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mercoledì 15 ottobre 2014

Energia, banche e automobili: così la Cina si compra l'Italia

Energia, banche e automobili: così la Cina si compra l'Italia


di Stefano Filippi 



Enel, Eni, Fiat e Generali hanno ceduto quote di minoranza a investitori asiatici. Dopo la maxi operazione Cdp Reti, già quattro i miliardi investiti nel nostro Paese. 

A piccoli passi, secondo le usanze cinesi, Pechino si compra l'Italia. Un po' di Fiat, un pizzico di Telecom, una fettina di Eni ed Enel, la banca centrale del colosso asiatico sta entrando nelle maggiori società di casa nostra, pronta a moltiplicare gli investimenti se dovesse crescere la fame di liquidità della nostra economia, o nel caso in cui i prezzi degli asset si facciano ancora più convenienti.

Secondo la fondazione Italia-Cina, più di 90 gruppi cinesi (Hong Kong esclusa) avevano una presenza in aziende italiane alla fine del 2013.

Secondo il Financial Times , nel 2014 l'Italia è stato l'obiettivo principale dello shopping cinese in Europa. Dei 6 miliardi di dollari complessivamente investiti nel Vecchio continente, quasi 4 miliardi sono piovuti da noi. Dopo Gran Bretagna e Francia, l'Italia è il terzo Paese europeo per ammontare degli investimenti cinesi davanti a Germania, Grecia, Portogallo e Spagna.

La Banca del popolo cinese a luglio ha acquistato quote di Fiat-Chrysler (177 milioni di euro per il 2 per cento delle quote), Telecom Italia (310 milioni per il 2,081 per cento) e Assicurazioni Generali (475 milioni per il 2,014 per cento). A marzo era toccato a Eni (1,4 miliardi per il 2,1 per cento della società petrolifera) ed Enel (734 milioni per il 2,07 per cento).

In maggio la Cassa depositi e prestiti ha ceduto il 40 per cento di Ansaldo Energia, che era appartenuta a Finmeccanica, allo Shanghai Electric Group per 400 milioni di euro. Ad agosto è volata a Pechino una parte di Prysmian, gruppo attivo nel settore dei cavi per le telecomunicazioni e il trasporto di energia: anche in questo caso è stata superata di poco la soglia del 2 per cento che obbliga a informare la Consob (70 milioni di euro per il 2,018 per cento).

L'operazione più clamorosa è stata l'acquisto per 2,1 miliardi di euro, ancora dalla Cassa depositi e prestiti (cioè il Tesoro), del 35 per cento di Cdp Reti, ovvero Terna e Snam, a China State Grid. Una precisa scelta geopolitica che la Cina ha pagato cara, riconoscendo un premio sulle quotazioni di Borsa. Operazione vantaggiosa per il governo italiano.

Auto, petrolio, reti per il trasporto di energia, telecomunicazioni, grande finanza, tecnologie industriali, e c'è anche spazio per il lusso: il gruppo Shenzhen Marisfrolg Fashion, azienda leader sul mercato asiatico del pret-à-porter di fascia alta, ha rilevato il marchio Krizia a febbraio per 35 milioni, mentre lo Shandong Heavy Industry Group è entrato in Ferretti Yatch con il 75 per cento e Peter Woo in Salvatore Ferragamo con l'8.

Alle grandi acquisizioni strategiche si aggiungono le piccole operazioni immobiliari e commerciali sul mercato nazionale. Case, negozi, attività economiche passano di mano con facilità, come dimostra il «boom» del sito www.vendereaicinesi.it . Per molti commercianti spremuti dal fisco i cinesi sono gli unici disposti a subentrare. Da febbraio il portale bilingue (italiano e mandarino) ha pubblicato 18mila inserzioni di vendita.

Dopodomani, giovedì, il premier cinese Li Keqiang parteciperà al quinto Innovation Forum Italia-Cina al Politecnico di Milano. Restituirà la visita di Matteo Renzi lo scorso giugno, quando portò in Cina uno stuolo di imprenditori pronti a sottoscrivere partnership con investitori cinesi. «Nel 2013 abbiamo registrato un aumento di clienti interessati a investire in Italia e il trend è continuato nel 2014 con una crescita di almeno il 50 per cento», dice all'agenzia Bloomberg Sara Marchetta, partner dello studio legale Chiomenti a Pechino.

«È tornata la fiducia - conferma da Shanghai Antimo Cappuccio, partner dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati -. Investire nel Paese è conveniente perché i prezzi sono molto bassi e ci sono gioielli venduti come noccioline». Lo studio collabora con China Corporate United Pavilion per portare società asiatiche all'Expo 2015, per il quale sono già stati venduti un milione di biglietti in Cina.

Nonostante la lentezza della giustizia e le lungaggini della burocrazia, l'Italia attrae ancora gli investimenti esteri. Per Alberto Forchielli, socio fondatore di Mandarin Capital Partners, il più grande fondo di private equity sino-europeo, la banca centrale cinese (l'istituzione finanziaria con maggiori risorse e asset al mondo) ha un disegno preciso sull'Italia: «Di solito adotta un basso profilo - spiega a Formiche.net - tenendosi sempre sotto la soglia da dichiarare pubblicamente. In Italia invece Pechino la supera di pochissimo: significa che vuole farsi notare. Un messaggio sia di amicizia, sia di potere».

L'obiettivo è chiaro: «La Cina punta in modo deciso a spaccare l'alleanza tra Europa e Stati Uniti, anche per minare il trattato di libero scambio transatlantico e influenzare i processi europei».

Allarme immigrazione, la Merkel se ne frega: non invia alcun mezzo

Immigrati, la Merkel se ne frega: non invia mezzi nel Mediterraneo


di Andrea Indini 



Solo otto Paesi Ue inviano mezzi per l'operazione Frontex: "Così non è abbastanza". La Merkel non muove un dito. L'Europa volta le spalle all'Italia. E la lascia sola ad affrontare l'emergenza immigrazione. Nonostante le promesse del ministro dell'Interno Angelino Alfano, sono pochissimi i Paesi dell'Eurozona a contribuire alla missione Frontex. Un manipolo di appena otto Stati ha, infatti, messo a disposizione i mezzi necessari a bloccare l'ondata di clandestini che dal Nord Africa punta verso le coste italiane. E tra questi non c'è la Germania.

A sentir parlare Alfano Bruxelles ha "rafforzato le capacità operative di Frontex". Solo sulla carta, però. Perché solo otto Stati membri hanno messo a disposizione mezzi tecnici per l'operazione Triton. Così, il materiale non basta. Tanto che, nelle ultime ore, il direttore esecutivo dell'agenzia Gil Arias si è visto costretto a lanciare una nuova richiesta sperando in "una maggiore partecipazione". La disponibilità è arrivata da Finlandia, Spagna, Portogallo, Islanda, Olanda, Lettonia, Malta e Francia. Tra questi balza subito all'occhio l'assordante assenza della Germania. Da mesi la cancelliera Angela Merkel accusa Roma di non fare abbastanza per contrastare gli sbarchi degli immigrati. Eppure, quando si è trattato di fare la propria parte, si è subito tirata indietro. La Germania si è, infatti, limitata a mettere a disposizione di Frontex il personale specializzato. Non è certo abbastanza per una emergenza epocale che, dall'inizio dell'anno, conta oltre i 120mila arrivi.

"Dai primi di novembre partirà l’operazione congiunta Triton al cui avvio corrisponderà la fine progressiva di Mare Nostrum - ha ricordato Alfano - il rafforzamento di Frontex oggi sembra legato all’intervento nel Mediterraneo, ma in realtà si tratta di un precedente virtuoso per un eventuale intervento più forte, speriamo non necessario, su tutte le altre frontiere europee, a partire da quella dell’Est". Sul fronte del Mediterraneo, però, l'agenzia non ha mezzi a sufficienza per garantire un regolare pattugliamento sull'intero fronte. L’agenzia prevede, infatti, un impiego mensile di due navi d’altura, due imbarcazioni, quattro motovedette, due aerei e un elicottero. "Considerando la vasta area operativa - spiega il direttore esecutivo Arias - la sorveglianza aerea avrà un ruolo chiave che permetterà individuazioni immediate". Per l’operazione Triton, che ha un budget di 2,9 milioni di euro, Frontex opererà sotto il comando ed il controllo delle autorità italiane e lavorerà in stretto coordinamento con la Guardia di Finanza, la Guardia costiera e la Marina. Ma, se questo è il contributo dell'Unione europea, non promette niente di buono.

Da Balo un assegno per Pia: 1.000 sterline a settimana

Da Balo un assegno per Pia: mille sterline a settimana


di Luisa De Montis 



SuperMario accetta di contribuire alle spese per la figlia avuta da Raffaella Fico. Alla fine SuperMario ha ceduto. Dopo essersi fotogratato mentre porta in spalla la piccola Pia, Mario Balotelli ha accettato di contribuire alle spese per il suo mantenimento con un assegno settimanale da mille sterline (poco più di 1200 euro). Il calciatore del Liverpool ha quindi finalmente deciso di prendersi carico della bimba avuta dalla showgirl Raffaella Fico, dopo mesi in cui negava persino di esserne il padre. Evidentemente la piccola Pia deve avergli fatto cambiare idea, se è arrivato a fotografarsi con lei e a commentare, da padre orgoglioso: "Non c'è niente di meglio".

Gay, il Cav vede Luxuria: "Unioni civili alla tedesca"

Gay, Berlusconi incontra Luxuria: "Unioni civili alla tedesca"


di Sergio Rame 



Non solo diritti gay alla cena ad Arcore. Il Cav ribadisce: "Nessuna alleanza con Ncd". E Luxuria: "Alfano farà la fine di Fini". Reduce dalla cena ad Arcore con Silvio Berlusconi e la fidanzata Francesca Pascale, Vladimir Luxuria racconta, durante la trasmissione mattutina che conduce su Radio Capital, la serata a Villa San Martino. Tra il resoconto sui momenti di "colore" e quelli più politici, Luxuria assicura che l’ex premier è disponibile a sostenere il riconoscimento di diritti alle unioni civili sul modello della legge tedesca. "Renzi farà una proposta sulle unioni civili alla tedesca, che prevedono anche la possibilità dell’adozione interna e lui mi ha detto - spiega Luxuria riportando le parole di Berlusconi - che sosterrà la proposta di Renzi, dicendo che per lui un bambino cresciuto anche da due persone dello stesso sesso è meglio che lasciarlo in un orfanotrofio. Su questo è stato molto chiaro. Ha detto però che non gli piace chiamarlo matrimonio". Durante la serata non è mancato di parlare di tematiche più prettamente politiche. Sia Berlusconi sia la Pascale avrebbero sbarrato la porta a qualsiasi alleanza con Angelino Alfano e il Nuovo centrodestra. "Si è parlato del passaggio di D’Alì a Forza Italia, cosa di cui tutti erano molto soddisfatti e mi ha raccontato di questo passaggio di Alfano a Ncd come un vero e proprio tradimento - riferisce Luxuria - lui Alfano lo considerava come un figlio e ora esclude qualsiasi alleanza con Ncd". "Se si dovesse fare anche una sola allenza con Alfano e Ncd, anche a livello locale, anche a Caniccattì - avrebbe detto la Pascale durante la cena - io lascio Forza Italia". Stando al resoconto di Luxuria, Berlusconi avrebbe detto che Alfano è destinato a fare la fine di Gianfranco Fini. "La scelta di Alfano - continua l'ex parlamentare di Sel - l’ha vissuta come un voltafaccia".

Luxuria spiega di essere andata a cena ad Arcore perché "volevo fare delle domande visto che Francesca Pascale era venuta al Gay Village e aveva detto che Berlusconi voleva costruire un partito rinovato di Forza Italia, aprendo anche sul fronte dei diritti civili, io volevo guardare in faccia l’interessato e chiedere delle spiegazioni". Durante la serata sono stati scattati due i selfie. Che, subito dopo, sono stati postati sul profilo Facebook della trasmissione radiofonica condotta da Luxuria: uno con i due ospiti di casa, l’ex premier e la fidanzata, un altro con il loro cagnolino, Dudù. Non sono, poi, mancati i momenti più "ludici", con la capatina, prima di andare via, alla famosa sala del bunga bunga.

"Ho visto questa famosa sala - racconta l’attivista di Lgbt - ma non c’era il palo della lap dance, che delusione. C’è un quadro di una donna con il seno scoperto...".

Quanto al menù, niente pennette tricolore ma grappa al cioccolato. A cena era presente Deborah Bergamini, poi verso la fine è arrivata Mariastella Gelmini con il marito. "Berlusocni mi ha regalato delle cravatte per il mio papà e un foulard di seta floreale - continua Luxuria - Dudù mi ha fatto festa appena sono arrivata, si è parlato subito di animali".

M5S, ombra della 'ndrangheta Arrestato l'attivista Pantano E Grillo: "Non era uno di noi"

Ombra della 'ndrangheta sul M5S: arrestato l'attivista Giovanni Pantano

di Sergio Rame


Maxi operazione in Calabria. Arrestato il consigliere Pantano, organizzatore di un Meetup. Il M5S: "Si spacciava per uno di noi ma non lo era". Adesso che l'ombra della 'ndrangheta cala pure sui Cinque Stelle è tutto un fuggi fuggi. Ma fino a qualche giorno fa faceva comodo ai grillini che il consigliere Giovanni Pantano, eletto nel 2011 nella lista "Futuro Migliore" con altri tre colleghi che insieme formano la minoranza nel Comune calabrese di San Ferdinando, parlasse a nome del movimento. In prima linea Beppe Grillo a smentire, scongiurare, prendere le distanze: "Il M5S non ha alcun consigliere eletto a San Ferdinando. Il MoVimento 5 Stelle non ha altresì mai presentato alcuna lista alle elezioni comunali di San Ferdinando. Si chiede quindi di non presentare il consigliere comunale Giovanni Pantano come un eletto del M5S". Eppure, da circa un anno, Pantano, arrestato ieri per 'ndrangheta, è un attivo militante del Movimento.

Questa mattina una maxi operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria ha fermato ventisei persone appartenenti alla cosca di ’ndrangheta dei Bellocco operativa a San Ferdinando, centro sulla costa tirrenica reggina. Le accuse, a vario titolo, sono associazione mafiosa, traffico di droga, estorsioni, danneggiamenti, intimidazioni. Tra questi anche il sindaco Domenico Madafferi accusato di aver favorito il rilascio di licenze e autorizzazioni per negozi nella disponibilità della cosca. Nei gangli dell'operazione "Eclissi" è rimasto invischiato pure Pantano. Non appena la notizia ha iniziato a girare sui principali quotidiani nazionali, però, il Movimento 5 Stelle si è affrettato a prendere le distanze. "Il consigliere comunale di San Ferdinando - hanno scritto i parlamentari stellati Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni - non è mai stato un rappresentante istituzionale del Movimento".

A differenza di quanto vorrebbero far credere Grillo e i suoi, Pantano non è affatto un millantatore che usa il logo del Movimento 5 Stelle per ottenere voti o consensi. Ad oggi risulta ancora l'organizzatore del Meetup, ruolo per cui è necessaria una abilitazione da parte del fondatore.

Bruxelles ci bacchetta "La legge di Stabilità così non va bene"

La soffiata che arriva da Bruxelles: "La legge di Stabilità non va bene"

di Raffaello Binelli 



Fonti Ue rivelano che la manovra potrebbe essere rispedita al mittente. Le stime di Moody's sull'Italia. Se l'indiscrezione dovesse essere confermata sarebbe una doccia fredda per il governo italiano. Secondo quanto riferiscono all'agenzia Reuters alcune fonti da Bruxelles la legge di Stabilità rischia di essere in contrasto con le regole Ue e, proprio per questo, potrebbe essere rispedita al mittente. Il progetto di bilancio italiano sarà giudicato anche sulla base del criterio di un aggiustamento strutturale di "almeno lo 0,7% del Pil". E, da questo dettaglio numerico, si capisce subito qual è il problema. Alla vigilia del varo della legge di Stabilità, infatti, il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan all’Ecofin oggi ha confermato che l’aggiustamento strutturale non sarà superiore allo 0,1% del Pil. Ma il divario è troppo ampio: uno scarto di 0,5 punti percentuali tra gli impegni italiani e le richieste della Commissione sarebbe valutato "come una seria violazione" delle raccomandazioni e potrebbe quindi portare a "un rinvio a Roma della legge di stabilità, ed eventualmente all’apertura di una procedura per debito eccessivo contro l’Italia". Una prima valutazione della Commissione sulla legge di stabilità è prevista per novembre. Renzi intanto ha sentito al telefono il nuovo presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker.

Di quali numeri stiamo parlando?
La differenza fra la correzione del deficit strutturale italiano confermata oggi per il 2015 dal ministro Padoan, pari allo 0,1% del Pil, e lo 0,7% richiesto dalla Commissione europea per 3 anni, è notevole. Lo 0,1% corrisponde infatti a 1,6 miliardi, che diventano 11,2 miliardi se si parla dello 0,7%. Nelle scorse settimane si era parlato di un possibile compromesso pari allo 0,25%, pari a circa 4 miliardi. Ma i numeri sono ancora distanti.

Problemi tra Padoan e Renzi?
"Nessuna divergenza". Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, taglia la testa al toro e nega che vi siano problemi tra lui e il ministro del Tesoro. Il capo del governo lo dice a margine del convegno sul Partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti, rispondendo a chi gli domanda se esistano delle divergenze con il ministero del Tesoro sulla Legge di stabilità che vedrà la luce domani. Padoan ostenta tranquillità: "Il premier - sottolinea a chi gli chiede se ci saranno correzioni per andare incontro alla Ue - ha presentato alcune componenti aggregate di una legge che deve essere approvata e presentata. 

E' presto per correggere qualcosa che non è stato ancora finalizzato". Poi assicura: "Il limite del 3% sarà rispettato, staremo sotto e andremo avanti con il consolidamento strutturale". E Renzi, come dicevamo, getta acqua sul fuoco: "Non c’è nessuna divergenza con il Tesoro".

Tfr, Delrio smentisce Renzi
Sulla delicata questione del Tfr in busta pagail sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, sconfessa Renzi: la misura non sarà nella legge di Stabilità. E su Facebook chiarisce: "Vorrei evitare cortocircuiti a proposito della proposta sul tfr. Il governo ci sta concretamente lavorando. In queste ore la proposta si sta facendo strada, anche recependo la riforma allo studio all’interno della stabilità".

Cdm convocato per oggi alle 15 
Il ConsiIglio dei ministri, con all'ordine del giorno la legge di stabilità, è stato convocato per oggi alle 15 a palazzo Chigi. All'esame del Cdm anche il bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2015 e il bilancio pluriennale per il triennio 2015-2017.

I dati di Moody's sull'Italia
"Alla luce dei dati del secondo trimestre - silegge in una nota dell'agenzia di rating - Moody’s prevede che l’economia italiana si contrarrà dello 0,3% nel 2014, prima di crescere marginalmente dello 0,5%". "Le preoccupazioni di
Moody's sul ritorno dell'Italia in recessione sono bilanciate da una forte posizione fiscale del governo. Molti anni di consolidamento hanno portato a un significativo surplus di bilancio primario"."Questa posizione - spiega l'agenzia  - ha aiutato l'Italia a mantenere favorevoli i costi di finanziamento, garantendo più tempo per attuare le riforme e accelerare la crescita".

Moody’s dà il benvenuto al Jobs Act, la riforma del mercato del lavoro voluta da Renzi. Si tratta di un’iniziativa "significativa per iniettare più flessibilità nel mercato del lavoro", si legge nel report. Per Moody’s tuttavia "la riforma da sola fa poco per muovere le trattative sui salari dall’essere centralizzate all’essere decentralizzare o per incrementare la flessibilità delle decisioni sui salari". Al momento, dice l’agenzia, le riforme proposte dal governo Renzi sostengono il rating Baa2 ma di per sé "non forniscono pressioni al rialzo che porterebbe l’outlook oltre il livello stabile".

martedì 14 ottobre 2014

Grillo contestato a Genova: "Vieni per farti fare le foto"

Grillo contestato a Genova: "Vieni per farti fare le foto"

di Sergio Rame 


Gli angeli del fango: "Qui c’è tanto da fare, vieni a spalare". Il comico: "Ci sono già i parlamentari". E si becca un "vaffa"



Grillo cavalca l'alluvione e fa una passerella al Museo di Storia naturale di Genova. L'ira dei volontari: "Mettiti a spalare anziché parlare oppure vattene". Lui ribatte: "Siamo dalla stessa parte". Ma si prende i "vaffa" dai volontari. "Vieni qua, ti metti un po' di fango e ti fai fare le foto...". Quello degli "angeli del fango", chini nella melma e nei detriti fino alle ginocchia, affaticati a spalare il liquame limaccioso che devasta la città, è uno schiaffo che brucia.

Perché nasce dalla disperazione della gente. Quella disperazione di chi non ne può più di uno Stato inefficente e incapace. Quando aveva deciso di visitare le strade della "sua" Genova infestate dall'ultima alluvione, Beppe Grillo non avrebbe mai pensato di essere travolto da una sacrosanta contestazione. Perché, agli occhi dei volontari che da giorni combattono contro il maltempo d'autunno, il leader del Movimento 5 Stelle non è da meno degli altri: sfrutta una tragedia per un paio di fotografie da lanciare sui quotidiani.

"Non sono qui per fare passerelle", assicura Grillo a bordo dello scooter. Eppure non è così. Lo circondano i flash dei fotografi e gli obiettivi dei cameramen. E, quindi, è inevitabile che agli "angeli del fango", i volontari che stanno ripulendo Genova da cima a fondo, saltino i nervi. Non gli va di fare da sfondo a un servizio giornalistico, mentre si spaccano la schiena a spalare fango e destriti. Non se la sono cercata, loro, l'ennesima alluvione. Sono anni che chiedono, inascoltati, aiuto allo Stato. In tutta risposta ricevono promesse, lungaggini burocratiche, premi in denaro ai dirigenti che dovrebbero controllare ma non controllano, fondi da decine di milioni di euro bloccati dal Tar. Grillo ci ha provato, a metterci la propria faccia sugli "angeli del fango" mentre faticano per strada. All'ingresso del Museo di Storia naturale in via Brigate Partigiane un giovane volontario lo blocca subito: "Qui c’è tanto da fare, vieni a spalare anziché parlare". "Siamo dalla stessa parte, ci sono già i nostri parlamentari - replica il comico genovese - piuttosto andate a fare spalare Renzi". Una frase che non piace affatto ai giovani chini nel fango: "Vaffanculo".

Nonostante i "vaffa", Grillo non si sporca le mani. Non impugna la pala, non aiuta i volontari. Se ne guarda bene. "Che devo fare? Io ho mobilitato persone, mi sono preso i 'perché non spali?' - replica, stizzito, il guru dei Cinque Stelle - ci sto, se vi fa piacere prendervela con la politica - si batte le mani sul petto - io sono la politica. Sfogatevi con me". E a quelli gli fanno osservare che vorrebbero un corretto funzionamento delle istituzioni, ciascuna nel proprio ambito, ribatte: "Ma non lo fanno...". "È la mia città, siete i miei concittadini" è il refrain di Grillo che, più volte, rischia di perdere la pazienza con i giovani che lo contestano più apertamente. "Siamo dalla stessa parte", ripete mentre rimette in moto lo scooter. Ma non è così. Lui, il comico, scappa via. Loro, i volontari, rimangono lì. A sudare nel fango.