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mercoledì 17 dicembre 2014

Ricatto della Merkel a Draghi: vuole 150 mld per aiutare l'Italia

Bce, così Angela Merkel può farsi dare 150 miliardi di euro da Mario Draghi: il "ricatto" al governatore




All'ordine del giorno nella prossima riunione del board della Bce, il 22 gennaio, potrebbe esserci il cosiddetto quantitative easing, l'immissione di liquidità in un'Eurozona stagnante, che in buona sostanza si tradurrebbe nell'acquisto dei titoli di Stato dei Paesi in difficoltà da parte dell'istituto presieduto da Mario Draghi. Un'ipotesi, quella dell'acquisto di bond, che fa storcere il naso alla Germania, che per voce di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank, ha seccamente annunciato il "no" di Berlino, e curiosamente lo ha fatto in un'intervista a Repubblica, uno dei quoitidiani che più sostiene l'operato del governatore Draghi.

Il piano - Quello a cui mira la Bce - o meglio, la parte della Bce che segue Draghi - è imitare il modello della Fed americana, nel dettaglio con mille miliardi di euro da destinare all'acquisto di titoli di Stato dei 18 Paesi di Eurolandia. Un'operazione che, però, rischia di non incidere. Questo almeno è quanto sostiene Wolfgang Munchau sul Financial Times, secondo il quale il quantitative easing di Draghi è una debole imitazione di quello a stelle e strisce (nel 2008 la Fed pompò negli States la bellezza di 2mila miliardi di dollari, e i risultati, oggi, si vedono). Ma non è tutto, perché i 1.000 miliardi ipotizzati dalla Bce esistono soltanto in linea teorica: l'ipotesi più concreta, infatti, è quella di un aiuto pari a 500 miliardi, ossia il 5,5% del debito pubblico totale dell'Eurozona (per farsi un'idea basti pensare che, sempre la Fed, acquisto una fetta pari al 15% dei titoli di Stato).

Il duello - Da un lato Draghi, dunque, favorevole all'iniezione di liquidità, e dall'altra Weidmann, che da buon soldatino del rigore agli ordini del generale Angela Merkel si oppone un netto "nein". Eppure, ricorda Italia Oggi, c'è chi sostiene che la querelle tra governatori sia soltanto di facciata, e destinata a risolversi con un cedimento (già deciso, da tempo) della Germania. E perché mai Berlino dovrebbe cedere? Semplice, otterrebbe un'altra - roboante - vittoria (economica). Infatti, ad oggi, si considerano due possibili strade su come ripartire i 500 miliardi di euro di acquisti. La prima prevede acquisti "a piacimento", plausibilmente concentrati sui Paesi più in difficoltà. La seconda, invece, prevede che gli acquisti rispettino un rigido criterio, ossia che siano modulati in base all'andamento del Pil dei 18 paesi di Eurolandia.

Il bivio - Il criterio che sembra riscuotere maggiori consensi (in particolare nel - potente - fronte rigorista e in una certa cerchia di potere) sarebbe quello legato al Pil (tra le ipotesi anche quella di legare l'aiuto alla quota di bilancio detenuta dai Paesi all'interno della Bce). Ancorando l'operazione al Pil, però, l'operazione di Draghi si risolverebbe in un generosissimo prestito proprio alla Germania, che ha un Pil pari al 29% di quello dell'Eurozona, 12 punti sopra all'Italia. Con questo criterio, dunque, 150 dei 500 miliardi finirebbero proprio nelle casse di Berlino, 85 all'Italia (una cifra irrisoria rispetto alla quota stratosferica raggiunta dal nostro debito) e soltanto spicci, per esempio, alla "malatissima" Grecia. Dunque - sostiene un analista finanziario dell'istituto Bruegel - più che in un rilancio dell'economia il quantitative easing si risolverebbe in un salvataggio delle banche tedesche, che al contrario di quanto si possa pensare risultano piuttosto esposte, soprattutto nei confronti della Grecia e di altri Paesi della periferia dell'area euro.

Il rischio - Inondando con miliardi di euro le casse degli istituti tedeschi, questi avrebbero liquidità sufficiente per evitare l'acquisto di bond dei loro Paesi. Ma non solo: con i soldi incassati per esempio dagli istituti di Italia e Grecia, questi ultimi potrebbero garantire con certezza il rimborso dei prestiti ottenuti proprio dalle banche tedesche. Si tratterebbe, insomma, di una forma di solidarietà a senso unico, il senso che conduce dritti dritti in Germania. Una circostanza che Draghi dovrebbe tenere in considerazione prima di avallare una forma di finanziamento che non risolverebbe i cornici problemi del Vecchio Continente ma, anzi, finirebbe col renderebbe ancor più potente quella Germania che, in Europa, già si muove come un player egemone.

Maria Elena Boschi in versione Madonna: cosa ha combinato da Vespa... / Foto

Maria Elena Boschi in versione Madonna: Bruno Vespa la infila nel presepe




Sorpresa nella puntata di lunedì sera di Porta a Porta, la trasmissione condotta da Bruno Vespa, che ha visto come ospite in studio il ministro delle Riforme, Maria Elena Boschi. Durante la trasmissione, Vespa ha mostrato un presepe prodotto da Ferrigno, leader dei maestri del presepe di Napoli, in cui sono presenti diversi personaggi dell'attualità, da Berlusconi a Renzi. E la Madonna era impersonata proprio da Maria Elena Boschi: sui social si sono scatenati gli utenti, in commenti sarcastici contro la presenza dell'affascinante ministro per le Riforme nel simbolo per eccellenza del Natale.

Lilli Gruber parla della sua malattia (e dà un consiglio a tutte le donne...)

La Gruber parla per la prima volta della malattia che l'ha tenuta lontana dal video e dà un consiglio a tutte le donne




Lilli Gruber parla per la prima volta della sua malattia, che tante congetture ha alimentato, con il settimanale Oggi in edicola. "Per la mia educazione, sono abituata ad andare avanti con la forza di volontà e ad essere molto disciplinata. Il mio lavoro mi appassiona tanto e capita che esageri. Questa volta mi ha portato qualche giorno in ospedale e poi... a casa. La casa della mia famiglia in Sudtirolo, in mezzo ai vigneti, su una collina".

Il consiglio di Lilli - E ancora: "In famiglia mi hanno coccolato e mia sorella Micki un po' mi ha sgridato: "Lo sai che non devi esagerare". Non avevo fatto vacanze per scrivere il libro Tempesta, poi è ricominciato Otto e mezzo e alla fine....  Lilli confessa che le è servito da lezione e ora ha imparato ad ascoltare i segnali del proprio corpo: "Lo dico a tutte le donne che fanno il triplo, quadruplo lavoro: ascoltatevi e delegate un po' di più, soprattutto ai vostri uomini. Noi abbiamo un dovere nei confronti del nostro corpo, dobbiamo rispettarlo e non pensare che possiamo abusare della nostra forza fisica senza conseguenze". 

Furto dell'auto e schianto contro il muro Momento nero: che è successo a De Rossi

Daniele De Rossi, momento nero: gli rubano l'auto e si vanno a schiantare




Un periodo davvero negativo per Daniele De Rossi: dopo l'arresto dell'ex moglie Tamara Pisnoli, le intercettazioni che lo vedono coinvolto nel caso Mafia Capitale e l'espulsione nella partita di campionato contro il Sassuolo, nella notte il centrocampista della Roma è stato vittima di un furto. Un 43enne ha infatti rubato la Smart del giocatore, parcheggiata in strada in Corso Vittorio Emanuele, in pieno centro, a pochi passi dalla casa dove "capitan futuro" vive con la compagna Sarah Felberbaum e le figlie.

L'epilogo - Il ladro, poco dopo, si è schiantato contro un muro di contenimento dell'arteria stradale che collega il Lungotevere alla zona di Termini, del Nomentano e della Tiburtina, lungo via del Muro Torto. Il 43enne romano ha provato a fuggire a piedi, ma è stato arrestato dai carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Trionfale, che stavano perlustrando la zona proprio per le segnalazioni sui furti.

Così ci spiano al supermercato: tutti i dati che raccolgono su di noi

Supermercato, così ci spiano: cosa vogliono scoprire (non chi ruba...)




Gli Stati Uniti, si sa, anticipano l'Europa. Ciò che accade al di là dell'Oceano Atlantico, giusto la pazienza di far passare qualche anno, poi si verifica puntualmente anche da noi, nel Vecchio Continente. E nell'epoca dell'umanità in rete, nel tempo in cui tutti (o quasi) sanno tutto (o quasi) di tutti, al tempo del web insomma, l'ultimo controllo esercitato negli Stati Uniti è quello al supermercato, o al museo. Si parla di telecamere e sensori, che raccolgono una miriade di dati sul comportamento dei visitatori: obiettivo, decifrarne gli interessi e offrire un prodotto sempre più appetibile e remunerativo. Telecamere e sensori che presto arriveranno anche da noi.

Al museo - Come spiega il Corriere della Sera, il paradigma, oggi si applica anche ai musei. Qualche esempio: se una scultura attira più attenzione delle altre, si può decidere di trasferirla in uno spazio più ampio. E ancora alcune strutture (come la Fine Arts di Boston e la Nelson Atkins di Kansas City) non si limitano alla telecamera, ma offrono ai visitatori smartphone e tablet tramite quali chiedere pareri e opinioni in tempo reale (in cambio, magari, del parcheggio gratuito e di uno sconto sul prossimo biglietto). Chi difende la privacy storce il naso: si pensava che almeno davanti all'arte la privacy fosse sacra, ma così non è più.

Al supermarket - Dove, invece, la privacy viene sistematicamente violata è al supermercato, un luogo dove tutti, con pochissime eccezioni, prima o poi capitano nel corso della loro settimana. Non si tratta soltanto dell'occhio vigile di una telecamera pronto a sorprendere i taccheggiatori, ma di un occhio vigile che ha precise strategie di marketing. Negli Usa, infatti, le grandi catene della distribuzione commerciale, con telecamere e sensori piazzati davanti agli scaffali, cercano di comprendere la abitudini dei clienti: cosa comprano e perché. E non è tutto: dalle immagini si studia anche il volto degli acquirenti per comprenderne lo stato d'animo: se un prodotto non è stato comprato, non è stato comprato perché costa troppo o perché non piace?

"Osservati speciali" - Tecnologie di questo tipo sono già utilizzate da tutti i "big" del settore, da Macy's e fino a Wal-Mart. Lo stesso "occhio" che ti spia nei negozi, nelle banche, negli stadi e negli ascensori, ora ti spia anche in un supermercato e in un museo. Una "spiata" che però a ben poco a che spartire con ragioni di sicurezza: veniamo spiati per puro business. Nell'era digitale, insomma, siamo tutti "osservati speciali". Basti pensare a un dato, snocciolato sempre dal Corsera e relativo al celebre Moma di New York: ogni anno riceve in media 6 milioni di visitatori, e ogni anno, dunque, vengono vivisezionate le abitudini di 6 milioni di persone a una mostra (e questo soltanto in quel museo).

Marò, la sfida del ministro Pinotti: "Latorre non torna, si deve curare qui"

Marò, Roberta Pinotti sfida l'India: "Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia"




L'ultimo schiaffo ai nostri marò: a pochi giorni da Natale, la Corte suprema indiana ha respinto l'istanza con cui veniva chiesta l'attenuazione delle condizioni di libertà provvisoria. Insomma Salvatore Girone resta in India e Massimiliano Latorre, invece, dovrebbe lasciare l'Italia. Si tratta soltanto dell'ultimo capitombolo diplomatico del Belpaese, impantanato sulla vicenda ormai dal 19 febbraio del 2012. Lo schiaffo, però, ha innescato la reazione dei nostri politici. A scendere in campo il ministro della Difesa, Roberta Pinotti, che nel corso della registrazione di Porta a Porta ha spiegato: "Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia, ce lo stanno dicendo i medici, e non vedo quindi come possa tornare in India. Noi non ci muoviamo da questa posizione". Latorre si trova in patria dopo l'attacco ischemico che lo colpì lo scorso settembre. La Pinotti ha comunque assicurato che il governo italiano darà al più presto una risposta all'India: "Oggi per noi è una giornata difficile", ha chiosato. Sul tema ha detto la sua anche Giorgio Napolitano, che nel corso del saluto alle alte cariche dello Stato ha espresso "forte contrarietà" all'ipotesi che Latorre torni in India. Girone, da par suo, resta prigioniero a migliaia di chilometri da casa, in attesa che le istituzioni italiane riescano a fare qualcosa (di serio) anche per lui.

Il "balletto" di Napolitano è (quasi) finito: il presidente annuncia la data delle dimissioni

Giorgio Napolitano e il quasi-annuncio: ora c'è la data del passo indietro




Per Giorgio Napolitano, con tutta probabilità, si è trattato dell'ultimo saluto alle alte cariche dello Stato da presidente della Repubblica. Nel suo discorso l'inquilino (uscente) del Colle ha poi fornito quello che pare essere il definitivo indizio sulla data delle sue dimissioni. Un indizio che sta in una frase: "Si concluderà il 13 gennaio il semestre italiano di presidenza europea, e io mi ero impegnato fino al termine del semestre europeo". Se ne deduce, dunque, che il giorno del passo indietro sia da fissare per quello successivo, mercoledì 15 gennaio.

Sostegno al premier - Nel suo intervento il Capo dello Stato si è speso in favore di Matteo Renzi, con veri e propri endorsement a sostegno del premier in quello che, forse, è il suo momento più difficile. "Il governo italiano - ha spiegato -, partendo dall'accurato lavoro preparatorio del governo precedente, ha potuto operare validamente e con maggior sicurezza per un nuovo corso delle politiche finanziarie e di bilancio dei 28, oltre i limiti divenuti soffocanti e controproducenti dell'austerità".

Appello ai sindacati - Nel suo intervento di 26 minuti, Napolitano ha sottolineato come "tutto richiede continuità istituzionale, quella che mi sono personalmente impegnato a garantire ancora una volta per tutto lo speciale periodo del semestre di presidenza europea". E dunque, ancora in soccorso di Renzi, Napolitano ha bollato come "improvvidi" i contrasti sull'articolo 18 e ha invitato i sindacati a "rispettare le prerogative del governo". Re Giorgio, comunque, ha avvertito: "Serve più dialogo".

Frustata ai dissidenti - In tema di riforme, l'inquilino del Colle ha spiegato che "superare il bicameralismo non è un tic da rottamatori. Non si dica che c'è precipitazione, che si procede troppo in fretta, si è indugiato per mesi, con audizioni e approfondimenti, su questioni di cui si è dibattuto per decenni". Infine anche un appello al Pd a rischio spaccatura: "Parlare di voto e scissioni porta all'instabilità". E ancora, rivolto ai dissidenti democratici, ha aggiunto: "Chi dissente dalle riforme non deve farlo con spregiudicate tattiche emendative".