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giovedì 9 ottobre 2014

Senato approva il Jobs Act Renzi incassa la fiducia ma non ride

Jobs Act, al Senato fiducia per Renzi: 165 sì, nel Pd non votano Mineo e Casson




Il governo ottiene la fiducia sul Jobs Act al Senato: 165 voti favorevoli, 111 contrari e 2 astenuti. Non hanno partecipato al voto i "dissidenti" del Pd Corradino Mineo e Felice Casson, in parziale "rottura" con il fronte degli altri 34 ribelli che alla fine hanno scelto di confermare la fiducia al premier Matteo Renzi. E uno schiaffo alla linea imposta dal segretario-presidente del Consiglio è venuto da un altro senatore ribelle del Pd, Walter Tocci, che ha rassegnato le proprie dimissioni. Segno che al Nazareno il dissenso c'è ed ancora forte, nonostante l'esecutivo tenti di sedarla a colpi di fiducia. 

Rissa e insulti al Senato - Una giornata lunghissima, a Palazzo Madama, con tensione alle stelle, risse, insulti, fuoriprogramma decisamente umilianti per tutta la politica italiana. In mattinata la contestazione dei senatori grillini e sospensione della seduta subito dopo l'intervento del ministro del Lavoro Giuliano Poletti, che doveva presentare in Aula il testo dell'esecutivo. Nel pomeriggio succede di tutto, con grillini e leghisti che occupano i banchi del governo, tirano monetine e libri all'indirizzo del presidente Pietro Grasso e una rissa scatenatasi a sorpresa tra i banchi della sinistra, con la vendoliana De Petris che ha ferito accidentalmente al polso la dem Fattorini. 

Cosa cambia sull'articolo 18 - "Sono sceneggiate, non politica", ha commentato da Milano lo stesso Renzi che incassa il sì al Jobs Act e al superamento dell'articolo 18 ma che vede rinviati alla Camera i nodi fondamentali, soprattutto riguardo al reintegro. Reintegro che, come annunciato da Poletti, resta per i neo-assunti soltanto nei casi di licenziamento discriminatorio o per gravi motivi disciplinari. "Siamo andati sulla piattaforma della destra, favorisce recessione e disoccupazione", è la critica del dem Stefano Fassina. Per Paolo Romani di Forza Italia, che ha votato contro, la riforma non è né carne né pesce, incerta sia sull'articolo 18 sia sui co.co.pro: "Norme troppo generiche, lascia aperte tutte le strade alla legge delega", accusa il senatore azzurro. E la palla ora torna in mano a Renzi.

Muro e attacco, ai Mondiali le azzurre del volley volano: super 3-0 agli Usa

Mondiali pallavolo, l'Italia di Bonitta vola: 3-0 agli Usa




Le azzurre del volley a un passo dalle semifinali del Mondiale. Al Forum di Assago l'Italia di coach Bonitta batte 3-0 gli Stati Uniti grazie a una difesa superba e ai grandi colpi in attacco di Antonella Del Core (15 punti), Nadia Centoni, Carolina Costagrande e Valentina Arrighetti. Sabato sera seconda e ultima partita del mini-girone delle Final Six contro la Russia. Davanti a 11.500 spettatori entusiasti, le azzurre hanno dimostrato di avere una rosa lunga e di qualità anche contro le americane di Karch Kiraly, tra le favorite della vigilia. Il primo set è deciso da tre muri nei momenti chiave, chiuso dalla Del Core sul 25-23. Combattutissimo anche il secondo set, finito 25-22 dopo il break Usa sul 22-20. E dopo il sorpasso decisivo, il terzo set vede le americane sotto choc: il punto della Costagrande fissa il punteggio sul 25-20, facendo iniziare la festa. Ma la finale, a questo punto, è un pensiero doveroso.

Rambo abbatte Floris e Giannini: i due talk show crollano sotto i colpi di Stallone

Rambo falcia Floris e Giannini: i talk crollano sotto i colpi di Stallone




I dati dell'Auditel continuano a condannare Giovanni Floris e Massimo Giannini: i due talk-show DiMartedì e Ballarò, in onda rispettivamente su La7 e Raitre, non ingranano infatti negli ascolti tv. Entrambi, ieri sera, sono stati sconfitti da tutte le altre reti generaliste, ma il dato più significativo è che persino Rambo, il celebre film del 1982 con Sylvester Stallone protagonista (che sarà stato mandato in tv almeno venti volte), è stato più seguito di loro.

I numeri - La quarta puntata di Ballarò ha registrato nella presentazione 1.472.000 (share del 5,22%) e nel talk 1.549.000 telespettatori (6,63%). La quarta puntata del talk DiMartedì ha registrato un ascolto di 751.548 telespettatori (3,48%). Su Retequattro il film Rambo ha invece registrato un ascolto netto di 2.066.000 telespettatori, (7,8%).

De Falco: "Mi trasferiscono in ufficio E' la punizione dopo quella notte"

De Falco trasferito: "E' vessazione, io sono stato destituito"




E' stato trasferito e ora anziché mansioni operative ha compiti da ufficio. Ma il capitano Gregorio De Falco, che tutti conoscono per il naufragio della Costa Concordia e per il modo in cui ha trattato Schettino, non ci sta. "Dopo vent'anni di servizio ricevere un incarico senza alcuna valenza, senza alcuna responsabilità diretta, per essere pagato per niente non mi piace, non mi va".

La sintesi - Così ha detto in Senato durante l'audizione in Commissione Lavori Pubblici richiesta dal senatore del Pd Marco Filippi. "Un cambio di incarico non mi fa piacere - aggiunge De Falco - non è una questione personale e se ci sarà un'altra fase eventualmente giurisdizionale vedremo. Non traggo conseguenze, osservo e basta, non deduco. È accaduto qualcosa quella notte, c’è stato un certo fatto e dopo, alla fine
del fatto, c'è stato questo provvedimento. Questa è la sintesi". Insomma, De Falco è stato punito dopo il suo intervento durante il naufragio della Concordia.

Demansionamento - "Il provvedimento di avvicendamento lo ritengo un atto che assume connotazioni di vessazione, pesante vessazione e demansionamento. Tanto da essere pronto a lasciare", precisa il capitano. E a chi gli chiede di continuare a indossare la divisa, come il presidente della Commissione Altero Matteoli, De Falco risponde: "Ringrazio per avermi ascoltato. È un momento in cui sento le istituzioni vicine anche come cittadino". Ma "non c'è ordinarietà in quello che è stato fatto. Io non sono stato collocato in una organizzazione, ma spostato in un luogo che non esisteva e che tutt'ora stanno attrezzando". 

L'Isis è arrivato a Londra: arrestati in quattro, "stavano progettando un attentato"

L'Isis è arrivato a Londra: arrestati in quattro, "stavano progettando un attentato"




L'Isis conquista Kobane e continua ad avvicinarsi all'Europa: anzi, i miliziani dello Stato islamico sarebbero già arrivati nel Vecchio continente. E secondo il quotidiano inglese The Guardian, con quattro arresti effettuati nella giornata di ieri, sarebbe stato sventato ieri il primo attentato sul suolo britannico. Gli arrestati, di età compresa tra venti e ventun anni, sono accusati di "essere coinvolti nella preparazione di atti di terrorismo": uno di loro, secondo Scotland Yard, è legato proprio con il nuovo Stato islamico. I quattro arrestati risiedono tutti a Londra, tre in pieno centro e uno a ovest della capitale inglese.

La minaccia terroristica - "Questi arresti - ha comunicato Scotland Yard - fanno parte di un'indagine in corso sul terrorismo islamico": l'operazione è stata quindi pianificata e messa in pratica non appena "il materiale investigativo raccolto era sufficiente per poter prevedere la progettazione di un attacco terroristico". Avrebbero quindi avuto un certo effetto le parole del jihadista a volto scoperto, che in un video aveva minacciato l'Inghilterra e David Cameron, in risposta ai primi raid aerei compiuti in Iraq.

I Bronzi di Riace "non trasportabili": da Franceschini uno schiaffo all'Expo

Expo, Bronzi di Riace non vanno a Milano. Franceschini: "Non trasportabili"




Niente Bronzi di Riace all'Expo di Milano. La Commissione scientifica istituita dal ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini per verificare la trasportabilità dei Bronzi di Riace ha espresso "parere negativo" e sconsiglia di sottoporre le due sculture greche ad un nuovo spostamento, non potendo escludere "un pregiudizio alcuno per la loro integrità e conservazione".

Dibattito chiuso - "La risposta è molto chiara e chiude il dibattito", ha commentato il ministro, aggiungendo: "Il lavoro per noi ora sarà quello di rafforzare tutte le iniziative già in essere affinché i visitatori di Expo allunghino la loro permanenza in Italia, per vedere la bellezza che tutto il nostro Paese offre, a cominciare dal Museo Archeologico di Reggio Calabria".

Botte, risse e insulti: Palazzo Madama come un ring La vendoliana s'arrabbia e fa male alla dem / Foto

Senato, rissa e botte sul Jobs Act: libro contro Grasso, la De Petris (Sel) fa male alla Fattorini (Pd)




Libri tirati contro Pietro Grasso, banchi del governo occupati, una senatrice Pd ferita al polso e una collega di Sel "graffiata". In questo clima di opposizione "fisica" va in scena il voto in Senato sul Jobs Act, atteso in tarda serata di mercoledì, primo passo nella riforma del lavoro già annunciata dal governo di Matteo Renzi. In mattinata la contestazione dei senatori del Movimento 5 Stelle al ministro del Lavoro Giuliano Poletti, chiamato a presentare il testo dell'esecutivo: ostruzionismo selvaggio, urla, insulti e seduta sospesa dal presidente Grasso, con il capogruppo 5 Stelle Vito Petrocelli espulso e "barricato" a Palazzo Madama per protesta. Poletti nel pomeriggio non torna in Aula ma il clima non si placa, anzi: grillini e leghisti continuano il tiro al Grasso, con tanto di faldone del regolamento scagliato contro lo scranno del presidente, "ma ero sicuro di non prenderlo", ha spiegato il leghista Gian Marco Centinaio.

Rissa da bar a sinistra - E' in serata, però, che la tensione raggiunge livelli tragicomici. Il senatore Pd Roberto Cociancich, dopo l'aggressione subita da Grasso ad opera di grillini e leghisti, si rivolge ai colleghi di Sel: "Voi che parlate sempre di attacchi alla democrazia, perché non vi indignate per questi atteggiamenti?". La vendoliana Loredana De Petris la prende come una provocazione e abbandona i suoi banchi per scagliarsi contro i dem. A farne le spese, "per errore", è la piddina Emma Fattorini: contusione al polso e medicamenti in infermeria del Senato. "Noi non stavamo facendo nulla, dal Pd improvvisamente ci hanno urlato vergogna e fascisti - è la versione fornita dalla De Petris -. Io ho risposto a tono Vergogna per cosa? e mi sono avvicinata a Cociancich. Non ho aggredito nessuno e non credo di aver urtato la Fattorini, c'era grande confusione. Io stesso sono stata graffiata ma non so da chi. Se ho urtato la collega me ne scuso". Alla fine pace fatta sul ring con una stretta di mano tra Cociancich De Petris, mentre la Fattorini si sfogava con l'HuffingtonPost: "De Petris è venuta come una furia verso i nostri banchi, io ero in mezzo tra lei e Cociancich, lei si è praticamente messa al mio posto, era una furia. Mi è venuto d'istinto cercare di dividerli, anche la collega Nicoletta Favero ha cercato di darmi una mano. Sono stata travolta e ho preso un colpo al braccio. Non credo che la De Petris l'abbia fatto apposta, ma in Senato queste risse da bar andrebbero evitate. Scuse? Non c'è stato tempo, sono subito andata in infermeria e poi a casa...".