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giovedì 23 ottobre 2014

Paura per Jimmy Ghione: pugni e botte alla testa, aggredito con la troupe di Striscia la Notizia

Roma, Jimmy Ghione e troupe di Striscia la Notizia pestati alla Stazione Termini: tre arresti



Mentre l'inviato di Striscia la Notizia, Jimmy Ghione e la sua troupe effettuavano riprese televisive in via Giolitti, di fianco a Stazione Termini, sono stati aggrediti e rapinati. I tre, il giornalista e due operatori-registi, sono stati avvicinati da un gruppo di uomini, che dopo averli minacciati li hanno intimati a spegnere le telecamere.

La dinamica - I tre inviati di Striscia sono stati accerchiati e aggrediti da un gruppo di 8-10 persone, che li hanno colpiti al volto e alla testa. I malviventi hanno poi gettato a terra l'attrezzatura tecnica dei giornalisti, ai quali hanno anche sottratto le chiavi della macchina con la quale erano giunti all'Esquilino. Gli aggressori si sono allontanati, e le tre vittime sono andati al vicino Commissariato di Polizia del Viminale per denunciare l'accaduto e descrivere i criminali. I tre giornalisti sono poi stati portati in Ospedale per le necessarie cure, con conseguenti giorni di prognosi.

Le indagini - La Sala Operativa della Questura ha, quindi, diramato la descirzione alle pattuglie, che, non lontano dal luogo dell'accaduto, hanno individutato quattro persone somiglianti alle identificazioni fatte dalle vittime. Alla vista della Polizia, i malvivienti hanno cercato di scappare, ma sono presto stati raggiunti, fermati e identificati come colpevoli. Nelle tasche di uno dei quattro è, infatti, stata trovata la chiave dell'autobobile usata dai giornalisti.

Gli arrestati - Si tratta di due romani di 31 e 40 anni, un napoletano di 47 e un residente nella Capitale di 32 anni; i primi tre sono stati arrestati con l'accusa di violenza privata, danneggiamento e lesioni aggravate, mentre il quarto è stato solamente denunciato.

La City rinvia il summit sull'Italia per evitare la brutta figura a Renzi

La City rinvia il summit sull'Italia per evitare la brutta figura a Renzi


di Marcello Zacchè



Il Financial Times annulla all'ultimo momento l'appuntamento del 18 novembre a Roma. I finanzieri graziano il governo: gli concedono qualche mese per chiudere Jobs Act e riforme. Il summit internazionale sul «Futuro dell'Italia» organizzato dal Financial Times e in programma al Cavalieri di Roma il 18 novembre, è stato annullato.

E quasi in extremis: l'annuncio è arrivato ai partecipanti con una e-mail dell'altro ieri, martedì 21. Il convegno, di alto livello e giunto alla terza edizione, sempre a novembre, doveva essere un'occasione per il governo - massiccia la presenza in agenda - per dialogare in pubblico con banchieri e manager, pubblici e privati, di fronte a un selezionato e influente pubblico di investitori, osservatori, economisti, opinionisti. Così era stato nel 2012 a Milano, presente Mario Monti; così l'anno scorso a Roma, con Enrico Letta.

Ma quest'anno, a pochi giorni dal summit, l'organizzazione degli eventi di Ft non se l'è sentita di ospitare un terzo premier in tre anni che illustrasse con convinzione una terza svolta epocale nonché, per filo e per segno, il percorso di risanamento, crescita e riforme che l'Italia è pronta ad affrontare in fretta. Magari perché, come ha concluso lo scorso anno Letta, «gli italiani sono bravi, ma quando hanno una scadenza da rispettare diventano ancora migliori». No, non se la sono sentita. Sia per non portare anche a Renzi quel po' di malasorte che, a questo punto, era ragionevole temere; sia per non creare al governo l'imbarazzo dell'«annuncite» di fronte alla galassia del Financial Tim es , il più autorevole canale europeo di intermediazione tra i governi e il mercato. Mentre tra qualche mese Renzi potrebbe avere ben più voglia di intervenire; sia, infine, per non rischiare di raccontare chissacché agli investitori e poi magari, tra sei mesi, rivedere l'Italia alle urne.

Di certo, secondo una lettura fornita al Giornale da un superconsulente legale che conosce bene il rapporto in fieri tra il mercato e il governo Renzi, la concessione di altro «credito» perché le riforme come il Jobs Act vadano in porto ci sta tutta. L'atteggiamento di questa galassia verso Renzi e le sue mosse è giudicato generalmente buono. E a differenza dei più cattivelli cugini londinesi dell' Economist (quelli del gelato, per intendersi), Ft tende a perdonare di più, a bastonare di meno. Non a caso, tra gli invitati del summit per un panel con gli investitori, c'erano due super renziani da Leopolda come Andrea Guerra e Davide Serra. Ma il tempo sta scadendo: in un'orizzonte collocato tra la fine dell'anno e la primavera, o il premier conclude, o la luna di miele finirà.

Ufficialmente Renzi non era ancora confermato per l'edizione 2014 di «Ft Italy Summit». L'agenda prevedeva l'introduzione dei lavori del vicedirettore del Financial Times , John Thornhill, che sia nel 2012 con Monti, sia l'anno scorso con Letta, aveva esordito intervistando il premier di turno. Per questo l'assenza di Renzi potrebbe essere un segnale dell'opportunità di rinviare l'incontro e puntare a ospitare un premier più convincente e finalmente stabile tra qualche tempo. Le spiegazioni ufficiali non confermano, ma avvalorano questa ipotesi: nell'annunciare l'annullamento del convegno, anticipato dal sito web affaritaliani.it , l'organizzazione scrive ai partecipanti di «aver deciso di rinviare il summit all'anno prossimo nella convinzione di poter così migliorare il dibattito e aumentare la partecipazione di interventi internazionali». Nonché di rispondere meglio «al forte interesse pervenuto per capire di più la politica e l'economia italiane». Che, quindi, in questa fase non si sarebbero comprese così bene, par di capire. Seguono le «sincere scuse per il breve preavviso e per gli inconvenienti che tale annullamento può creare». Peccato. Per sentire (erano tra gli invitati dei vari panel ) Renato Brunetta contro Maria Madia e Giuliano Poletti su competitività, riforme e lavoro, o il governatore di Bankitalia Ignazio Visco dopo gli stress test bisognerà aspettare ancora.

Champions, tragedia greca per la Juve L'Olympiacos piega i bianconeri: 1-0

Champions League, l'Olympiacos schianta la Juventus: 1-0



Tragedia greca per la Juventus che in casa dell'Olympiacos perde 1 a 0. I bianconeri, in divisa blu questa sera, partono in affanno: al 4' buono spunto di Masuaku sulla sinistra, palla al centro per Mitroglou che da dentro l'area di rigore calcia sull'esterno della rete ma è sul ribaltamento di fronte che si fa vedere Morata, schierato titolare da Allegri, che con un grande spunto semina il panico in area, costringendo Botía a concedere il corner. Al 19 parapiglia in area su corner: Tevez la butta dentro ma è in fuorigioco. Al 35esimo però è l'Olympiacos che punisce i bianconeri: palla di Mitroglou per Kasami che arriva a rimorchio e piazza sul primo palo un sinistro dal limite dell'area sul quale Buffon non ha scampo. A fine primo tempo buona occasione per la Juve; lo schema su punizione di Pirlo funziona, ma in area Chiellini non riesce a girare in rete il buon suggerimento dalla tre quarti.

Secondo tempo - Inizia la ripresa e pronti via, la Juve rischia di nuovo: al 60' Kasami dal limite dell'area piccola, di sinistro, non trova la porta. Due minuti più tardi Tevez prova a darsi da fare tutto da solo, libera un destro dal lato corto dell'area, calcia a giro una bordata dai venti metri ma finisce alto sulla traversa. Al 64esimo occasionissima per la Juve: Morata si gira in area piccola e calcia una cannonata addosso a Roberto, lo stesso Morata che dieci minuti dopo, dalla stessa posizione manca l'appuntamento con il pareggio sparando addosso al portiere imbeccato da Tevez. Ed è l'argentino che pochi minuti dopo sbaglia un rigore in movimento. La Juve c'è ma è poco concreta, è di nuovo Morata ad impensierire Roberto che con un miracolo manda il pallone sulla traversa. La Juve perde e ora per i torinesi si mette davvero male: ai bianconeri, ultimi a tre punti assieme al Malmoe, con l'Atletico Madrid e Olympiacos a sei, servirà una mezza impresa per passare il girone.

Inquinamento: può nuocere ai polmoni del feto

Inquinamento: può nuocere ai polmoni del feto



Una ricerca spagnola ha scoperto un'associazione tra le patologie polmonari infantili e l'esposizione delle mamme a inquinamento atmosferico durante la gravidanza. 

Un'esposizione costante ad alti livelli di inquinamento atmosferico può danneggiare i polmoni del bimbo in grembo durante il secondo trimestre di gravidanza. Ad affermarlo una ricerca spagnola pubblicata di recente sulla rivista Thorax.
Studi precedenti avevano già evidenziato gli effetti negativi degli agenti inquinanti sulla funzione polmonare dei bambini e degli adolescenti, ma sino ad oggi erano meno noti i rischi sulla funzione polmonare del feto.

I ricercatori guidati da Eva Morales del Centro di Epidemiologia Ambientale di Barcellona in Spagna, hanno esaminato l'associazione tra l'esposizione all'inquinamento atmosferico durante alcuni specifici periodi della gravidanza e della vita postnatale in confronto alla funzione polmonare dei bambini in età prescolare. «Attualmente c'è un grande interesse verso i fattori che influiscono precocemente sul funzionamento dei polmoni come indicatori della capacità polmonare in età adulta e come causa delle malattie respiratorie - spiega Eva Morales in un'intervista rilasciata a Il Giornale.it -. I bambini che non raggiungono il pieno potenziale delle loro funzioni polmonari nella fase di sviluppo possono essere più suscettibili in età adulta alle malattie respiratorie».

Lo studio è durato dieci anni. In particolare, tra il 2004 e il 2008 i ricercatori hanno reclutato 1295 donne in gravidanza in due specifiche aree geografiche della Spagna. In seguito, hanno effettuato la stima dei livelli di esposizione delle donne a agenti atmosferici inquinanti (benzene e NO2) durante determinati trimestri della gravidanza e poi hanno seguito i bambini dalla nascita fino ai quattro anni di età. Infine, hanno analizzato il rapporto tra i livelli di inquinamento a cui erano state esposte le donne in gravidanza con la funzione polmonare dei bambini a quattro anni e mezzo, misurata attraverso il classico esame spirometrico.

Il biossido di azoto (NO2) è un inquinante atmosferico rilasciato dai gas di scarico delle automobili, mentre il benzene riflette il livello di inquinamento provocato dalle attività industriali. Entrambi sono stati utilizzati dai ricercatori come indicatori di inquinamento nelle zone in cui vivevano le donne.

I risultati della ricerca hanno quindi dimostrato che l'esposizione ad alti livelli di benzene e NO2 durante la gravidanza può compromettere la funzione polmonare dei bambini: in particolare si è visto che quando le madri vivevano in zone altamente trafficate durante il secondo trimestre di gravidanza i piccoli presentavano un rischio maggiore del 22 percento di avere i polmoni compromessi rispetto ai figli di donne non esposte agli inquinanti atmosferici. Tale percentuale saliva al 30 per cento per l’esposizione al biossido d’azoto. «I meccanismi non sono ancora completamente chiari - continua la ricercatrice - ma è certo che gli inquinanti atmosferici legati al traffico hanno importanti effetti infiammatori».

Che cosa fare quindi per evitare di sottoporre il feto a questi rischi? «È consigliabile evitare le aree più inquinate delle grandi città - conclude la dottoressa -, tuttavia, se ciò non fosse possibile è bene godersi gli spazi verdi a disposizione e condurre una dieta sana che aiuti a mitigare gli effetti negativi dell'inquinamento».

Hai scordato di pagare la Tasi? Ecco tutte le super sanzioni in arrivo

Tasi, le sanzioni in caso di ritardo nel pagamento 



Avete pagato la Tasi in ritardo o avete scordato di pagarla del tutto? Fate attenzione alle sanzioni. Lo scorso 16 ottobre è scaduta la sua prima rata ma, nonostante questo, ci sono ancora perplessità che i contribuenti non sanno risolvere. La prima rata, secondo le indicazioni di palazzo Chigi sarebbe dovuta essere a giugno a patto che, appunto, i Comuni informassero il Dicastero sulle proprio intenzioni. La seconda rata invece è prevista per dicembre salvo modifiche ulteriori. Finora, come racconta Affaitaliani, in caso di errore nel pagamento della prima rata la differenza potrà essere corrisposta insieme con la seconda rata. Nei casi di pagamento tardivo, il contribuente sarà soggetto al cosiddetto ravvedimento oneroso, ovvero al pagamento di una mora.

Le sanzioni - Sanzioni pesanti per chi deve ancora pagare. Fino al quattordicesimo giorno di ritardo, infatti, la sanzione è dello 0,2% per ogni giorno che passa. Superato il quattordicesimo l'importo lievita fino al 3% per ogni giorno che passa e resta tale fino allo scadere del primo mese. Successivamente la mora sarà del 3,75% più l'1% su base annua per gli interessi legali. Più grave invece sarà la situazione di chi cercherà di evadere l'imposta. In questo caso, i contribuenti potranno essere soggetti ad un controllo e potrebbero fioccare sanzioni anche del 30% dell'importo da pagare che andrà a sommarsi agli altri importi di mora elencati. 

La confessione di Giovanni Toti: "La politica mi ha reso povero Tornerò a fare il giornalista..."

Toti: "Con la politica sono diventato povero. Torno a fare il giornalista"




Con la politica è "diventato molto più povero", per questo Giovanni Toti, europarlamentare di Forza Italia, tornerà "a fare il giornalista". Lo ha annunciato a La Zanzara su Radio 24. "Ci ho rimesso rispetto a quello che guadagnavo prima a Mediaset", spiega il consigliere politico di Silvio Berlusconi: "Certo io non ho figli, mia moglie lavora a Mediaset, non siamo una famiglia disagiata, però ci ho rimesso e non ho chiesto nessuna cosa in più dello stipendio da parlamentare". Inoltre a differenza di altri, "ho dato le dimissioni, ho preso la liquidazione che mi spettava, non tantissimo. Non so quanti lo abbiano fatto, molti al mio posto chiedono l'aspettativa. Prima di candidarmi al Parlamento Europeo con le preferenze ho fatto quattro mesi senza prendere lo stipendio". Ma "sicuramente tornerò a fare il giornalista", gli conviene. 

Solo fogli - Nell'intervista, Toti parla anche del patto del Nazareno. Minimizza: "Erano dei fogli di carta su cui hanno preso degli appunti e il pezzo di carta è stato buttato via. Escludo che Berlusconi abbia un pezzo di carta così. Non c’è nessun patto implicito, ma un patto per fare le riforme, il Senato, la fine del bicameralismo e la legge elettorale. Basta".

Barbara e Vladimir - E se di Luxuria Toti dice: "E' una persona intelligente, se vuole venire in Forza Italia la accogliamo. Siamo pronti a votare le unioni civili", su Barbara D'Urso ha ben altre opinioni: "E' una showgirl, non credo che abbia come faro per la sua carriera Enzo Biagi. L'intervista a Renzi è stata molto lunga, non finiva più. A un certo punto mi sono annoiato, ma forse perché Renzi non è il mio leader politico".

Le trappole della manovra Benzina, bollo auto: cosa aumenta

Legge stabilità, ecco tutti gli aumenti nascosti nella manovra



Una manovra a base di aumenti. La legge di stabilità a quanto pare nasconde una serie di aumenti che il governo ha nascosto agli italiani. I primi effetti della manovra potrebbero riguardare, come racconta il Sole 24 ore, le accise sulla benzina. 

Aumenta la benzina - In attesa di un testo definitivo, una delle ipotesi circolate l era quella di una copertura da circa un miliardo di euro che sarebbe assicurata dall'aumento delle accise sulla benzina se non dovesse arrivare il via libera dell'Unione europea allo split payment ossia il meccanismo in base al quale sono le Pa a versare l'Iva e non le imprese fornitrici. Rincari in arrivo anche sul bollo auto. 

Bollo auto - Nelle pieghe del Ddl di Stabilità è spuntata anche l'abolizione dell'esenzione dal pagamento del bollo auto per le auto storiche. Secondo l'Automotoclub storico italiano (Asi) il gettito per l'erario sarebbe appena di 7,5 milioni di euro mentre si rischierebbe di perdere 300-325mila veicoli d'interesse storico-collezionistico con una perdita stimata tra i 2,2 ed i 5,7 milioni per gli operatori del settore. Inoltre come già anticipato da Libero, la manovra metterà le mani nelle tasche dei pensionati. 

Tassazione pensioni - L'incremento della tassazione dei proventi percepiti dai fondi pensione, che passa dall'11,5% al 20%, avrà efficacia retroattiva dal 1° gennaio 2014 anche se - a parziale compensazione – il fisco terrà conto dei riscatti avvenuti nell'anno, per i quali varrà quanto già versato. Infine tra gli aumenti potrebbe spuntare anche quello dell'Iva grazie alla clausola di salvaguardia pronta a scattare dal 2016 se dovessero fallire gli interventi sulla spending review. 

Rischio sull'Iva - Per offrire adeguate garanzie a Bruxelles, il testo della Finanziaria ha messo nero su bianco un aumento dell'aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto (13%) nel 2017. Mentre l'attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e addirittura al 25,5% nel 2018.