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lunedì 18 maggio 2015

La "rapina" dal produttore al consumatore Quanto aumentano pane, latte, frutta...

Coldiretti: dal produttore al consumatore prezzi su di cinque volte





Carovita e caroprezzi. Sopratutto nelle città e al nord Italia, i prezzi dei prodotti alimentari, anche di quelli di largo consumo, toccano vette vertiginose. E per sfatare l'inevitabile scarico sui produttori, la Coldiretti ha aggiornato le tabelle che periodicamente diffonde su quanto il cibo subisca rincari nelle fasi successive alla produzione. Il caso più classivo e incredibile è quello del pane: un chilogrammo di grano tenero viene venduto a 21 centesimi di euro, un chilogrammo di pane in media viene venduto a 2,75 euro (ma a Napoli 1,90 e a Bologna a 3,95): dal campo al fornaio il prezzo del prodotto lievita, del 1200%. Se si parla di frutta va un po' meglio, ma tutto tranne che bene: le mele dal contadino al fruttivfendolo aumentano del 172%, le patate del 300%, le pesche del 386%, l'uva del 367%, la lattuga del 467%, le carote del 1.280%, le susine del 249%. E che dire del latte, altro alimento di larghissimo consumo? +317%. Tra le carni, basti il dato Coldiretti sulla carne di coniglio: +200%. In media, l'associazione dei coltivatori stima che nella filiera alimentare dal produttore al consumatore, i prezzi salgano in media del 488%, ovvero quasi cinque volte tanto. Osservando la distribuzione del prezzo finale, il 60% è intercettato dalla distribuzione commerciale, il 23% all’industria della trasformazione e appunto solo il 17% serve a remunerare il produttore agricolo.

Oggi Berlusconi a Saronno con l'On. Lara Comi

Oggi Berlusconi a Saronno con l'On. Lara Comi Ecco il programma 


di Gaetano Daniele 




Oggi, lunedì 18 maggio, Silvio Berlusconi sarà a Saronno per sostenere la candidatura a Sindaco di Pierluigi Gilli. Lo accompagnerà nel tour per le vie e i luoghi simbolo della città la saronnese Lara Comi, eurodeputata di Forza Italia. Con loro lo stesso Gilli, il consigliere regionale di Fi Luca Marsico e l'alleato nella corsa alle elezioni comunali Gianfranco Librandi. Il programma è intenso e prevede la visita a due aziende top come la TCI Led, esempio di innovazione internazionalizzazione, e la storica ILLVA che produce il mitico amaretto Di Saronno, il liquore più famoso del mondo. Berlusconi visiterà anche il Milan Club Femminile Stella, il primo fun club rosa del mondo e, momento di particolare emozione, la casa di papà Luigi, saronnese, dove lo stesso Silvio Berlusconi è vissuto per qualche anno. Il leader azzurro riceverà in dono il certificato di nascita del padre e si tratterrà sul luogo dell'abitazione del genitore in un quartiere popolare della città. Alle 14 è atteso al gazebo di via Portici per uno scambio di opinioni con i pensionati e i simpatizzanti di Forza Italia. Argomento: le pensioni, tema caldo dopo la decisione della Consulta che impone il rimborso ai pensionati e lo shock del Governo tenuto a provvedere. Una visita dai ritmi serrati, dalle 11.30 alle 15, con una serie di tappe importanti, dal tour nelle aziende ai luoghi del cuore, Milan e casa paterna, per culminare dopo pranzo nel confronto con i simpatizzanti in via Portici dove Berlusconi chiuderà la trasferta e saluterà Saronno. 

Caivano (Na), Speciale ELezioni Amministrative: Sirico sfida Monopoli

Caivano (Na), Speciale ELezioni Amministrative: Sirico sfida Monopoli ad un confronto pubblico, ma Monopoli preferisce i proclami gli slogan le passerelle e i manifesti 

di Luisa Falco 



Arch. Luigi Sirico
Candidato (Centro Sinistra) 
Quando il gioco si fa duro i duri iniziano a giocare. Non è il caso del dott. Simone Monopoli che, dopo aver snobbato l'incontro-confronto con gli altri candidati sindaco, continua a sfuggire anche all'invito del suo primo competitor Luigi Sirico che lo incalza così: Il candidato dott. Monoppoli continua a sfuggire. A lui piace azzeccare i manifesti. Ma se ha anche qualcosa da dire, lo facesse di fronte ai cittadini. Il nostro candidato sindaco dott. Sirico e sempre disponibile. Scelga lui il luogo e il tempo.Che ci vuole: basta una telefonata e un po' di coraggio. Insomma, a Monopoli manca veramente il coraggio? oppure scappa difronte alle sue responsabilità politiche, cioè di confrontarsi appunto, con uno dei suoi avversari politici come Sirico?. Anzi, considerando che, secondo Monopoli, i responsabili del disastro ambientale, sociale ed economico del Paese è da attribuire al centro sinistra e al Pd, perchè non dirglielo in faccia?. Cosa teme il dott. Monopoli? Forse i suoi sono solo proclami infondati? e quindi difronte all'evidenza si sentirebbe sbugiardato? 

Dott. Simone Minopoli
Candidato Forza Italia
Anche perchè la voce che il dott. Monopoli si confronti solo con i cittadini non è del tutto vera, come riportano i video sul suo blog, Monopoli due giorni sì e due no, rilascia interviste a varie emittenti televisive dal calibro di Julie Italia, Tele Capri Event e tante altre. Insomma, Monopoli accetterà l'invito dell'Arch. Sirico, oppure continuerà a fare orecchie da mercante proprio come recita un suo slogan "Faciteme sta Quiete" appunto, non cadendo in contraddittorio con quanto "recitato" fino ad oggi?. 

C'è un "corvo" islamico in Vaticano La minaccia: "Col sangue del Papa..."

Vaticano, massima allerta per un "corvo" islamico





Nuove ombre sul Vaticano. Ci sarebbe un nuovo "corvo" che si aggira negli appartamenti di Papa Francesco. E' un insospettabile che conosce tutte le abitudini, gli orari, che conosce l'agenda del Pontefice.  La sicurezza è in stato d'allerta. Luigi Bisignani su Il Tempo spiega che ogni giorno tra le centinaia di lettere che vengono recapitate al Pontefice ci sono una trentina apparentemente scritte da musulmani. Hanno tutte l'intestazione: "A Francesco primo e ultimo".

Le indagini - Ma dentro, continua ancora Bisignani ci sarebbe un inquietante messaggio: "Presto San Pietro sarà purificato con il tuo sangue". In una delle lettere viene indicato al Santo Padre, come monito, la conversione dello scrittore Pietrangelo Buttafuoco. La corrispondenza viene attentamente vagliata anche con l'aiuto di apparecchiature israeliane. Bisignani spiega come, dalle prime indagini, si comincia a ipotizzare che non si tratti solo di musulmani. Quello che ha maggiormente colpito gli investigatori è il fatto che in tutte le lettere emerge una conoscenza approfondita degli uomini e degli impegni del Papa, dei cardinali di Curia. Il sospetto, sottolinea quindi Bisignani è che il corvo non sia troppo lontano dalle stanze di Papa Francesco. Tutti gli scritti vengono così analizzati attentamente. L'obiettivo è quello di arrivare alle impronte che potrebbero essere comparate con quelle di chi entra a Santa Marta. 

Forza Italia si spacca sempre di più, Fitto, l'ultimo capitolo sul Cav "Vi dico come andrà a finire"

Forza Italia, Raffaele Fitto esce dal partito: "Per me è un capitolo chiuso", ma "non ho mai offeso nessuno"





Raffaele Fitto è uscito da Forza Italia. Lo ha dichiarato ieri a In mezz’ora, su Raitre: “Fi è per me un capitolo chiuso, è evidente. Stamane ho scritto una lettera al capogruppo del Ppe per spiegare le ragioni della mia uscita” dal gruppo parlamentare europeo di centrodestra, “stiamo lavorando ad un centrodestra che abbia una prospettiva diversa, un centrodestra moderno”. Fitto ha indicato le sue ragioni nei “risultati elettorali deludenti”, ma anche nei “9 milioni di elettori in meno” e nel “clima e le modalità con cui Forza Italia sta portando avanti la sua posizione politica".

Le offese - Quando poi Lucia Annunziata gli chiede di rendere conto delle presunte offese mosse alle donne del cosiddetto cerchio magico di Silvio Berlusconi, si difende così: “Non troverà mai una mia offesa, io non ho mai insultato nessuno. Il punto che ho sollevato - dice - è della totale mancanza di legittimazione: non si può scegliere una persona senza che ci sia un organismo in cui discutere”.

Mattarella dà l'esempio e si taglia la doppia pensione

Sergio Mattarella, la verità sulla pensione del Presidente





Sergio Mattarella ha deciso di rinunciare volontariamente al cumulo delle pensioni.  Il capo del Quirinale avrebbe potuto cumulare la pensione "da professore, da deputato di lungo corso, da giudice della consulta e, un domani, da senatore a vita". Ma dal Quirinale fanno sapere tramite una lettera mandata a Il Giornale che: "In quanto parlamentare a vita, non potrà percepire neppure pensione o vitalizio quale ex deputato. Va aggiunto che la condizione di ex giudice della Corte Costituzionale non comporta pensione. Pertanto l' unica pensione di cui, oggi e in futuro, potrà usufruire il presidente Mattarella è quella di professore universitario". Non solo. L'assegno come prof universitario viene detratto "integralmente" dalla retribuzione da presidente della Repubblica.  "Dato che il presidente Mattarella, nei primi giorni del suo mandato, ha deciso il recepimento, per la presidenza della Repubblica, del divieto di cumulo tra stipendio e pensioni erogate da pubbliche amministrazione". La lettera si conclude con un auspicio: speriamo che serva da esempio ad altri. 

Pansa contro politici e papponi: "Ecco perché non vado più a votare"

Giampaolo Pansa: "Elezioni? No, inutile delirio. io a votare non ci vado più"


di Giampaolo Pansa 



Ma si tengono ancora le elezioni in Italia? Se devo stare a quel che leggo sui giornali, sembra di no. Tra due domeniche si dovrebbe votare in sette regioni, ma la battaglia tra i partiti assomiglia sempre di più a un inutile delirio. Sento parlare di futuri presidenti in teoria eccellenti, ma circondati da un corteo di impresentabili. Le cronache politiche diventano bollettini di cronaca nera. Emergono scandali a ripetizione. Dopo il voto, scommetto che in tanti urleranno ai brogli commessi dagli avversari.

Se fossi un reduce delle Brigate rosse, mi fregherei le mani: quello che non siamo riusciti a fare noi, l’hanno realizzato i partiti. E senza neppure lasciarsi alle spalle qualche morto ammazzato e un po’ di gambizzati. Ma sono sempre state così le elezioni? Un signore che si chiamava Benito Mussolini le definiva «ludi cartacei». Però lui non aveva bisogno delle urne. Una volta varata la legge Acerbo, la nonna dell’Italicum di Matteo Renzi, inchiodò gli italiani al suo regime. E tirò diritto lungo una strada che avrebbe portato l’Italia verso la catastrofe della seconda guerra mondiale.

Dove ci porterà il premier oggi in carica non lo sa nessuno, tanto meno il suo imponente staff di Palazzo Chigi. Dunque voglio rimanere con i piedi per terra. E rievocare le prime elezioni del dopoguerra. Quelle che videro una novità rivoluzionaria: l’irrompere sulla scena politica di una forza strapotente che avrebbe cambiato il volto dell’Italia e deciso a chi sarebbe andato il governo del paese. Questa forza erano le donne. In casa nostra, per secoli non avevano mai votato. Andare alle urne era prerogativa dei maschi, «come il pisciare in piedi», rognava la più giovane delle mie zie. Poi un decreto firmato da Umberto di Savoia il 1° febbraio 1945, tre mesi prima della Liberazione, stabilì che anche le signore potevano presentarsi ai seggi.

Il primo effetto fu il raddoppio del corpo elettorale, da 11 a 23 milioni di iscritti alle liste. Un notorio dongiovanni della mia città bofonchiò a una delle sue amanti: «Non immaginavo che foste così tante. Adesso vi monterete la testa, comincerete a fare le preziose e ce la mostrerete con il lanternino!». La più spavalda delle sue morose, gli replicò: «Adesso dovrai votare il partito che ti dirò io. Altrimenti scordati il mio indirizzo». Un altro effetto fu di consentire a mia madre di andare al seggio come non aveva mai fatto. Erano le prime elezioni dell’Italia liberata. Accadde il 31 marzo 1946 e lo scopo era di decidere chi avrebbe amministrato le città. Le urne si aprirono in cinque domeniche diverse e per grandi raggruppamenti. Il motivo era semplice: occorreva presidiare i seggi, ma siccome la forza pubblica era molto scarsa, bisognava lasciarle il tempo di spostarsi da una zona all’altra.

Fu una corsa a tappe e si svolse nella più assoluta normalità. Con un’affluenza alle urne assai alta per l’epoca: il 71,6 per cento, un’utopia nell’Italia del 2015. Nella mia città, un comune di 35 mila abitanti in Monferrato, si presentò al voto addirittura l’88 per cento del corpo elettorale. Contribuirono a quel record anche mio padre Ernesto e mia madre Giovanna. Lei era una femminista inconsapevole perché guadagnava più di papà. Lui un uomo dolce, operaio guardafili del telegrafo.

L’arrivo di Giovanna al seggio, aperto nelle scuole elementari di via Cavour, fu memorabile. Si era messa in ghingheri come per andare a un matrimonio. In più si fece accompagnare da due giovani clienti che erano uno schianto. Disse alle ragazze: «Tiratevi su le calze, donne, perché dobbiamo mandare al tappeto gli scrutatori, soltanto maschi e di quelli stagionati!».

L’ingresso in sezione del Trio Lescano lasciò tutti a bocca aperta. E non avevano ancora visto il cartello che Giovanna aveva appeso alla saracinesca abbassata del suo negozio. Diceva: «La proprietaria di questa modisteria finalmente va a votare per la prima volta. Alla bella età di 42 anni!». Mio padre Ernesto osservò: «Non ti sembra di agitarti un po’ troppo?». Giovanna gli replicò: «Mio caro Netu, oggi il troppo o il poco lo decido io!». Di quelle prime elezioni del dopoguerra ricordo un’armonia sociale che nel 1948 sarebbe svanita a causa dello scontro all’ultimo voto tra la Dc e il Fronte democratico popolare. Pur essendo una tifosa di De Gasperi, mia madre stravedeva per una nipote, figlia dell’ultimo fratello di mio padre, Francesco. Dopo essere andato a lavorare in Argentina, era tornato in Italia e aveva sposato la tredicesima figlia di un pescatore del Po, Giuseppina, detta Pinota. Piccola, mora, occhi vivaci, carattere da comandante, portava in dote soltanto una cosa di valore: la licenza per aprire una trattoria.

Nacque così l’Osteria del Ponte, di fronte al Po. Francesco era comunista e quando si trattò di inaugurare la bandiera della sezione di Porta Po, lo fece in pompa magna. E chi era la madrina? Mia cugina Luigina, sedici anni, un viso incantevole, capelli neri lunghi sulle spalle, labbra perfette, sguardo da stendere tre giovanotti. Indossava un vestito intero, con la gonna plissettata che lasciava intuire una silhouette da sballo. Giovanna le aveva suggerito di tenere in mano un bouquet di fiori.

Insieme all’armonia, c’era anche molto pragmatismo. Alle comunali del 1946 vinsero i socialisti con sette mila voti. I democristiani ne ebbero appena trecento in meno. Terzi i comunisti. Sindaco della città divenne il socialista Paolo Angelino, professore di inglese, con una data di nascita impossibile da scordare: 1° gennaio 1900.

Giovanna confessò a mio padre: «Anch’io ho votato per Angelino». Sorpreso, lui osservò: «Ma non sei una tifosa di De Gasperi?». Lei alzò le spalle: «Che c’entra? Adesso si tratta di rimettere in ordine la città, dopo tanti anni di guerra. Il professor Angelino è l’uomo giusto per riuscire a farlo. Sai come lo chiamano? Pietrischetto Bitumato. E sai perché?». Ernesto sbuffò: «Sei tu quella che sa sempre tutto». Allora mia madre gli spiegò: «Il sindaco controlla di nascosto che i cantonieri lavorino a dovere sulle strade. Arriva a nascondersi dietro le piante o nei portoni e si accerta della consistenza dell’asfalto con la punta della scarpa. Ho fatto bene a votarlo. Quando sceglieremo il Parlamento mi comporterò in un modo diverso».

Pietrischetto Bitumato era di un’onestà a tutta prova. Voleva il bilancio sempre in pareggio. Ci teneva al buon nome del municipio di fronte agli elettori che continuarono a votarlo, anche quando si presentò alla Camera dei deputati. Era un socialista colto, ottimo parlatore, lettore infaticabile di buoni libri. Com’era fatale, teneva molto alle sue tre cariche: sindaco, deputato, capo dei socialisti cittadini. Per noi ragazzacci era il Califfo. Quando gli chiedemmo la tessera del Psi, ci cacciò dal suo studio strillando: «Non sono mica matto! In un mese voi mi distruggete il partito!». Che cosa è rimasto di quel tempo? Nulla. Tanto che mi domando se devo ritornare a votare. La mia risposta è che non ci andrò più. Non ho niente da spartire con i partiti di oggi, se non i torti che potrebbero farmi. E adesso il compagno Renzi mi iscriva pure nella lista nera dei gufi e dei rosiconi. Non me ne potrebbe fregare di meno.