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sabato 21 febbraio 2015

"SCHETTINO SUBITO IN GALERA" Verso la cella: merito de "Le Iene"

Francesco Schettino, la richiesta della procura: "Dovete arrestarlo". Colpa dello scherzo de "Le Iene"





Francesco Schettino deve andare in carcere. Tutta "colpa" de Le Iene. Ma procediamo con ordine: la Procura di Grosseto ha chiesto al Tribunale del Riesame di Firenze l'arresto del comandante della Costa Concordia, condannato in primo grado a 16 anni e un mese per il naufragio avvenuto nel gennaio del 2012. La ragione è il pericolo di fuga, che è stato ravvisato a seguito dello scherzo de Le Iene: un emissario intitolava una (finta) trattativa per una partecipazione di Schettino all'Isola dei famosi, e l'intermediario del capitano chiedeva 2,5 milioni di euro, de depositare su un conto in Brasile. Ed è proprio il fatto che Schettino possa disporre di un conto in Brasile ad aver fatto scattare la procura per la possibile fuga del comandante. Una nuova bufera giudiziaria, dunque, per Schettino. Il sospetto dei pm è che il capitano volesse raccogliere la fuga per poi darsi alla macchia. Ne segue la richiesta d'arresto, già depositata al Tribunale del Riesame (in sede processuale non era stato ravvisato il pericolo di fuga e dunque Schettino non era finito in cella).

Paoli: soldi in nero alle feste dell'Unità Quell'auto carica alla frontiera svizzera

Gino Paoli, i soldi in nero per la Festa dell'Unità (e quel fermo in frontiera in Svizzera)





Ombre (nere) su Gino Paoli, sospetto "furbetto" fiscale, accusato di evasione per aver trasferito un vero e proprio tesoretto in Svizzera. E nel day-after dello scandalo, ecco arrivare altri particolari succulenti sulla vicenda. Tra questi, uno forse lo è più degli altri: il cantautore avrebbe intascato soldi (in nero) per partecipare alle feste dell'Unità, quelle della sinistra per intendersi. E non solo: alla frontiera svizzera è stato fermato mentre cercava di rientrare in Italia con una eccessiva (e sospetta) quantità di contanti, e per questo è stato multato dai doganieri.

"Sono tutte balle" - Gino Paoli, 81 anni, è finito nell'occhio di ciclone. Lui tenta la difesa tramite il suo avvocato, Daria Pesce, che spiega: "E' assurdo che questa vicenda sia finita in pasto al pubblico, e comunque sono tutte balle e lo dimostrerò". Ma tant'è. L'attuale presidente della Siae nonché ex deputato del Partito comunista italiano, secondo la procura di Genova, in Svizzera avrebbe un conto da circa 2 milioni di euro. Mica bruscolini. Come detto, una parte consistente di questo denaro deriverebbe dai compensi ricevuti in nero per concerti svolti in tutta Italia e alle feste dell'Unità.

"Ero costretto..." - Ma sui pagamenti in nero dei "compagni" non ci sono soltanto i sospetti. Già, perché ci sono quelle che assomigliano a granitiche certezze. Lo stesso Paoli, infatti, ha spiegato che all'epoca - tra il 2000 e il 2010 - era stato "costretto" ad accettare dei pagamenti in nero "alle feste dell'Unità, e adesso - aggiunge - quei soldi vorrei riportarli indietro". Parole e musica che emergono da una telefonata intercettata nei primi mesi del 2004. All'epoca il cantautore non era intercettato, ma lo era invece Andrea Vallebuona, commercialista di cui Paoli era cliente, finito in manette a maggio per truffa e riciclaggio di soldi proprio in Svizzera.

Guai alla frontiera - La vicenda-Paoli si arricchisce poi con l'episodio dello scorso dicembre: il cantautore è stato fermato dai finanzieri a uno dei valichi di confine con la Svizzera. Stava tornando in Italia, ed è stato perquisito. Il risultato? Sono state trovate parecchie banconote. Troppe banconote, troppe almeno rispetto a quanto è consentito dalla legge: secondo le indiscrezioni si trattava di diverse migliaia di euro. Così è scattata una segnalazione fiscale e una sanzione pecuniaria.

L'olgettina Marysthell Polanco scrive alla Bocassini Sarà un altro trappolone per fregare il Cavaliere?

Processo Ruby, il sospetto trappolone alle olgettine dei giudici: informazioni in cambio di sconti di pena





C'è un sospetto che sta crescendo da giorni tra gli osservatori dei processi a Silvio Berlusconi, alle prese con una nuova offensiva giudiziaria vista l'accelerazione dei processi Ruby 1, Ruby ter, il Tarantini a Bari e quello con De Gregorio a Napoli. In particolare per la Procura di Milano, il soccorso potrebbe arrivare da una delle "olgettine", così come riportato alcuni giorni fa da un articolo su Diva e Donna. Secondo corriere.it da Marysthell Polanco sarebbe partita una lettera, partita dall'indirizzo di casa di un'altra olgettina Aris Espinosa, indirizzata a Ilda Bocassini. Il magistrato, accusa nei processi "Ruby" e "Ruby bis", ha girato la lettera ai pm che si occupano del "Ruby ter", Pietro Forno, Luca Gaglio e Tiziana Siciliano. 

Pressione - Sul settimanale si racconta che: "C'è chi ha preso carta e penna per scrivere a Ilda Bocassini, magistrato simbolo del caso Ruby, per chiedere di essere ascoltata". Un bel trappolone ancora tutto da decifrare che apre due ipotetici scenari. La stretta degli inquirenti sulle ragazze che frequentavano Arcore si è fatta sempre più pressante. Nei giorni scorsi la polizia giudiziaria ha spulciato casa per casa mettendo sotto sequestro denaro e gioielli, ipotetici regali del Cavaliere alle sue ospiti. Clamoroso è il caso di Francesca Cipriani che ha raccontato alla Zanzara la perquisizione in casa e il sequestro di 45 mila euro dal conto in banca, in realtà rivelatisi i risparmi di una vita dei suoi genitori.

Ricatto - La voce sul possibile contatto aperto tra qualcuna delle indagate e la Bocassini potrebbe essere un tentativo di qualche ragazza per spillare altri quattrini a Berlusconi. Il Cavaliere non ha mai fatto segreto di aver riconosciuto 2500 euro al mese alle ragazze ospiti di casa sua, un aiuto a chi per l'improvvisa notorietà negativa dovuta agli scandali aveva perso lavoro e visto allontanarsi gli affetti. PEr i giudici quelle "paghette", proseguite dopo l'inizio del processo, dimostrano che Berlusconi voleva addomesticare la loro testimonianza. Uno scenario poco verosimile e che certamente i legali del Cavaliere non si sognerebbero mai di approvare.

La prova - L'ipotesi più probabile, invece, è che la Procura abbia spolverato vecchi metodi già visti durante Mani Pulite per scucire facili confessioni in cambio di sconti di pena. Come scrive l'Huffingtonpost, ai magistrati manca "il nesso tra pagamento e falsa testimonianza - perché - non basta la traccia dei soldi". Se una o più ragazze arrivasse al punto di confermare le accuse sulle quali da tempo i pm insistono, per l'accusa sarebbe "La prova". Le perquisizioni sono servite per sequestrare anche computer e smartphone e la speranza dei pm è di trovare foto e video. Non ci sarebbe da sorprendersi se presto questi file sbucassero su siti e quotidiani fiancheggiatori, così da aumentare la pressione su chi, soprattutto dopo una perquisizione in casa, esasperata potrebbe assecondare le accuse, nella speranza di liberarsi dalla pressione delle indagini. 

La tremenda vendetta di Veronica: fa pignorare la casa di Berlusconi

Veronica Lario fa pignorare la villa al lago Maggiore di Silvio Berlusconi

di Franco Bechis 



Il 2 febbraio scorso Miriam Bartolini, più nota come Veronica Lario, ha mandato il pubblico ufficiale a iscrivere ipoteca giudiziale sulla villa che Silvio Berlusconi ha sul lago Maggiore, a Lesa, provincia di Novara, a due passi dalla casa sul lago di Mario Monti. L’ipoteca è stata iscritta per un controvalore di 20 milioni di euro ed è basata su una decisione della Corte di appello di Milano del 18 gennaio del 2014. È l’ultima tappa di carta bollata all’interno del divorzio più noto di Italia, e indica come certamente le possibilità di composizione extragiudiziale fra i due coniugi sia ormai ridotta al lumicino.

Quel divorzio è pieno di colpi di scena, e ha ormai tutte le caratteristiche di una guerra dei Roses fra i genitori di Barbara, Eleonora e Luigi Berlusconi. D’altra parte tutte le cause intentate l’uno contro l’altra sono ancora aperte. Il filone più noto è quello della contesa sull’assegno di mantenimento di Veronica, che in un primo tempo era stato fissato in 3 milioni di euro al mese, e cioè 36 milioni di euro l’anno. Con una serie di corsi e controricorsi che hanno visti protagonisti sia la Corte di Appello di Milano che il tribunale di Monza dove sono state incardinate prima la separazione e poi la causa di divorzio, l’estate scorsa Berlusconi ha ottenuto il dimezzamento dell’assegno, portato a 1 milione e 400 mila euro al mese, che fanno comunque 16 milioni e 800 mila euro l’anno (la tredicesima non viene erogata in questi casi).

Veronica ha dovuto restituire all’ex marito anche i soldi presi in più fino a quel momento. Secondo il giudice che ha deciso per ultimo durante il lungo matrimonio il marito aveva intestato alla moglie alcune società e immobili che le hanno consentito di fare l’imprenditrice come prima non accadeva. Veronica può quindi mantenere lo stile di vita cui era abituata da legittima consorte dell’imprenditore milionario, in parte attingendo ai proventi della propria attività imprenditoriale, in parte compensando con quel milione e 400 mila euro al mese che consentono una buona capacità di spesa.

Ma c’è anche un’altra causa, ben più sostanziosa, che divide Veronica e Silvio, e probabilmente l’ipoteca giudiziale messa sulla villa di Lesa è legata a questo filone giudiziario: si tratta della divisione del patrimonio di Berlusconi con la consorte. Secondo indiscrezioni più volte pubblicate la richiesta della signora era stata di 540 milioni di euro, e dalla controparte era arrivata una offerta complessiva di 200 milioni di euro, composti da un mix di liquidità e di proprietà immobiliari. Veronica non ha mai fatto mistero di volere ottenere la villa di Macherio dove ha sempre abitato anche quando era regolarmente sposata. Silvio si è impuntato nelle prime fasi della causa, e si è messo pure a ristrutturare Macherio. Ma ha continuato a dimorare come sempre nella villa di Arcore. Curiosamente Veronica ha stabilito il proprio domicilio ipotecario proprio a Macherio.

La villa su cui è stata posta ipoteca giudiziale è di 11 vani ed è solo parte della vasta proprietà di Berlusconi sulla riva del Lago Maggiore. È uno dei pochi cespiti immobiliari intestato proprio alla sua persona fisica (gli altri sono le case ereditate da madre e sorella a Milano, la villa acquistata da Marcello Dell'Utri sul lago di Como e quella comprata a Lampedusa che fino ad ora non risulta avere mai abitato). Naturalmente l’ipoteca di Veronica poteva essere messa solo su uno di questi immobili, e all’inizio della causa era stata scelta la villa sul lago di Como. Poi l’idea è stata cambiata, anche perché quell’acquisto di Berlusconi da Dell’Utri è finito al centro di inchieste dei pubblici ministeri di Milano, e il bene poteva essere più rischioso.

Tutte le altre proprietà immobiliari di Berlusconi sono invece possedute da due società: la Idra Immobiliare e la Immobiliare Dueville. La prima è quella che ha la proprietà delle ville di Arcore, Macherio e Olbia (villa Certosa), oltre che di immobili minori. La seconda ha per lo più appartamenti. Qualcosa negli ultimi tempi è cambiato nel portafoglio della Idra. C’è stata una piccola operazione di permuta di terreni e manufatti fra Villa Certosa e i vicini di casa con cui da tempo esisteva qualche litigio condominiale. Ma soprattutto per la prima volta dopo tanti anni Berlusconi ha venduto una proprietà immobiliare. Non chissà che: un appartamento a Roma in via Filippo Nicolai, nel quartiere di Balduina.

L’appartamento era piuttosto grande: 12,5 vani divisi su due piani (attico e superattico) ed è stato venduto il 23 dicembre scorso con atto firmato davanti al notaio romano Giorgio Rizzo. Ad acquistare in regime di separazione di beni, una milanese da tempo residente a Milano: Barbara Raffaella Tonon. È una piccola imprenditrice che ha avuto cariche e partecipazioni sia nel settore immobiliare che nel settore delle confezioni per abbigliamento. Poi si è data alla consulenza professionale e alla organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento professionale. È un pizzico più noto di lei il marito: si chiama Ernesto Ciorra, è romano, ma per anni ha vissuto a Milano, in Ripa di Porta Ticinese, con la poetessa (assai più anziana di lui), Alda Merini, di cui è stato amante. Tre mesi prima dell’acquisto di quella casa Ciorra è stato chiamato in Enel dall’amministratore Francesco Starace che lo ha nominato responsabile innovazione e sostenibilità del gruppo elettrico pubblico.

venerdì 20 febbraio 2015

Matteo Salvini annuncia la svolta: "Ecco dove mi candido. E con chi..."

Matteo Salvini rompe gli indugi: "Io, candidato premier". E su Forza Italia: "Nessun accordo, corro da solo"





Tra candidarsi a sindaco di Milano o a presidente del consiglio, Matteo Salvini sceglie di fare il premier. Il segretario della Lega lo dice chiaramente a Rodolfo Sala che lo ha intervistato per Repubblica. Certo, ci tiene a specificare l'europarlamentare, "passerei comunque da un’investitura dei cittadini, con le primarie. Nessuno può autoproclamarsi leader". Del resto puntualizza Salvini, "con le riforme di Renzi i sindaci contano meno degli spazzacamini" e lui punta allora a Palazzo Chigi.  Contando anche su quanti "vogliono costruire qualcosa di coerentemente alternativo a Renzi". Giorgia Meloni, ad esempio, che il 28 marzo sarà in piazza con lui a Roma. Quanto a un'alleanza con Silvio Berlusconi il leader del Carroccio dice: "Alle politiche avrei un’enorme difficoltà ad allearmi con chi sta nel Ppe". Piuttosto l'eurodeputato guarda a quanto sta avvenendo in Grecia con Tsipras: "Ha impostato le alleanze non su tematiche interne, ma sulla contestazione puntuale delle politiche europee»", afferma Salvini. "Forza Italia pensa alla vecchia politica: per vincere ci si mette tutti insieme turandosi il naso. Mi ricorda l’armata Brancaleone di Prodi: non funziona", aggiunge il leghista.

Il Veneto - Per quanto riguarda le Regionali Salvini si dice tranquillo. "Per il Veneto non sono affatto preoccupato, anzi. La sinistra ha sbagliato completamente la candidata, che infatti si è affidata alla stessa agenzia di Renzi per sentirsi dire di andare di più nei mercati e di meno dall’estetista ». Sui problemi del centrodestra il leghista sostiene che "ci sarà da discutere solo su quante saranno le formazioni che sostengono Zaia. Finora abbiamo la Lega e la lista del governatore". "Zaia non si discute", puntualizza Salvini, "se c’è qualche leghista che lo fa sbaglia di grosso". E non può non essere colto il riferimento a Flavio Tosi che sarebbe pronto a correre sa solo per la poltrona di Governatore, eventualmente con il supporto di Ncd e Forza Italia. "Zaia e Tosi troveranno l’accordo", dice convinto Salvini a Repubblica, del resto è stato il sindaco di Verona, ricorda il leader del Carroccio, a dire che "la Lega doveva andare da sola". "Se ci sarà o meno Forza Italia non dipende da noi", aggiunge Salvini. "Devono decidere: se confermano l’accordo con Alfano, liberi di farlo, ognuno per la propria strada. Del resto i sondaggi...". "Non voglio dire che decido le alleanza in base ai sondaggi, però una cosa è certa: la gente ci chiede coerenza".

La cuoca di Briatore aveva 39 mln in Svizzera (a sua insaputa)

Lista Falciani, alla cuoca di Flavio Briatore intestati 39 milioni (a sua insaputa)





L'ultima sorpresa dalla lista Falciani è una cuoca di Brescia con un "tesoretto" svizzero da 39 milioni di euro. La donna, 36 anni, oggi è disoccupata e vive in un quartiere periferico di Brescia. Da dove arriva tutta questa ricchezza? Semplice: da Flavio Briatore. La notizia è stata rilanciata da L'Espresso, che ha ricostruito i fatti partendo dai documenti raccolti dall'International Consortium of investigative journaist. La cuoca Barbara (nome di fantasia), tra il 2005 e il 2006, si scopre che "ha lavorato per il team Renault di Formula Uno, all'epoca diretto da Flavio Briatore". Il particolare più incredibile della vicenda, però, lo rivela la diretta interessata: "Hanno usato il mio nome per intestarmi un conto svizzero senza dirmelo". Insomma, disponeva di 39 milioni di euro, ma a sua insaputa, tanto che la verifica fiscale nei confronti della signora si è chiusa senza alcuna contestazione poiché il conto svizzero non è risultato conducibile a lei (ma, a quanto pare, a mister Briatore).

"Mi sbattono in galera per 15 anni" Dramma Cav: perché rischia grosso

Silvio Berlusconi di nuovo accerchiato dalle toghe: "Rischio 15 anni di galera"





Qui rischio 15 anni di carcere". Una frase pronunciata da Silvio Berlusconi e che tradisce tutta la sua paura: l'assedio delle toghe è ricominciato. E chissà che non c'entri qualcosa quanto accaduto nella corsa al Colle e che non c'entri qualcosa la conseguente "fine" (forse) del Patto del Nazareno. Ma tant'è, ora Silvio teme la gattabuia. Sul tavolo ci sono diverse questioni, a partire dalle perquisizioni eseguite ai danni delle Olgettine degli ultimi giorni: un chiarissimo segnale del fatto che le procure non indietreggiano neppure di un millimetro. Poi le accuse di aver continuato a pagare le ragazze pur di ottenere il loro silenzio. Il cerchio si stringe, insomma, tanto che il leader di Forza Italia ha preferito restare a Milano, senza mai farsi vedere negli ultimi giorni nella residenza romana di Palazzo Grazioli.

Cupo e pessimista - Chi ha avuto modo di incontrarlo, parla di un Berlusconi cupo e pessimista. E non solo per la polveriera che è il suo partito, con la rivolta di Raffaele Fitto e le dimissioni di massa delle ultime ore. Come detto, la vera paura è la condanna giudiziaria, l'eterna vendetta togata. Ma, si diceva, quella frase choc: "Rischio 15 anni di carcere". Una battuta, ma fino ad un certo punto. Oltre al processo Ruby-ter - incombente -, c'è Napoli e la presunta compravendita dei parlamentari, quindi il processo a Bari, quello di Tarantini e l'ape regina Began, tanto per intendersi. Un mix micidiale che rischia di travolgere Silvio.

Misure restrittive? - Sul calendario del leader di Forza Italia è segnata con un circoletto rosso la data dell'8 marzo, quando dovrebbe riacquistare la libertà per il termine dei servizi sociali imposti dalla condanna Mediaset. Ma solo due giorni dopo, il 10 marzo, la Suprema Corte deve pronunciarsi sull'assoluzione in Appello per il primo grado del processo Ruby (i reati contestati sono concussione e prostituzione). E le notizie degli ultimi giorni - tra pagamenti e perquisizioni - potrebbero spingere le toghe ad annullare l'assoluzione con rinvio. Infine, per il Cav, un altro incubo: teme di nuovo per la sua libertà personale. Già, perché i pm di Milano potrebbero essere orientati a chiedere ulteriori misure cautelari per evitare ogni contatto e presunto pagamento delle olgettine.