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venerdì 19 dicembre 2014

L'intervista/La ricetta anti-terrorismo di Dambruso per fermare gli infiltrati tra gli immigrati

Stefano Dambruso: "Ecco come possiamo battere il terrorismo"

Intervista a cura di Francesco Borgonovo 



Stefano Dambruoso, deputato di Scelta civica e questore della Camera, è uno dei maggiori esperti al mondo di terrorismo. Nel 2003, Time lo inserì nella lista degli «eroi moderni» per il suo impegno contro al-Qaeda. Nei suoi libri ha raccontato - e previsto - casi come quello australiano. 

Lei spesso nei suoi libri ha parlato dei cosiddetti "lupi solitari". 

"Stiamo sempre parlando di persone che appartengono a un’area di musulmani radicali di seconda o terza generazione. E si tratta di soggetti solitari, che non sono inseriti in una cellula associativa con una strategia preordinata, diversamente dal fenomeno che abbiamo conosciuto durante il ventennio di al-Qaeda. Sono soggetti che agiscono grazie a un impulso personale, che trovano confermato in tutta la prateria web del radicalismo islamico. Un impulso che sfogano nella loro pericolosa jihad individuale. Stiamo parlando di percentuali minime, che non appartengono all'intera area musulmana e che oggi possono trovare sul web ragioni di autoreclutamento. Sul web trovano tutte le conferme alle ragioni che li hanno spinti a cercare quel tipo di stimolo, di impulso". 

E' quello che lei ha definito terrorismo "homegrown". Perché questi soggetti si radicalizzano?

"Da noi è più diffusa la seconda generazione di musulmani. In altri Paesi siamo già alla terza generazione. Si tratta di persone che sono arrivate in Europa, in Italia, Inghilterra o Francia e che hanno mandato i loro figli nelle scuole di questi Paesi. Uno su mille avverte il disagio della mancata integrazione. E questa percentuale minima non può essere la testimonianza del fatto che ci siano cattive politiche di integrazione. Certo, queste politiche possono essere migliorate, ma le percentuali di individui radicalizzati sono troppo basse per poterle associare a cattive politiche di accoglienza".

Lei ha scritto che l'immigrazione irregolare può rappresentare un pericolo per via delle "incontrollate infiltrazioni estremistiche". 

"L'immigrazione irregolare presenta due fenomeni. Da un lato costituisce un parziale finanziamento al terrorismo da parte dei gruppi che la organizzano ad esempio in Nord Africa e in Egitto. Ci sono trafficanti di esseri umani che pagano il pizzo agli islamisti locali. Le associazioni terroristiche non sono in grado di organizzare l'immigrazione, come quella che vediamo per esempio a Lampedusa. Ma sono presenti sul territorio in cui operano i trafficanti di esseri umani. Poi c'è il fatto che, con decine e centinaia di migliaia di immigrati irregolari, può aumentare il rischio che qualcuno viva il disagio della cattiva accoglienza. E a quel punto possa decidere di passare all'auto immolazione facendosi saltare da qualche parte. Ma anche in questo caso il problema è legato ai singoli e non a gruppi criminali". 

C'è chi vive il disagio della cattiva accoglienza. Ma c'è anche il caso di Mohammed Game, che nel 2009 fece esplodere una bomba artigianale a Milano davanti a una caserma. Lui era, o sembrava, integrato. 

"Era integrato. Ma poi viene licenziato. E a quel punto non ha appigli o comunque strutture a cui rivolgersi in una fase di difficoltà personale. Come molti, è andato in moschea, sperando di trovare maggior aiuto nella preghiera. Ma ha trovato anche un imam, o comunque un predicatore, che lo ha indotto a compiere un sacrificio personale. Si è trovato in una situazione di fragilità e non ha trovato altro aiuto se non nella pratica terroristica. Fortunatamente è un caso su migliaia di persone che vivono in una situazione di disagio". 

Le percentuali sono basse, però lei ha parlato anche di rischi per l'Italia, in particolare per città come Milano, Napoli e Roma, dove è maggiore la concentrazione di musulmani. Dove può verificarsi una situazione come quella vista in Australia? 

"Obiettivamente può accadere davvero ovunque, appunto perché non stiamo parlando di organizzazioni con una base specifica. Questo non ci deve allarmare, ma dobbiamo sapere che abbiamo di fronte un fenomeno che esiste. E che va fronteggiato con misure diverse rispetto alla prevenzione classica, che continua a funzionare contro piccoli gruppi. I quali esistono ancora ma non sono strutturati come lo fu al-Qaeda per un ventennio". 

Proprio dagli stessi qaedisti - lei ha citato l’ideologo Abu Musab al-Suri e il portavoce Azzam al-Amriki - sono venuti appelli al terrorismo fai da te, dopo la morte di Bin Laden. 

“Proprio perché il fenomeno si diffonde grazie alla forte presenza sul web di retoriche jihadiste, qualche leader ha cercato di impadronirsene in termini assolutamente propagandistici, giusto per attribuire alla sua chiamata qualunque episodio sul modello di quello avvenuto in Australia”.

Anche l’Is, qualche mese fa, ha invitato i musulmani a uccidere gli infedeli ovunque e con ogni mezzo. 

“Questo appello ha avuto un peso in episodi che sono occorsi uno dietro l’altro in Canada. Prima un estremista ha investito due soldati uccidendone uno. Poi un altro ha dato l’assalto al parlamento uccidendo un militare. Ma ormai l’Isis non è più una organizzazione, è appunto uno Stato. Ha occupato uno spazio più grande di intere regioni italiane. Stiamo parlando di territori che posseggono strutture proprie come banche, amministrazioni locali e risorse naturali come il petrolio che sono nella disponibilità dei nuovi gestori della cosa pubblica. Che in questo caso sono gli uomini dello Stato islamico”.

Pensa che la comparsa sulla scena dello Stato islamico e tutta l’attenzione che ha ottenuto sui media possano stimolare l’azione di altri “lone fighters”?

“Assolutamente sì. Ci sono persone che si legano allo Stato islamico non solo perché vivono un disagio personale in una società a cui non sentono di appartenere, nonostante gli abbia dato i natali e delle possibilità di crescita. C’è anche un aspetto che definirei romantico, che spinge molti ventenni ad andare a immolarsi per una giusta causa. Come i nostri nonni andavano negli anni Venti in Spagna a combattere per un ideale che sentivano proprio”.

Come si fa a combattere questo tipo nuovo di terrorismo? 

"Sono aumentati gli strumenti di monitoraggio. Il controllo sul web si è molto perfezionato rispetto al passato. A livello europeo, nel semestre di presidenza italiana, nel gruppo dell'antiterrorismo si è discusso dell'introduzione di nuove norme. Per esempio quella che punisce l'autoreclutamento. E quella che punisce come attività terroristica il solo fatto di essere andati a combattere in una organizzazione come l'Isis - chiaramente terroristica - in un territorio diverso da quello europeo. Si tratta di due estensioni della penalizzazione. Nel caso dell'autoreclutamento, stiamo parlando di gente che viaggia solo sul web, e magari non fa alcuna attività organizzativa concreta. Mentre il fatto di partecipare a una guerra con una organizzazione criminale, ma all'estero, è estensiva del concetto di terrorismo internazionale. Normalmente, per punire qualcuno si richiede un minimo di collegamento con il territorio in cui poi verrà processato. La settimana scorsa, in Germania, abbiamo avuto il primo esempio di un cittadino tedesco processato per aver combattuto in Siria con lo Stato islamico. Il terzo elemento su cui si è riflettuto a livello europeo è l’introduzione, come misura di prevenzione, del ritiro del passaporto ai soggetti in procinto di partire per la Siria. In questo caso però ci si è trovati a riflettere su un dato che ha sollevato qualche perplessità. In Canada è stato ritirato il passaporto al soggetto che poi è andato ad attaccare il Parlamento. Ci si è chiesto se sia utile mantenere sul territorio persone che hanno un profilo di aggressività. Poi, parallelamente ai nuovi strumenti legislativi da introdurre per punire queste forme di condotta fino ad oggi non punibili con i nostri codici, ci sono altre iniziative”. 

Quali? 

“Iniziative e programmi di recupero sociale dei cittadini europei che hanno deciso di andare a combattere in Siria. Che puntano a far scoprire loro i valori di una società -
quella occidentale - in cui non si riconoscono. E’ uno degli obiettivi di questa campagna di deradicalizzazione che è stata promossa durante la presidenza italiana del semestre europeo. E’ un obiettivo difficile, certo, ma già la Germania, la Francia e la Danimarca hanno esempi avanzati di questo tipo di progetti”.

Abbiamo parlato dell’Europa. Ma per l’Italia, concretamente, che cosa si può fare?

“Si può finalmente creare l’ufficio di coordinamento nazionale delle Procure che si occupano di antiterrorismo, così come esiste la Direzione nazionale antimafia. Questa esigenza si avverte da anni, ma per ragioni prevalentemente politiche questo coordinamento non è mai stato creato. Anche se, dopo l’11 settembre, siamo arrivati ad affrontare il terrorismo islamista che ha natura transnazionale e impone un coordinamento fra l’azione sulle cellule presenti in Italia e quelle presenti all’estero. In oltre dieci anni, però, i suggerimenti degli esperti non sono mai stati ascoltati dal legislatore. Oggi abbiamo una rara possibilità: quella di portare a termine la creazione di un ufficio unico di coordinamento. C’è una proposta di legge pendente presso la commissione Giustizia che prevede l’estensione al terrorismo delle prerogative della Direzione nazionale antimafia, nella consapevolezza della diversità dei due fenomeni, ma anche tenendo presente la vicinanza riscontrata fra questi. Specie nei rapporti internazionali. Speriamo che sia la volta buona”.

Beppe Grillo all'assalto di Napolitano: "Dimissioni? Re Giorgio deve costituirsi"

Beppe Grillo all'assalto di Napolitano: "Dimissioni? Lui deve costituirsi"




"Le dimissioni di Napolitano? Lu non deve dimettersi, deve costituirsi": sono dure le parole di Beppe Grillo sul presidente della Repubblica, che oggi ha definito "imminente" la conclusione del proprio mandato. Nel corso di una conferenza alla stampa estera, il leader del Movimento Cinque Stelle ha aggiunto: "Stiamo dentro una struttura dei partiti dove ci hanno messo in un angolo, si sono alleati grazie al Presidente della Repubblica. Dovevamo governare noi che avevamo preso il 25%, perché non ci hanno dato l’incarico?". E ancora: "E' una persona che ha gravissime responsabilità. Ha firmato qualsiasi cosa, si è chiuso nell'ombra e si è inventato le larghe intese per allungarsi la carriera".

Il prossimo presidente... - Beppe Grillo ha tracciato l'identikit del prossimo presidente della Repubblica ideale: "Deve essere una persona che non firmi qualsiasi cosa, una persona di buon senso, normale e al di fuori degli schieramenti politici". Secondo Grillo, le condizioni dell'Italia sono pessime: "Questo paese ogni giorno che passa peggiora, mentre i partiti parlano di cose che non hanno più senso: parlano del presidente o della Corte Costituzionale o della Legge elettorale. E intanto stiamo peggiorando in tutti i campi". Grillo ha ribadito che, a suo parere, "l'Italia deve uscire dall'euro il prima possibile", e ha rivendicato il ruolo del suo movimento: "Noi stiamo proteggendo la democrazia. In Germania, in Francia, in Grecia stanno venendo su delle destre che non fanno i banchetti, vanno con i bastoni: noi non siamo razzisti, la destra ha lucrato sugli immigrati. Noi andiamo in mezzo alla gente, noi siamo la gente". Poi l'affondo su Romano Prodi: "Basta, non se ne può più. Sceglieremo un nostro candidato con le Quirinarie". 

Marò, l'erroraccio di Matteo Renzi che mette nei guai Latorre e Girone

Marò, l'erroraccio di Renzi che mette nei guai Latorre e Girone




Ancora un "erroraccio" nella complicata vicenda marò. Se Salvatore Latorre e Massimiliano Girone sono ancora oggi ostaggi della giustizia di Nuova Delhi la colpa questa volta è di Matteo Renzi. Dagospia che riporta infatti un retroscena su quello che accadde il 15 novembre scorso, quando il premier e il presidente indiano Narendra Modi si sono appartati per discutere appunto sulla questione marò. Al termine dell'incontro il presidente del Consiglio italiano sottolineò con i giornalisti che era importante evitare le polemiche sui marò per non mettere a repentaglio i molti rapporti con l’India. Quello che Renzi non disse è che Modi lo incoraggiò a seguire la strada delle trattative informali, quelle che vengono condotte attraverso i servizi segreti. Cosa che l’Italia ha puntualmente fatto, con l’impegno costante del sottosegretario Marco Minniti e del capo dell’Aise, Alberto Manenti. Un "erroraccio" secondo Dagospia. Renzi si sarebbe infatti fatto fregare perché la giustizia indiana però è indipendente dal governo e i due marò restano nei guai. In pratica il presidente del Consiglio Renzi è caduto in una mezza trappola e si è perso tempo prezioso per sollevare invece un arbitrato internazionale su tutta la vicenda, strada che ovviamente è incompatibile con quella dei negoziati riservati.

Nomi azzurri per la corsa al Colle: "No alla Severino, ecco chi vogliamo"

Forza Italia, Giovanni Toti: "La Severino non va bene per il Quirinale"




Dopo l'annuncio delle "imminenti dimissioni" di Giorgio Napolitano, Giovanni Toti parla del prossimo presidente della Repubblica. L'eurodeputato di Fi e consigliere di Berlusconi ne ha parlato oggi a Un Giorno da Pecora, il programma di Rai Radio2 condotto da Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro. C'è anche il patto per il Colle in quello del Nazareno? “Il Patto del Nazareno è una cosa seria. E non comprende l'elezione del Presidente della Repubblica”. 

I nomi - Accettereste Romano Prodi come nome per il Quirinale? “Lo escludo assolutamente, per noi no”. Berlusconi ha detto che voleva Amato. “Lui è un moderato che ha un curriculum di tutto rispetto. Il Presidente non ha fatto il suo nome per bruciarlo”. E la Severino? “Ritengo che la Severino abbia fatto parte di un governo che abbia fatto danni a questo paese, non mi pare possa esser una candidata”. E Casini? “Un centrista che viene dalla nostra area politica”.

Condizioni di Salvini al Sud "Ecco cosa voglio da chi mi seguirà"

Matteo Salvini presenta "Con Salvini", il movimento per il Sud




Si chiamerà "Con Salvinì" il movimento a trazione leghista per il centrosud che Matteo Salvini lancerà ufficialmente domani in una conferenza stampa alla Camera. Lo ha detto lo stesso leader del Carroccio al Tg2. Per Salvini "al sud non vogliono vecchi simboli, vogliono che si rompa con il passato". Così il leader del Carroccio vuole porre dei paletti per costruire una struttura solida al sud. Salvini punta al coinvolgimento diretto di giovani, professionisti, imprese. 

Porte chiuse ai riciclati - Insomma, sembrerebbe essere la società civile prima ancora che qualunque gruppo organizzato, il motore di questo nuovo progetto a cui il segretario ha lavorato quasi in completa autonomia, con l’aiuto solo di un pugno di fedelissimi. Salvini vuole chiudere le porte a quelli che lui stesso ha definito gli infiltratì o i riciclati. Blindare il nuovo soggetto rispetto ai tanti che ambirebbero a salire sul carro del Salvini vincitore è stato il lavoro principale del leader leghista, il cui timore parrebbe essere più quello di "mischiarsì con situazioni che considera già bruciate piuttosto che non quello di raccogliere abbastanza consensi". 

Le condizioni - Anche perché il nuovo soggetto con Salvinì si configurerà, almeno secondo quanto trapelato finora, come una struttura snella che non avrà bisogno necessariamente di appoggiarsi su apparati già esistenti. Giù dal carro, quindi, almeno per il momento, tutti gli ex e i vari movimenti, partiti e partitini che puntano sulla nuova Lega: intanto il segretario porta avanti il suo movimento, tempo per le alleanze fino alle elezioni poi ce n’è sempre. Una cosa è certa, guardando i sondaggi se la Lega dovesse sfondare al Sud potrebbe davvero pensare di prendersi la leadership del centrodestra. 

giovedì 18 dicembre 2014

Sì al commercio di ovuli non fecondati: dall'Europa la svolta / Siete d'accordo?

Via libera dall'Europa alla commercializzazione degli ovuli non fecondati




Un ovulo umano manipolato ma non fecondato può essere brevettato a fini industriali o commerciali. Lo ha stabilito la Corte di giustizia dell’Unione europea, secondo cui "un organismo non in grado di svilupparsi in essere umano non costituisce un embrione umano ai sensi della direttiva sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche. Pertanto -afferma la Corte in una nota- le utilizzazioni di un organismo del genere a fini industriali o commerciali possono essere, in linea di principio, oggetto di brevetto".

Il caso Brustle - La decisione di oggi in parte ribalta quanto stabilito dalla Corte nel 2011, quando con la sentenza nel caso Brustle la Corte aveva stabilito che "la nozione di embrione umano comprendeva gli ovuli umani non fecondati" dal momento che "tali ovuli erano tali da dare avvio al processo di sviluppo di un essere umano". Questo quindi li rendeva non brevettabili. Chiamata però dall’Alta Corte di giustizia del Regno Unito a stabilire se tutti gli ovuli siano in grado di dare adito a un processo di sviluppo di essere umano, la Corte Ue ha oggi chiarito che questo non necessariamente avviene in tutti i casi.

Non è un embrione - "Il solo fatto che un ovulo umano attivato per partenogenesi inizi un processo di sviluppo non è sufficiente per considerarlo un embrione umano", sostengono i giudici della Corte. Di conseguenza, quando si può dimostrare che da un ovulo non potrà derivare un essere umano, allora l’uso di tale ovulo è brevettabile a fini industriali o commerciali, conclude la Corte. Il caso era partito da un ricorso della multinazionale biotech International Stem Cell Corporation, che ritiene appunto che gli ovuli da essa usati nei suoi processi industriali non siano in grado di svilupparsi in esseri umani.

Fondi pensione, Irap, sgravi e autonomi Tutte le mosse del governo: cosa cambia

Fondi pensione, Irap e sgravi agli autonomi, cosa cambia




I fondi pensione e le casse di previdenza potranno beneficiare di un credito d’imposta per gli investimenti; lo sconto potrà portare alla sterilizzazione dell'incremento delle aliquote sui rendimenti. La commissione Bilancio del Senato ha approvato l’emendamento alla legge di stabilità, presentato dal relatore, Giorgio Santini. Con la manovra (stamattina si scioglieranno gli ultimi nodi) l'imposizione è passata dal 20% al 26% per le casse di previdenza e dall'11% al 20% per i fondi pensione. Con le modifiche sarà possibile avere uno sconto pari all’aumento, per gli investimenti, a partire dall’anno d’imposta 2015. Il taglio ai patronati viene ridotto a 35 milioni di euro, dai 150 milioni previsti.

Autonomi - Le imprese senza dipendenti potranno usufruire di un credito di imposta del 10% a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014. La misura riguarda 1,4 milioni di automi che, non avendo dipendenti, non possono dedurre dall’Irap il costo del lavoro e sarebbero dunque penalizzati dall’aumento dell’aliquota Irap dal 3,5% al 3,9% previsto dalla legge di stabilità. Considerato che il credito d’imposta è fruibile l’anno successivo a quello di maturazione, la misura determina un effetto finanziario negativo di 163 milioni di euro per il 2015 e altrettanti per il 2016 e il 2017. 

Partecipate - Novità anche per le partecipate locali: vanno chiuse o accorpate le società partecipate che hanno meno di 10 dipendenti o più amministratori che dipendenti e quelle con fatturato sotto i 100mila euro. Sanzioni in caso di mancato taglio sia all'amministrazione sia ai dirigenti.