sfiorate (o poco sfiorate) dal problema sono quelle arrivate per la prima volta in Parlamento nel 2013: tutti i parlamentari del Movimento 5 stelle e quasi tutti quelli partiti con la maglia di Scelta civica. Nella tabella di oggi ci sono poi più di 50 parlamentari che comunque avranno la doppia pensione, e anche in questo caso non mancano i nomi noti: il ministro Dario Franceschini, il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli, l’altro leader della minoranza Pd, Gianni Cuperlo, il sottosegretario all’Economia, Luigi Casero (Ap), quello alla Difesa Gioacchino Alfano (Ap), il presidente della commissione Esteri del Senato, Pierferdinando Casini, la presidentessa della commissione affari costituzionali Anna Finocchiaro, l’ex portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, l’ex coordinatore azzurro Sandro Bondi, appena uscito dal partito, l’anima popolare e margheritina del Pd, Beppe Fioroni. E poi ancora parlamentari giovani, che quel privilegio avranno solo fra molti anni (e per cifre sicuramente più alte di quelle riportate in tabella), come i forzisti Simone Baldelli, l’ex ministra azzurra Mara Carfagna, la fedelissima berlusconiana Michaela Biancofiore, l’ex finiano Benedetto Della Vedova. Se vale anche per loro, è l’esempio più lampante di come con la storiella dei diritti acquisiti non sia cambiata in realtà proprio nulla di nulla in gran parte del Palazzo. Si discute dei privilegi di antichi pensionati, ma la situazione è esattamente identica per chi ha un briciolo di esperienza politica alle spalle e ancora un po’ di anni prima di smettere.

Quando le Camere decisero (dal primo gennaio 2012) la dead line dei vitalizi, e l’inizio della pensione che hanno chiamato contributiva (ma non lo è davvero), si sono dimenticati di stabilire incompatibilità fra assegni pensionistici. Hanno definito «pro rata» il sistema per chi era in carica in quel momento, e così sarebbe stato se avessero avuto solo quella legislatura: 5 anni di contributi, tre calcolati come vitalizio e due come pensione. Ma chi era in carica già dalla o dalle legislature precedenti a quel punto aveva già maturato il vitalizio secondo le regole allora vigenti, e se lo terrà stretto. Per la pensione invece basterà attendere i 5 anni minimi di contribuzione (due della scorsa legislatura e tre di questa) e l’assegno allora raddoppia. Avverrà dall’aprile 2016 in poi, e da quel mese in poi gli importi saliranno rispetto a quei 1950 euro che abbiamo calcolato per tutti.

domenica 24 maggio 2015

Mettono 38 migranti in una villa del '700 Assurda Italia: il proprietario non lo sa

Pavia, in una villa del 1700 protetta dalle Belle Arti ospiterà 38 migranti. Ma il proprietario non ne sapeva nulla





Una villa del 1700 destinata ad ospitare dei profughi. All’insaputa del proprietario. È successo a Pavia, quando il conte Francesco Lovaria ha scoperto che nella sua abitazione da lunedì arriveranno 38 migranti. Come scrive il Messaggero Veneto, la villa è “uno dei gioielli dell’architettura friulana e veneziana, tutelata dalle Belle arti”. Un’abitazione privata, non un albergo, e certo non è attrezzata per accogliere dei profughi.

La protesta – L’avvocato di famiglia Maurizio Miculan si è quindi rivolto al Prefetto affinché revochi l’attuale destinazione d’uso, rispettando così la legge che prevede che “che i beni culturali non possano essere distrutti, deteriorati, danneggiati o adibiti a usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure tali da recare pregiudizio alla loro conservazione". Sempre secondo l’avvocato la colpa sarebbe di Alessandro Viscovich, nominato erede da un nipote di Lovaria e che si sarebbe messo d’accordo con la Croce Rossa per usare la villa a scopi umanitari.

Caivano (Na): Papaccioli, Sirico e Ziello a confronto Monopoli sempre assente

Caivano (Na): Papaccioli, Sirico e Ziello a confronto. Simone Monopoli invitato non si presenta


di Gaetano Daniele 



Terzo Incontro-Confronto rifiutato dal candidato Sindaco della destra locale, Simone Monopoli. Dopo aver rifiutato l'invito del Blog, il Notiziario sul web e, dopo aver detto no a Cogito, Monopoli, non si presenta neanche all'incontro-confronto organizzato da "Cronache di Napoli". Non c'è due senza tre e Monopoli fa l'enplein!. Nulla di personale, però!. Monopoli spiega le sue ragioni, lo fa attraverso il Corriere delle Città, diretto o molto vicino, poco importa, all'Avv. Giuseppe Caputo, segretario dei Popolarti per l'Italia, un partito che appoggia proprio indovinate chi? Simone Monopoli. In casa destra i fatti della pignata li conosce la cucchiarella. Ma andiamo avanti, la coerenza paga sempre, uno slogan che il dott. Monopoli ha fatto suo in questa tornata elettorale. Ma tanto coerente non è, visto che, il giornalino dove appunto escono le notizie è rappresentato o quasi, da un componente politico coalizzato con Monopoli. 

Dichiarazioni - Restando in tema, proviamo a riportare e, a rispondere alla coerenza del candidato sindaco di Forza Italia, Simone Monopoli. Ovviamente, ci riferiamo a lui perchè è l'unico che deserta gli incontri, quindi, cerchiamo di fare una critica politica costruttiva, basandoci su elementi imprescindibili, cioè sul passato politico e su quanto detto da Simone Monopoli in questi ultimi giorni di campagna elettorale, e lo si sa, in campagna elettorale, quelle in cui si vuole vincere a tutti i costi, non ci sono regole, come in un incontro di Box "abusivo": senza esclusioni di colpi. Monopoli riporta appunto, sul Corriere delle Città che, il centro sinistra nasconde le proprie nefandezze con sterili polemiche, addirittura, con molta superficialità ed ironia. La destra locale vuole far passare la questione dei gelati, Winner Tako, quasi un'operazione politica corretta. Senza però, spiegare o giustificare l'altro accaduto, quello di un altro candidato al consiglio comunale che si fa ritrarre in foto con il Vescovo (seppur ragazzata). Ricordiamo che, un candidato di Forza Italia, certo Navas, offrì dei gelati ai propri concittadini. Fin qui, nulla di strano, se non fosse altro che, sui coupon vi era riportato: "in collaborazione con Algida", poi smentito dallo stesso Navas, dopo che la notizia arrivò finanche a Milano, attirando l'attenzione della giornalista Selvaggia Lucarelli. Ma tutto ok, per la destra locale è tutto a posto, se vogliamo considerare i due milioni di euro di appalti con la tecnica della "somma urgente" e, come continua la nota, il fallimento dell'Igica, come se dietro queste pseudo accuse, ci fosse Luigi Sirico o Giuseppe Papaccioli o peggio la new entry Giuseppe Ziello, Difatti, la giustificazione del corriere continua: "Altro che gelati",  quasi a sdrammatizzare la vicenda in una risata da Bar: meglio offrire gelati e riportare sui coupon "in collaborazione con Algida", anche se Algida non sa niente che fare tutto il resto sopra citato.

Ma Monopoli continua, continua e decanta di essersi già confrontato con il Pd in consiglio comunale sedendo e puntando il dito dai banchi dell'opposizione, solo che, Monopoli dimentica che, ne Sirico ne Papaccioli e ne Ziello, facevano parte dell'amministrazione Falco, quindi nessuno dei tre candidati sindaco sedeva in consiglio comunale. Ricordiamo che, lo stesso Giuseppe Papaccioli e lo stesso Ziello, al di là di Sirico e del Pd,  hanno invitato più volte il candidato della destra locale Monopoli, a partecipare a un confronto pubblico, invitandolo più volte, addirittura dando la propria disponibilità a presentarsi da un giornalista suo di fiducia se temeva come riporta la nota un'imboscata. Ma nulla di fatto! Monopoli teme il confronto. Monopoli ha paura che Sirico gli possa tirare sulla scrivania l'autorizzazione di Forza Italia, di Luigi Cesaro, quando autorizzò lo sversamento delle 4.500 tonnellate di spazzatura dirette a Caivano. Monopoli teme che Sirico gli possa tirare sulla scrivania le bollette della provincia non pagate quando appunto, il candidato Sindaco di Forza Italia, Monopoli, era consigliere Provinciale, responsabilità politiche che, per Monopoli non sono da attribuire a lui, ma invece, i due milioni di somma urgente e il fallimento dell'Igica sono da attribuire a Sirico. Come funziona? quando sbaglia Monopoli le responsabilità sono del centro sinistra, quando sbaglia il centro sinistra la colpa è sempre del centro sinistra?. Insomma, Monopoli non ha mai colpa. Monopoli si confronta solo coi cittadini, ma purtroppo, il candidato Monopoli deve farsene una ragione, il consiglio comunale è rappresentato da 24 consiglieri comunali e non solo da lui e da Forza Italia. Monopoli deve iniziare a farsi anche un'altra ragione, e cioè che per poter realizzare le sue proposte programmatiche ha anche bisogno delle opposizioni, il Paese è di tutti, non solo di chi vince le elezioni, ovviamente qualora dovesse vincere le elezioni, cosa assai improbabile visto come si pone nei confronti dei competitor. Perchè chi vince le elezioni non vince il Comune!

Ferisce con un cacciavite due carabinieri Il senegalese è già fuori dal carcere

Genova, concessi i domiciliari al senegalese che ha ferito un carabiniere con un cacciavite





È ai domiciliari il cittadino senegalese che venerdì 22 maggio a Genova ha colpito due carabinieri con un cacciavite. La decisione è arrivata durante il processo per direttissima, e la prossima udienza si terrà il 17 luglio. Il militare ferito più gravemente era stato colpito alla bocca, al torace e alla spalla ed è stato dimesso con 22 giorni di prognosi. L'altro collega che aveva partecipato all’operazione ha ricevuto sette giorni. Il 31enne senegalese lavora come operaio edile presso una ditta genovese ed ora dovrà rispondere delle accuse di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate.

La vicenda - Durante l’interrogatorio davanti al giudice, l'uomo ha detto di aver reagito con violenza ai militari perché spaventato: i carabinieri erano in borghese e non aveva capito le loro intenzioni. Così per difendersi da quelli che pensava fossero due malintenzionati ha colpito i due militari con un cacciavite. Il senegalese era stato fermato con un connazionale di 50 anni che aveva partecipato allo scontro, ma l'uomo è stato rilasciato già ieri.