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domenica 19 ottobre 2014

Pensioni, la beffa: slitta il pagamento Ecco quando vi accrediteranno i soldi

Pensioni: slitta il pagamento al 10 del mese




Novità per i pensionati. L’accredito della pensione alla posta dal 1 gennaio 2015 sarà spostato al 10 del mese. Una novità prevista della legge di stabilità e che riguarderà milioni di persone, che aspettano l’assegno della pensione il primo di ogni mese. Una misura da cui l’Inps potrebbe risparmiare circa 20 milioni di euro l’anno.
Secondo quanto racconta il Messaggero la nuova scadenza deriva dalla volontà di uniformare i pagamenti effettuati dall’istituto, che avendo assorbito l’Inpdap ora eroga le pensioni anche agli ex dipendenti pubblici. Per questi ultimi la data del pagamento era già fissata al dieci, che ora quindi diventa quella da applicare a tutti: non solo i titolari di trattamenti previdenziali, ma anche pensioni di indennità civile e le relative indennità, oppure le rendite vitalizie dell’Inail. Novità anche per le norme per le truffe di chi percepisce le pensioni di parenti deceduti. 

Riscossione con delega - I parenti o le persone che comunque avevano la delega a riscuotere la pensione per suo conto continuano a farlo per mesi, e in alcuni casi estremi per anni arrivando a occultare il cadavere. Con le nuove regole viene saltato il passaggio delle anagrafi comunali, che in qualche caso non risultavano particolarmente solerti. Dovrà essere lo stesso lo stesso medico che constata il decesso a trasmettere il certificato all’Inps per via telematica, entro 48 ore. A quel punto il pagamento della pensione avverrà con riserva: banche o poste saranno tenute a restituire le somme non spettanti che si trovano sul conto, e non potranno utilizzarle per estinguere propri crediti: nel caso per qualsiasi motivo la restituzione non sia possibile dovranno segnalare all’Inps le generalità di chi ha la disponibilità delle somme. 

Fassina: "Renzi, restituisci i soldi che ti sei fatto dare dai salotti buoni"

Pd, Stefano Fassina contro Matteo Renzi: "Perché i 2 milioni di finanziamento non sono stati utilizzati per il partito?"




Scontro nel Pd tra Stefano Fassina e Matteo Renzi per la Leopolda 2015, la manifestazione in programma la prossima settimana a Firenze, il simbolo assoluto del renzismo. In un post su Facebook, Fassina ha duramente attaccato il leader del Pd: "Una parte dell'establishment italiano finanzia con 2 milioni di euro la Leopolda 2015 di Matteo Renzi. Due domande mi permetto sommessamente di rivolgere al Segretario Nazionale del Pd. Per ragioni di opportunità, non si potevano evitare i generosi e certo disinteressati contributi di chi è stato nominato dal Governo Renzi nel cda di importanti aziende pubbliche? Le ingenti risorse da te raccolte, invece che per la tua corrente, non potevano essere utilizzate per tutto il Pd, ad esempio per aiutare tanti circoli che non riescono a pagare l'affitto e sono costretti a chiudere? Prima il Pd". 

I contributi - Tra i finanziatori di Leopolda 2015, spicca il nome di Davide Serra, l'uomo che suscitò parecchi contrasti tra Renzi e Bersani nelle primarie 2012: Serra ha contribuito per 175 mila euro alla manifestazione. 120 mila euro da parte di Guido Ghisolfi, proprietario dell'azienda chimica Mossi e Ghisolfi, mentre altre realtà hanno contribuito con importi importanti, come Blau Meer o Simon Fiduciaria. Tra i finanziatori di peso minore figura anche Fabrizio Landi, legato a Renzi per la questione Finmeccanica, e la stessa Maria Elena Boschi, che ha contribuito alla manifestazione sborsando quasi 9 mila euro.

L'urlo della Lega Nord: "Stop clandestini" Dal corteo antagonista minacce e insulti

Milano, Lega Nord in piazza: la minaccia del contro-corteo dei centri sociali



A Milano scende in piazza - pacificamente - la Lega Nord, sotto all'insegna "Stop all'invasione", il Carroccio dunque in prima linea nella lotta all'immigrazione. Ma già prima di arrivare a Milano, i leghisti sono finiti nel mirino di antagonisti e centri sociali: a Genova un pullman di leghisti in partenza verso milano è stato preso d'assalto da un gruppo di contestatori, episodio denunciato dal consigliere ligure del Carroccio, Francesco Bruzzone, che si trovava a bordo. "Evidentemente - ha affermato - questo è il loro concetto di democrazia. Ormai ci siamo abituati".

Odio sinistro - Ma l'assedio è continuato anche a Milano, dove sinistra e centri sociali si sono radunati nella contromanifestazione "Chi ama la libertà, odia il razzismo". Tra i sostenitori il gruppo di "L'altra Europa con Tsipras", il centro sociale "Il Cantiere" e i comitati degli abitanti di San Siro. Tra gli striscioni si leggeva "stop Lega Nord", "Slegala mente", "Milano nazisti no grazie". Vien da chiedersi, però, chi sia il vero razzista: i leghisti che manifestano pacificamente o chi, invece, li insulta e scende in piazza soltanto per manifestare contro il corteo leghista? Nel contro-corteo anche una sagoma di Matteo Salvini, Mario Borghezio e Roberto Maroni, quest'ultimo rappresentato con il simbolo dell'euro nelle lenti degli occhiali e una cravatta firmata "ladro".

Casapound - Da par suo, il segretario del Carroccio Salvini, si è limitato a ricordare che quello di questo sabato "è un corteo pacifico e democratico, c'è anche gente di sinistra che non vuole l'immigrazione clandestina. Oggi è la svolta della gente perbene". Salvini ha risposto così a chi gli chiedeva un commento sulla presenza di centinaia di militanti di Casapound al corteo, una presenza che aveva preoccupato anche parte dei dirigenti leghisti. In strada, poi, quello di Salvini è stato un vero show: acclamato dai manifestanti, che lo abbracciavano, e lo definivano "santo" e "capitano". In testa al corteo, Salvini spiegava che "Mare Nostrum alimenta il razzismo, gli scontri nelle perifierie. Secondo i dati del ministero dell’Interno, veri rifugiati sono il 10% di quelli che fanno domanda. Quella di oggi è una manifestazione pacifica a volto scoperto di gente per bene che dice che la gente va aiutata a casa sua e che prima vengono gli italiani. L’immigrazione clandestina è sbagliata con qualunque mezzo, i confini vanno difesi e l’immigrazione va controllata, regolamentata e limitata. Oggi siamo in tanti perché la gente non ne può più, sono arrivati anche da Reggio Calabria"

Scintille - Si sono poi registrati momenti di tensione quando i due cortei sono arrivati a poche centinaia di metri di distanza. Come previsto, la manifestazione degli antagonisti è arrivata intorno alle 18 in piazza Santo Stefano, dove però non c'era lo spazio per disporre i partecipanti, nel corso della manifestazione saliti fino a circa 4mila. La testa del corteo si è poi schierata all'incrocio tra piazza Duomo, dove finisce la manifestazione della Lega e da dove interviene Salvini, e via Larga, davanti a un cordone di poliziotti e finanzieri in assetto anti-sommossa.

venerdì 17 ottobre 2014

Chi è ansioso è più soggetto a soffrire di vertigini

Chi è ansioso è più soggetto a soffrire di vertigini



Uno studio condotto presso la Fondazione Santa Lucia di Roma ha dimostrato come l'essere ansiosi predispone a soffrire anche di vertigini. 

Le vertigini sono un disturbo estremamente comune nelle persone ansiose e, nei casi più gravi, possono sfociare in veri e propri attacchi di panico e agorafobia quando ci si trova in spazi aperti ed affollati. Chi soffre di questi disturbi, oltre alle spiacevoli sensazioni di paura e ansia, evidenzia spesso anche sbandamenti e disorientamento spaziale.

La letteratura medica descrive molti casi in cui l’ansia si accompagna a segnali e sintomi tipici delle vertigini senza però che vi siano disturbi evidenti dell’orecchio interno.

Proprio da questa osservazione clinica è nato lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Psychosomatic Research e condotto presso la Fondazione Santa Lucia (Laboratorio di Fisiologia Neuromotoria) e Università di Tor Vergata, in collaborazione con l’Istituto di Bioimmagini e Fisiologia Molecolare del CNR di Catanzaro e la Mayo Clinic di Rochester in USA.

Come spiega la dott.ssa Iole Indovina, una delle principali autrici del lavoro di ricerca – Lo studio è nato dall’osservazione clinica che ansia e disturbi vestibolari (quali vertigine ed instabilità posturale) tendono molto spesso a coesistere sebbene non sia quasi mai possibile rintracciarne una causa nei test di routine neurologici ed otologici che comunemente si eseguono.

Abbiamo quindi valutato se la risonanza magnetica funzionale, una metodica estremamente sofisticata che consente di visualizzare l’attività cerebrale, potesse essere in grado di fornirci maggiori informazioni circa le intime relazioni tra ansia e disturbi vestibolari.

Durante lo studio con risonanza magnetica funzionale, i soggetti ascoltavano specifici suoni ad alto volume che hanno la prerogativa di stimolare le regioni del cervello deputate all’elaborazione degli stimoli vestibolari e coinvolte nelle funzioni di equilibrio.

I nostri risultati hanno mostrato con chiarezza che alcune aree vestibolari ed emotive (nuclei del fastigio nel cervelletto e amigdala) sono più attivate in risposta agli stimoli vestibolari nei soggetti con tratti di personalità legati all’ansia-.

- I nostri dati quindi dimostrano che i soggetti ansiosi tendono ad avere un’iperattività di regioni cerebrali coinvolte nelle funzioni vestibolari e questo potrebbe essere alla base del forte legame che esiste tra ansia e vertigini.

Il nostro studio suggerisce anche che ci sono persone che sono più propense a sviluppare vertigini a causa dei loro tratti di personalità »ansiogeni».  

Il nostro studio, in conclusione, rappresenta il primo passo verso una migliore comprensione dei meccanismi cerebrali sottostanti la relazione tra ansia e vertigini.

Una maggiore conoscenza di questi meccanismi cerebrali sarà determinante per migliorare la diagnosi e la terapia nel disturbo dell’equilibrio di natura soggettiva, una comune malattia neuropsichiatrica che causa grave disabilità nei pazienti.  

Sindrome da adattamento: come superarla in 5 mosse

Sindrome da adattamento: come superarla in 5 mosse



Se il tuo programma di training, dopo un periodo iniziale di grandi risultati, non produce più alcun effetto sul tuo fisico, è giunto il momento di cambiare. Un esperto ci spiega quando e come farlo. 

Praticare una qualsiasi attività fisica in modo costante porta senza dubbio innumerevoli benefici, non solo per il corpo ma anche per la mente. Tuttavia, ripetere sempre lo stesso programma di allenamento a lungo termine, senza mai introdurre variazioni, causa inevitabilmente un arresto in termini di miglioramento, sia a livello estetico che di performance.

Questo fenomeno chiamato sindrome da adattamento, si verifica di solito dopo circa 12/16 settimane dall’inizio del nuovo programma, quando l’organismo dopo aver attraversato una fase iniziale, durante la quale riconosce il nuovo stimolo, ed una di adattamento, che gli serve per imparare a tollerarlo e a diventare più forte, raggiunge la fase di esaurimento, durante la quale lo stimolo esercitato non ha più nessun effetto significativo.

«Questo è il motivo per cui la prima volta che eseguiamo gli esercizi di una nuova scheda, essi risultano in genere estremamente difficili e lasciano una sensazione di spossatezza, per divenire via via più sopportabili ed infine quasi meccanici e naturali» spiega Gianluca Spinelli, personal trainer e massofisioterapista di Milano «Se da una parte un esercizio troppo intenso o che aumenta in difficoltà troppo in fretta, può sovraccaricare i tessuti e provocare infiammazioni (fino ad arrivare, nei casi più gravi, a causare lesioni), dall'altra parte eseguire sempre gli stessi movimenti, porta sempre e comunque ad una situazione di stasi, che non da più adito ad alcun cambiamento fisiologico».

Ma quali sono i segnali che ci aiutano a capire che è giunto il momento di modificare l’allenamento e come possiamo fare per invertire la tendenza? di seguito i consigli dell'esperto:

1) Il calo di peso si è bloccato, oppure la forza non sta più aumentando - Se stai curando l’alimentazione e dunque questi risultati non sono attribuibili ad un eccesso di calorie, sei davanti ai due segnali più evidenti di un programma ormai inefficace. Ripetere sempre gli stessi esercizi, non può infatti portare ad ottenere risultati diversi. Prova a cambiare tattica. Partecipa ad esempio ad una classe di boot-camp, oppure sfida te stesso iscrivendoti ad un corso di danza o di arti marziali. Oltre a dare nuovi stimoli all’organismo, renderai l’allenamento più piacevole perché vario.

2) Hai perso l’entusiasmo, ti ritrovi a cercare spesso attività alternative al work-out in palestra perché ormai ti annoi - I tuoi allenamenti hanno smesso di essere divertenti? Prova nuove attrezzature, oppure nuove combinazioni. Ad esempio, se di solito utilizzi le macchine, sostituiscile con i pesi liberi (i più nuovi sono i kettlebells). Se invece usi già i pesi liberi, prova gli esercizi a corpo libero o con l’ausilio di un’attrezzatura differente, come ad esempio il TRX. Se di solito fai il tuo cardio su un’ellittica, utilizza a rotazione tre macchine diverse per portare un po’ di novità.

3) Ti capita di continuo di avere dolori o di incappare in fastidiosi (seppur piccoli) infortuni, che non svaniscono del tutto, e puntualmente si ripresentano - Se continui a praticare lo stesso esercizio, puoi rischiare addirittura di procurarti una lesione, dovuta ad un’usura eccessiva. Stesso discorso vale se pratichi troppa attività fisica ad alta intensità, con tempi di recupero inesistenti, perché potresti entrare in una fase di sovrallenamento. In entrambi i casi, semplicemente cambiando il tipo di esercizi, il peso utilizzato e introducendo un riposo adeguato, puoi ridurre lo stress globale del corpo, ed i miglioramenti torneranno a comparire.

4) Ti senti schiavo della palestra perché, per allenarti bene, sei costretto a passarci tutto il tuo tempo libero - Se stai seguendo un programma di allenamento sullo stile dei body builder, concentrandoti ogni giorno su un unico distretto muscolare, sei praticamente costretto a frequentare la palestra 7 giorni su 7, ed alla lunga questo può stancare. Così non rendi più ed i risultati tardano ad arrivare. Per ovviare al problema, prova ad adottare un allenamento total-body a circuito, comunque efficace ma sicuramente meno impegnativo a livello di tempo: durante ogni singolo allenamento tutte le parti del corpo sono coinvolte, ed i tempi di recupero durante la sessione diventano più brevi poiché si alternano esercizi per la parte superiore e inferiore del corpo. Questa tipologia di traning ti fa anche bruciare più calorie, aspetto da non sottovalutare.

5) Vivi la palestra come un dovere, e non più come un’attività piacevole. In più i miglioramenti sono scarsi e tutto ciò è demotivante - Questa situazione ti porterà nel tempo ad abbandonare l’esercizio fisico, con conseguenze poco piacevoli per la tua salute psico-fisica. Per evitare che ciò accada cerca di variare il più possibile il tuo programma. Come? Prova questa strategia: ci sono 52 settimane in un anno e quattro stagioni, ognuna della durata di circa 13 settimane. Effettua la variazione del tuo programma in concomitanza con l’inizio di una nuova stagione, così da pianificare una costante evoluzione delle stimolo applicato al tuo corpo. Questo non significa che devi cambiare tutto. Se ti piace correre, continua a farlo ma cambia l'itinerario, la distanza o il ritmo. Pianifica di partecipare ad una 10K in autunno, ad una gara ad ostacoli in inverno, ad una maratona a primavera e ad una gara di triathlon in estate. Se fai sollevamento pesi, suddividere l’allenamento in 4 fasi diventa ancora più semplice: puoi concentrarti sullo sviluppo della resistenza con pesi più elevati e un minor numero di ripetizioni durante l'inverno. In primavera, puoi iniziare a utilizzare pesi leggeri, effettuando tante ripetizioni con intervalli di riposo più brevi per promuovere la definizione muscolare, sulla quale ti concentrerai durante l’estate. In autunno, puoi abbandonare i pesi liberi a favore del tuo stesso peso, che puoi facilmente sfruttare utilizzando apparecchiature come il TRX, e poi ancora usa palle mediche e simili per consentire un periodo di recupero attivo.

Sì dunque alla variazione di programma, per non perdere l’entusiasmo e continuare ad ottenere risultati soddisfacenti e sempre in crescendo: «Cambiarie con regolarità è corretto, ma attenzione a non farlo troppo spesso perché è comunque importante rispettare una certa coerenza nell’allenamento, per consentire al corpo di adattarsi allo stimolo applicato» conclude il personal trainer.

L'olfatto dei moscerini per riconoscere esplosivi e droghe

L'olfatto dei moscerini per riconoscere esplosivi e droghe



Uno studio britannico ha evidenziato la capacità della drosofila di riconoscere, tramite il fiuto, la presenza di bombe e droghe: si cerca di riprodurre un naso elettronico i cui sensori siano ispirati alla capacità dell'insetto. 

Andare al supermercato o al mercato per comprare la frutta per tutta la famiglia risulta un'abitudine salutare e apprezzabile: tuttavia occorre fare attenzione se viene lasciata per troppo tempo in cucina a fermentare e maturate poiché, oltre al problema della possibile putrefazione che induce a sprecare e gettare nell'immondizia alimenti gustosi e nutrienti se consumati freschi, in breve si può ritrovare la casa invasa dai fastidiosi moscerini della frutta. Conosciuti anche come drosofila, questi minuscoli insetti riconoscono nell'uva, nei datteri, nei limoni e nelle prugne in decomposizione l'ambiente naturale per cibarsi e deporre le larve: per questo, tali animaletti sono considerati particolarmente sgradevoli oltre che piuttosto pericolosi per la nostra salute.

Ciò nonostante, non tutti sanno che la drosofila rappresenta da un po' di tempo un prezioso alleato per la ricerca. Il moscerino della frutta è infatti un organismo modello, ovvero sia uno dei più studiati in biologia: il sequenziamento del suo genoma è stato completato nel 1998, risultando a sorpresa piuttosto simile a quello umano. Il 60% delle patologie genetiche che colpiscono gli esseri umani possono presentarsi anche in questo insetto, rendendolo un modello per studiare i processi dei meccanismi neurodegenerativi tipici del morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, corea di Huntington, ma anche diabete e tumori.

Qualche mese fa, i moscerini della frutta erano stati protagonisti di uno studio condotto dai ricercatori dell'Università di Tor Vergata, in collaborazione con i colleghi tedeschi dell'Università di Costanza e pubblicato sulla rivista Nature: secondo questa sperimentazione l'olfatto della drosofila, opportunamente modificata geneticamente, sarebbe in grado di identificare la presenza di tumori. Il fiuto dell'insetto assurge al ruolo di primo attore anche in una nuova ricerca, concepita dagli scienziati britannici dell'Università di Sussex e pubblicata sulla rivista Bioinspiration & Biomimetics, che vorrebbero metterlo a disposizione per la creazione di nasi elettronici che possano individuare e riconoscere armi terroristiche come bombe, ma anche droghe e vini.

Tale studio ha scoperto, con innegabile sorpresa, che l'olfatto della drosofila risulta molto sensibile all'odore di esplosivi e stupefacenti, poiché piuttosto simile a quello della frutta in fermentazione: questo grazie a venti diversi recettori, individuati in una specifica parte del suo cervello, che riescono ad identificare 36 sostanze chimiche legate al vino e 35 sostanze chimiche legate a materiali pericolosi presenti nelle droghe, negli esplosivi e nei prodotti di combustione in generale. L'applicazione a lungo termine di tale scoperta sarebbe quella di concepire appunto un naso elettronico in grado di svolgere vari compiti, tra cui il riconoscimento della qualità degli alimenti e la rilevazione della presenza di stupefacenti o bombe come strumento antiterrorismo: si tratterebbe di un sensore biologico notevolmente più preciso di quelli attualmente in utilizzo e in commercio, creati a partire da ossidi di metalli. Nonostante la peculiarità dello studio, non si tratta del primo esperimento che tenta di sfruttare il fiuto degli animali: da tempo la comunità scientifica ha confermato che i cani, opportunamente addestrati, possono odorare la presenza di cellule cancerogene all'interno dell'organismo, tanto che alcuni cuccioli sono da tempo impiegati in corsia a fini diagnostici. 

La parola è sacra Ma la scuola se n'è dimenticata

La parola è sacra  Ma la scuola  se n'è dimenticata


di Giovanni Reale 



In un saggio recente, il rischio di enfatizzare l'uso del computer in aula: impoverire il linguaggio (e quindi l'anima) dell'allievo. Per gentile concessione dell'editore La Scuola, pubblichiamo un capitolo del libro Salvare la scuola nell'era digitale di Giovanni Reale, uscito nel 2013.

In questo pamphlet Reale mette in guardia contro i pericoli connessi a una educazione scolastica che enfatizzi il mezzo tecnologico, il computer, e l'aspetto visuale rispetto al gesto concreto della scrittura con la matita sulla pagina di carta.

Niente anacronistiche nostalgie. Piuttosto la convinzione che il computer e la Rete impongano una comunicazione troppo semplificata, e quindi dannosa se dominante nella formazione dello scolaro.

A nostro avviso, la scuola dovrebbe far comprendere ai giovani il valore e la «sacralità» della parola; quella sacralità di cui parla la Bibbia.

Con la «parola» per molti aspetti si conosce la cosa. La scuola non può e non deve trasformare l'uomo in homo videns, compromettendo gravemente la sua intelligenza. Deve aiutare i giovani a ricuperare l'uso preciso del linguaggio e il rispetto della parola, sia parlata sia scritta, e del conseguente corretto comportamento.

Gianfranco Ravasi, in un articolo, precisa che nella comunicazione è avvenuto un vero e proprio «salto generazionale», e scrive: «Già in partenza, infatti, mi accorgo che il loro (dei giovani, ndr) udito è diverso dal mio: mi sono persino esposto all'ascolto di un cd di Amy Winehouse per averne la prova immediata. Eppure in quei testi così lacerati musicalmente e tematicamente emerge una domanda di senso comune a tutti. La loro lingua è diversa dalla mia, e non solo perché usano un decimo del mio vocabolario. I nostri ragazzi sono nativi digitali e la loro comunicazione ha adottato la semplificazione del twitter, la pittografia dei segni grafici del cellulare; al dialogo fatto di contatti diretti visivi, olfattivi e così via, hanno sostituito il freddo “chattare” virtuale attraverso lo schermo. La logica informatica binaria del save o delete regola anche la loro morale che è sbrigativa: l'emozione immediata domina la volontà, l'impressione determina la regola, l'individualismo pragmatico è condizionato solo da eventuali mode di massa (si pensi al tatuaggio, alla movida notturna, alle gang, ai giochi estremi, all'estetica del “trasandato”, del trash e del graffito...)».

Si tratta di «guasti» provocati proprio dall'uso dei mezzi di comunicazione multimediali. Ma, per comprendere a fondo la questione, dobbiamo giungere ai suoi fondamenti. La contrazione del linguaggio prodotto dalle nuove tecnologie della comunicazione comporta un impoverimento progressivo della straordinaria potenzialità e ricchezza che la lingua ha dimostrato di avere mediante la cultura della scrittura, e quindi lo smarrimento di una grande ricchezza spirituale. Gadamer poneva il seguente problema in forma di domanda con inclusa la risposta: «Non è significativo alla fine che la scienza non solo non “pensa” - nel senso enfatico della parola, che Heidegger ha in mente nel suo detto tanto frainteso -, ma neanche parla una propria lingua?».

In effetti, il linguaggio della scienza si riduce, in ultima analisi, a un insieme di simboli astratti, di formule e di segni di valore prevalentemente strumentale, e quindi del tutto privi di quello spessore spirituale che è proprio del tradizionale linguaggio umano. E questo vale in particolare per la sostituzione del linguaggio con le immagini imposta dagli strumenti dell'informatica, che contrae il modo di pensare nei giovani; in certo senso lo deforma, lo rende sostanzialmente meno comunicativo e meno conoscitivo.

Ancora Gadamer precisa: «Già decenni fa si è parlato della “atomic age”, allorché si era portata in primo piano la liberazione dell'energia atomica e in particolare la minaccia della guerra atomica. Nel frattempo si incomincia a parlare di una “computer age”, nella persuasione non infondata che l'intero stile di vita ed i rapporti fra gli uomini cambierebbero radicalmente. Quando un tocco del bottone rende raggiungibile il vicino, questo sprofonda in una lontananza irraggiungibile».