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mercoledì 22 aprile 2015

Col tesoretto niente bonus Addio alla mancia elettorale

Def, la Corte dei Conti fa tremare Renzi: "Gettito fiscale sovradimensionato. Il tesoretto? Da conservare". Addio bonus





Chissà, magari i gufi anti-renziani si annidano anche alla Corte dei Conti. Di sicuro le note arrivate ieri sul Def annunciato in pompa magna dal premier Matteo Renzi le scorse settimane non avranno fatto felice il premier. Sì, perché il "tesoretto" da 1,6 miliardi (un trucchetto contabile, ma guai a farlo notare) non potranno essere utilizzate come forma di bonus sociale a ridosso delle elezioni regionali, come auspicato dallo stesso Renzi, bensì "le risorse dovrebbero essere conservate per rafforzare il processo di riforma e incrementare il potenziale di crescita". Lo ha spiegato il presidente della Corte dei Conti Raffaele Squitieri, nel corso dell'audizione di fronte alle commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato. "Di questo è ben avvertito il governo - ha spiegato Squitieri - allorché, nell’impianto di finanza pubblica, prevede di utilizzare le risorse, ancorchè esigue, che dovessero derivare da un miglioramento dei saldi per rafforzare il processo di riforma. E per tale finalizzazione dovrebbero essere conservate". In questo senso, dunque, un bonus agli incapienti sarebbe molto difficilmente inquadrabile. 

"Sì ai risparmi sui servizi pubblici" - Per l'Italia, ha osservato il presidente della Corte dei Conti, "forse ancor più che per gli altri paesi, se è importante un abbassamento degli oneri per interessi per risollevare la redditività delle imprese, migliorare il merito di credito e garantire un adeguato sostegno finanziario al sistema produttivo, è indispensabile che, in un contesto in cui posso aprirsi spazi di intervento grazie soprattutto a una riduzione della spesa per interessi, l'azione pubblica sia indirizzata a dar maggior forza alle misure volte a incrementare il potenziale di crescita per il paese". Quasi scontato invece l'ok alla spending review annunciata dal governo, auspicando "una rapida definizione di riforme economiche e istituzionali volte a rendere più sostenibili e adeguate alle nuove condizioni economiche la gestione dei servizi pubblici". Esse potrebbero risultare "ancora più efficaci ove consentissero di recuperare condizioni di certezza di operatori e imprese nel rapporto con le amministrazioni pubbliche".

"Gettito fiscale sovradimensionato" - Ci potrebbe però essere un problema non da poco. "Le stime di gettito fiscale indicate nel Def potrebbero risultare sovradimensionate", ha spiegato ancora Squitieri, secondo cui diversi elementi inducono a evidenziare la possibilità di "un andamento delle entrate più debole di quanto atteso". Al netto delle riclassificazioni contabili, la magistratura contabile ricorda che il nuovo quadro tendenziale di finanza pubblica, dal lato delle entrate, stima un maggior gettito, attraverso imposte dirette e contributi, di 3,5 miliardi nel 2015 e di 7,6 miliardi nel 2017. "Queste revisioni, migliorative in termini di contenimento del deficit, si prestano a valutazioni di segno diverso", sottolinea la Corte dei conti. Nel caso delle imposte dirette e dei contributi, la nuova stima "incorpora un'ipotesi di maggiore elasticità rispetto alle dinamiche del Pil nominale, tanto che, rispetto alle precedenti valutazioni programmatiche, la quota sul prodotto di queste due voci risulta in aumento di tre decimi di punto nel 2015 e di mezzo punto nel 2017". Una simile previsione "potrebbe mancare di concretizzarsi, rivelando un andamento delle entrate più debole di quanto atteso".

Italicum, Aventino contro il Pd Un'altra mossa spaventa Renzi

Italicum, opposizioni in rivolta: lasciano la Commissione. Forza Italia: "Voto segreto in Aula". Matteo Renzi: "Avanti su tutto"





Renzi in Parlamento, tutti gli altri sull'Aventino. E' rivolta tra le opposizioni per la decisione del Pd di sostituire 10 suoi esponenti "dissidenti" in Commissione Affari costituzionali alla Camera per "blindare" l'Italicum. Una legge elettorale che, ora è praticamente ufficiale, verrà votata in Commissione con i soli voti della maggioranza, fatto molto grave dal punto di vista istituzionale.  "Dichiareremo l'inaccettabilità della posizione del Partito democratico - ha spiegato il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta -, che evidentemente vuole eliminare qualsiasi dibattito in qualsiasi senso. E quindi, di fronte a questo loro atteggiamento, lasceremo al Pd tutta la responsabilità di approvarsi in Commissione l'Italicum blindato, a disonore del Partito democratico stesso". Hanno infatti abbandonato la Commissione gli esponenti di Movimento 5 Stelle, Lega Nord, Sel oltre naturalmente alla stessa Forza Italia. 

Forza Italia: "Voto segreto sull'Italicum" - Proprio gli azzurri, sempre per bocca di Brunetta, hanno annunciato la richiesta di voto segreto anche sulla votazione finale: "Renzi non ha più la maggioranza né alla Camera né al Senato e per questo ha paura e vuole mettere la fiducia sull'Italicum", ha spiegato il capogruppo forzista secondo cui "Renzi è debolissimo, perde consensi. Noi in aula riproporremo tutti i nostri emendamenti e chiederemo su ognuno di essi che si voti a scrutinio segreto. Se poi il governo metterà la fiducia chiederemo il voto segreto anche sulla votazione finale". Non è mancata la polemica diretta con il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi, che ha pizzicato Brunetta: "Vuole il voto segreto perché c'è imbarazzo per chi ha votato quella stessa legge nel passaggio al Senato...".

Renzi: "Avanti su tutto!" - Il premier, però, tira dritto. Al posto dei 10 "non allineati" sono subentrati Paola Bragantini, Stefania Covello, Edo Patriarca, Stella Bianchi, Maria Chiara Gadda, Giampaolo Galli, David Ermini, Alessia Morani, Alfredo Bazoli e Ileana Piazzoni. "Chi grida oggi allo scandalo perché alcuni deputati sono sostituiti in Commissione dovrebbe ricordare che questo è non solo normale ma addirittura necessario se crediamo ai valori democratici del rispetto della maggioranza - scrive su Facebook Matteo Renzi -: si chiama democrazia quella in cui si approvano le leggi volute dalla maggioranza, non quella in cui vincono i blocchi imposto dalle minoranze. Avanti, su tutto! Oggi in Consiglio dei Ministri via libera a tre decreti della delega fiscale a partire da quello sulla fatturazione elettronica". E sull'Aventino delle opposizioni, il vicesegretario dem Lorenzo Guerini si dice sorpreso: "Non ne capisco la ratio. Mi pare che ci sia la volontà di strumentalizzare, di sottrarsi al confronto e di ricavare qualche beneficio politico in questo passaggio". 

Caivano (Na): Sinistra Ecologia e Libertà, lascia la coalizione di centro sinistra e candida a sindaco Mariella Donesi

Caivano (Na): Sinistra Ecologia e Libertà, lascia la coalizione di centro sinistra e candida a sindaco Mariella Donesi 


di Gaetano Daniele 


Mariella Donesi
Candidata alla carica di Sindaco SEL 

Cambio di rotta a Caivano. Sinistra Ecologia e Libertà, lascia la coalizione di centro sinistra a guida Sirico, e lancia Mariella Donesi alla carica di Sindaco. Intanto, un altro sindaco si appresta a confrontarsi con la città, questa volta si tratta dell'unica donna. Di seguito il Comunicato Stampa di Sel: 

Sinistra, Ecologia e Libertà, malgrado gli sforzi profusi per la costruzione del Centro-Sinistra organico, ha constatato che non esistono le condizioni per l’esistenza dello stesso. Ritiene, quindi, di dover presentare la lista con un suo candidato sindaco, Mariella Donesi, per non snaturare i suoi ideali e perchè davvero ci possa essere discontinuità con il recente passato”.

martedì 21 aprile 2015

Caivano (Na): Sirico e Angelino intervengono sul nostro blog, il Notiziario

Caivano (Na): Sirico e Angelino intervengono sul nostro blog, il Notiziario 


di Gaetano Daniele 




a sx l'Arch. Luigi Sirico con Antonio Angelino
candidato Lista Civica Noi per Caivano 

Continuano le nostre Video Interviste ai vari rappresentati politici locali. A distanza di una settimana, rincontriamo l'Arch. Luigi Sirico, candidato a Sindaco del Comune di Caivano e, Antonio Angelino, volto nuovo della politica locale, candidato nella lista civica NOI PER CAIVANO. 


Trasporto pubblico: l'abbonamento dei mezzi si potrà detrarre dalle tasse

Trasporto pubblico: l'abbonamento dei mezzi si potrà detrarre dalle tasse





Non cestinate le ricevute dell'abbonamento dei mezzi pubblici: potrebbero servire per il 730. La bozza del disegno di legge sul Trasporto pubblico locale (Tpl) prevede infatti che i costi per bus e metropolitane possa essere detratti dalle tasse fino alla concorrenza del loro ammontare nella misura del 19 per cento per un costo non superiore ai 200 euro per ogni componente familiare.

Lotta ai portoghesi - Con la detrazione degli abbonamenti, secondo gli obiettivi dei relatori, si abbatterebbe anche il numero dei portoghesi che salgono sui mezzi senza pagare il biglietto e che costano alla comunità qualcosa come 450 milioni di euro di mancati ricavi. Nel disegno di legge, arrivato sul tavolo del Consiglio dei Ministri, è prevista una serie di novità per "potenziare gli strumenti per la lotta all’evasione tariffaria attribuendo maggiori poteri ai verificatori". Verificatori che potranno essere anche guardie giurate o personale appartenente a istituti di vigilanza privata. Non solo: verranno usati dei sistemi di di videosorveglianza a bordo dei veicoli e sulle banchine, come mezzo di prova per identificare i trasgressori, nonché l’accesso ai gestori del servizio di trasporto pubblico alle banche dati della Agenzia delle entrate Siatel, che consente lo scambio di informazioni anagrafiche e tributarie fra amministrazione centrale e locale, e Sister, banca dati catastale e ipotecaria. I dati dei trasgressori e gli importi evasi saranno poi trasmessi all’Agenzia delle Entrate.

Lo scafista sfotte e sfida l'Italia "Vi portiamo i profughi per..."

Lo scafista ci prende in giro: "Non ci faranno nulla sono solo chiacchiere. Perché lo facciamo? Per vendetta"





Oltre il danno, la beffa. Gli scafisti non temono minimamente le azioni che l'Europa potrà mettere in campo per contrastarli. Sono solo parole, per loro, le minacce che arrivano in queste ore che seguono la più grande tragedia del Mediterraneo. Non solo. Non intendono fermarsi nonostante tutti quei morti perché la loro è una vendetta nei confronti dell'Ue che ha contribuito a rovesciare il regime del colonnello Gheddafi. Lo dice chiaramente Hajj un nome di fantasia dietro al quale si cela uno dei principali trafficanti di esseri umani di Zuara, la città sulla costa della Libia nord occidentale che è uno dei più importanti punti di imbarco per i migranti che attraversano il Mediterraneo diretti in Italia.

"Bugiardi" - In un’intervista esclusiva al Guardian Hajj si prende gioco di noi: "Stanno solo mentendo, sono dei bugiardi. E non è la prima volta. L’anno scorso successe la stessa cosa quando ci furono altre tragedie. La gente dei diritti umani si mise a fare discorsi e i politici si riunirono e dissero che avrebbero fatto qualcosa. Ma non successe nulla. Sarà lo stesso". "Che faranno", chiede ironicamente Hajj in un’intervista esclusiva al Guardian, rilasciata nelle ore successive alla riunione in Lussemburgo nella quale i ministri degli Esteri e degli Interni della Ue hanno dichiarato guerra ai trafficati, "metteranno qui due fregate? Due navi da guerra? In acque libiche? È un’invasione". ,

Vendetta nei confronti dell'Ue - Hajj, che non rivela il suo vero nome, ha 33 anni, è laureato in legge e appartiene alla minoranza Amazigh, la tribù berbera i cui membri gestiscono il traffico dei migranti a Zuara sostiene di avere fatto arrivare mille persone in Italia la scorsa settimana, e afferma di agire per una sorta di ’vendetta' nei confronti dell’Unione europea. La Ue, dice ha avuto il merito di avere contribuito nel 2011 a rovesciare il regime del colonnello Gheddafi, che aveva a lungo oppresso la minoranza Amazigh. I traffici di migranti, afferma Hajj, durante il regime erano l’unica fonte di reddito per i berberi di Zuara. Dopo la caduta di Gheddafi, "volevamo restituire il favore alla Ue perché si schierò con noi contro il tiranno e mostrare che (il traffico, ndr) poteva smettere", spiega Hajj. Ma i successivi stravolgimenti in Libia, con l’indifferenza del governo e della Ue per la sorte dei berberi, hanno spinto i trafficanti di Zuara a riprendere le loro attività criminali. "Era tutta apparenza", dice. "Il governo libico non sta dalla nostra parte e nemmeno la Ue ci aiuta. Se tu non mi proteggi, io non ti proteggo. Ti metterò pressione".

Gigi, milioni di guai rischia il mega crac (non c'entra la Juve e neanche l'amore)

L'azienda Zucchi di Gigi Buffon rischia il fallimento: debiti con le banche per 100 milioni di euro





Non basta il talento di Gigi Buffon per parare i colpi delle banche diretta alla storica azienda tessile Zucchi. Il portiere della Nazionale e della Juventus possiede il 56,2% della società finita ora in concordato di riserva. L'ultima assemblea non ha portato a un accordo tra i soci e le banche creditrici per la ristrutturazione del debito. La strada per il tribunale sembra spianata, anche le stesse Intesa Sanpaolo, Unicredit, Bpm, Ubi, Banco popolare e Bnl che sono anche soci dicono di lavorare da mesi perché si salvi un gruppo così "importante che rappresenta un pezzo della storia industriale e culturale del Made in Italy". La situazione non è comunque semplice: la Zucchi di Buffon deve 100 milioni alle banche, e una parte di questi debiti sono scaduti. Senza dimenticare che in tutto il balletto rischiano il posto un migliaio di dipendenti e relative famiglie e per loro la speranza rimarrà viva solo se le banche aumenteranno la propria quota societaria o con l'arrivo di un nuovo socio. Buffon potrebbe alleggerire il suo pacchetto di azioni, inizialmente costato 25 milioni di euro e che oggi vale la metà. A giugno ci sarà una nuova assemblea dei soci, potrebbero essere necessari altri 26 milioni di ricapitalizzazione. Il rigore più difficile da parare per Buffon.