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sabato 20 settembre 2014

Voce Pd: "Vogliono un altro premier" Mezzo Nazareno prepara la congiura contro Renzi Ecco chi vogliono a Palazzo Chigi...

Pd, l'indiscrezione sul Nazareno: "La minoranza dem vuole Visco al posto di Renzi"




La cena dei veleni voluta da D'Alema per fare il punto con la sinistra Pd è stato un campanello d'allarme. Matteo Renzi è tornato nel mirino della sinistra Pd. Baffino, secondo quanto ha raccontato il Corriere della sera qualche giorno fa, avrebbe criticato aspramente il premier accusandolo di non aver mantenuto i patti: "A me aveva detto determinate cose, sia sulla composizione del governo che sulla nomina europea dell'Alto rappresentante e poi non ha tenuto fede alla parola data. Prima o poi qualcuno dovrà raccontare le bugie che dice quello lì". Parole pesanti che hanno riacceso i riflettori sulla faida interna al Nazareno cominciata nel momento in cui Renzi è arrivato alla segreteria. Così con un parlamento poco fedele al premier e marcatamente orientato su posizioni bersaniane, Renzi ha mandato un messaggio chiaro a chi vorrebbe dargli una spallata: "Non esistono alternative a questo governo, l'unica alternativa possibile è il voto". 

Le mosse del Nazareno - Ma a quanto pare, secondo quanto racconta Francesco Verderami sul Corriere della Sera, la minoranza Pd che va da Civati a Bersani, passando per D'Alema, prepara la mossa per ribaltare il tavolo di palazzo Chigi. I rumors parlano di "un'operazione tipo Monti, una soluzione di riserva". Insomma un altro premier che sostituisca Matteo e possibilmente tecnico come lo era il Prof bocconiano. "Nel Pd c'è chi discute di questa eventualità", come afferma Civati, ma nessuno esplicitamente fa il nome del panchinaro che si scalda a bordo campo. Ma qualcuno, come Maurizio Sacconi e qualche dirigente del Pd, si spinge oltre e fa un nome: Ignazio Visco. Il governatore di Bankitalia era nella rosa dei probabili ministri di un esecutivo Bersani che però naufragò davanti alle larghe intese. 

Gli avvertimenti - Insomma al Nazareno si lavora senza sosta alle spalle di Renzi. Anche Gianni Cuperlo non nasconde l'ipotesi di un cambio della guardia a palazzo Chigi: "Ragionevolmete dopo Matteo c'è solo il voto, anche se la politica a volte ti mette di fronte a degli scarti imprevedibili". Fassina è più prudente: "Lavoro per cambiare l'agenda del governo, non il governo". Insomma dentro il Nazareno ci sono diverse correnti, non una novità dalle parti del Pd, ma la minoranza che prepara qualche sorpresa amara per il premier preoccupa e non poco i renziani. Insomma Matteo non riesce ancora a tenere saldamente il partito dalle sue mani. Un partito che ormai ha un solo obiettivo: fare opposizione al premier pur essendo in maggioranza. 

Retroscena sull'incontro Renzi-Cav: c'è già la data per il voto anticipato

Il retroscena su Renzi e Berlusconi: al voto a febbraio 2015




Voto anticipato. Sarebbe questa la parola d'ordine a palazzo Chigi. Matteo Renzi prepara il suo piano per portare alle urne gli italiani già a febbraio del 2015. Secondo alcune indiscrezioni raccontate da Dagospia, il premier sarebbe pronto a rovesciare il tavolo per chiedere il voto tra meno di 5 mesi. La situazione di Renzi è sempre più delicata. Il premier, va detto, in questi sei mesi di governo non ha realizzato nessuna delle riforme che aveva annunciato. Il risultato dell'esperienza di governo parla chiaro: l'esecutivo ha regalato 80 euro con il bonus Irpef ma ha aumentato le tasse sulla casa che negli ultimi quattro anni sono aumentate del 200 per cento. Il Paese è piegato sotto i colpi della recessione e la deflazione ha di fatto eroso i consumi. Insomma il quadro che appare dopo l'arrivo di Renzi a palazzo Chigi è terrificante. E così adesso il premier comincia a pensare all'ipotesi di un colpo di mano che porti alle elezioni. 

Gli ostacoli - La fronda bersaniana si stringe attorno al collo di Matteo. In commissione lavoro, snodo nevralgico da cui passerà la riforma è composta per metà da ex sindacalisti rossi e palesemente anti-renziani. Insomma il premier vorrebbe tornare al voto per piazzare in Parlamento e non solo lì truppe più affidabili dato che tra Camera e Senato a farla da padrone è la sinistra Pd. Se si votasse con questa legge elettorale, il Pd non potrebbe governare da solo ma avrebbe bisogno dell'appoggio di altre forze tra cui anche quello di Forza Italia. E così, sempre secondo quanto racconta Dagospia, l'incontro di mercoledì sera tra Cav e Renzi sarebbe servito a definire la via che porta al voto. 

"Ostacolo Re Giorgio" - C'è un solo ostacolo: Giorgio Napolitano. Re Giorgio sa bene che sciogliere le Camere significa, probabilmente, consegnare il Paese alla Troika. Sarebbe l'ammissione di un fallimento maturato durante questa legislatura che testimonierebbe come le forze politiche avrebbero fallito nel portare avanti l'agenda di riforme chieste dall'Europa. Così quando Matteo Renzi nel suo discorso alla Camera poi al Senato di qualche giorno fa ha lasciato intravedere la possibilità del voto in primavera, il Colle ha mandato un messaggio molto chiaro:"Io non sciolgo le Camere, piuttosto mi dimetto. Alle elezioni semmai vi porterà il mio successore". Inoltre come raccontano fonti vicine a Libero il Quirinale rischia di ritrovarsi con le armi spuntate. Se ci si trova davanti ad un premier dimissionario e non si vuole chiudere la legislatura, l’unica soluzione è mettere in piedi un altro governo, ma le condizioni affinché questo Parlamento possa esprimere la fiducia ad un governo contro il Pd non si vedono. 

Allarme terrorismo: "Il Papa nel mirino" Raddoppiata la sicurezza in Vaticano

Allarme terrorismo: "Il Papa nel mirino" Raddoppiata la sicurezza in Vaticano




Dopo l'allerta su possibili atti terroristici contro il Papa o il Vaticano, il dispositivo di sicurezza attorno a piazza San Pietro è stato raddoppiato. Lo apprende l'ANSA da fonti qualificate. Già mercoledì scorso, nell'udienza generale di metà settimana, a tutela del Santo Padre erano state schierate, oltre alla Guardia Svizzera e all'intero ispettorato di polizia vaticano, anche pattuglie della Digos romana e della squadra mobile.

L'allerta dell'ambasciatore iracheno - Tra i luoghi sensibili ad alto rischio per il terrorismo islamico ci sono in particolare i luoghi di culto, con Piazza San Pietro e la Basilica in special modo. "Il Papa del resto è un bersaglio e la strategia dell’Isis punta sul clamore mediatico - spiega a Il Messaggero l'ambasciatore iracheno in Vaticano, Habeeb Al Sadr - basta vedere le immagini raccapriccianti delle decapitazioni veicolate con lo scopo di fare paura, fare parlare, fare scalpore". Al quotidiano romano, il diplomatico iracheno spiega di aver contattato responsabili della Santa Sede per informarli del pericolo rappresentato dai terroristi di Isis. Al Sadr, inoltre, riferisce di aver invitato il Santo Padre a recarsi in Iraq: "Mi ha detto che accettava volentieri l’invito senza però precisare altro. Dipende dalla sua volontà politica e dalla sua agenda."

Lavoro, la Camusso attacca Renzi: "Togli la libertà, sei come la Thatcher"

Jobs Act, Susanna Camusso: "Renzi è come la Thatcher"




"Mi sembra che il presidente del Consiglio abbia un po’ troppo in mente il modello della Thatcher". Lo ha detto il segretario della Cgil, Susanna Camusso, parlando della riforma del lavoro, durante l’inaugurazione della nuova sede regionale del sindacato a Milano. "La sfida che lanciamo noi - spiega Camusso - è fatta dall’idea che si può fare lo statuto dei lavoratori, ma bisogna fare sì che tutti abbiano gli stessi diritti con contratti a tempo indeterminato". Secondo la sindacalista, ci vuole "coerenza tra le riforme e l’impianto della Costituzione, per la quale a uguale mansione deve corrispondere uguale retribuzione, non ci può essere retribuzione diversa tra uomini e donne e non ci possono essere discriminazioni. Noi - conclude - guardiamo alla Costituzione per costruire un impianto nuovo di cui c’è bisogno per creare un lavoro con diritti, uguaglianza e libertà".

"Noi siamo uno strumento" - "Non capisco perché lo sciopero generale sarebbe un rischio. E’ una delle forme di mobilitazione possibili del sindacato", sottolinea il segretario della Cgil rispondendo ad una domanda sull’ipotesi di ricorrere allo sciopero generale contro le scelte del governo. Anche perché, per ora, non ci sono incontri in programma con Renzi: "Non mi pare", ha precisato ironica la leader del sindacato, che ne ha approfittato per difendersi anche dalle accuse di conservatorismo: "Quella conservazione è il miglior frutto della storia democratica e - ha aggiunto - noi a quella storia non ci rinunciamo. C’è chi dice che se si cancella l’articolo 18 si dà un colpo al sindacato. Ma noi non stiamo difendendo noi stessi - ha proseguito Camusso - noi siamo uno strumento, per cui chi cancella quell’articolo sta cancellando la libertà dei lavoratori".

La risposta di Renzi - E alla Camusso risponde Matteo Renzi: "A quei sindacati che vogliono contestarci chiedo, dove eravate in questi anni quando si è prodotta la più grande ingiustizia, tra chi il lavoro ce l’ha e chi no, tra chi ce l’ha a tempo indeterminato e chi precario perché si è pensato a difendere solo le battaglie ideologiche e non i problemi concreti della gente". Insomma lo scontro è aperto, e intanto gli italiani continuano ad attendere una riforma del lavoro seria che rilanci l'occupazione. 

Bruno Vespa umilia il sindaco Pisapia: "Vergogna, i bimbi sui cartoni...". E' rissa...

Bruno Vespa contro Giuliano Pisapia: "Vergogna per i bimbi che dormono sui cartoni". E il sindaco sbrocca




Necessaria premessa: mercoledì mattina il consigliere di Milano, Silvia Sardone, ha pubblicato alcune foto scattate alla stazione Centrale che ritraevano dei bimbi che dormivano in mezzo alla sporcizia, come letto un cartone. L'elegante reazione del Comune di Giuliano Pisapia? La seguente: "Infame". Almeno così è come l'assessore Alessandro Majorino ha bollato la collega. Le foto, però, erano inequivocabili: simbolo di degrado ed abbandono, tanto che anche l'ex ministro Cécile Kyenge le ha rilanciate su Twitter. Poi è arrivato anche un duro commento dell'Unicef, che ha parlato di "violazione dei diritti dei bambini". In parallelo, contro gli insulti alla Sardone, è scesa in campo Forza Italia, in particolare Mariastella Gelmini e Mario Mantovani, governatore regionale.

Botta e risposta - E Giuliano Pisapia, che dice? Per scatenare il sindaco arancione di Milano ci voleva Bruno Vespa. Ma che c'entra mister Porta a Porta? C'entra, perché ha voluto dire la sua su Twitter, dove ha scritto, citando Pisapia: "Nessun bambino di qualunque origine può dormire sui cartoni alla stazione centrale di Milano". Il sindaco reagisce in maniera scomposta: "E' una vergognosa forzatura di un dramma. 12.000 bambini accolti in un anno. Verificare le fonti non è più prassi giornalistica?". Il sindaco, insomma, vuole spiegare a uno dei decani del giornalismo italiano come deve fare il suo lavoro (il tutto mentre l'evidenza delle foto alla Stazione Centrale è sotto gli occhi di tutti). Non pago, Pisapia rincara: "Comunque grazie per la sensibilità dimostrata: volontari e operatori del Comune di Milano ti aspettano per un tuo contributo sul campo". E i bambini, nel frattempo, aspettano che Pisapia gli offra qualcosa di meglio rispetto a un cartone.

LA RIVOLUZIONE DEL CANONE RAI Chi guadagna di più rischia il salasso

Canone Rai: chi guadagna di più pagherà caro

di Nino Sunseri 


Un canone Rai a geometria variabile. È questa, a quanto pare, l’ultima trovata del governo per aiutare l’ente radiotelevisivo in difficoltà di bilancio. Sarebbe in preparazione a Palazzo Chigi un decreto legge per legare l’imposta alle capacità di spesa delle famiglie e ai suoi consumi. Lo spesometro applicato al video. L’innovazione è stata ventilata dal sottosegretario Antonello Giacomelli parlando al Festival di Camogli. «Interverremo con una proposta innovativa che recupera la vocazione del servizio pubblico», ha annunciato. Di tagli, invece, si parla sempre meno. Troppo dolorosi. Molto meglio trovare un sistema per aumentare gli incassi cominciando dal redditometro applicato al video.

Per la verità il direttore generale Gubitosi ci sta provando a tagliuzzare un po’. Ha lanciato un piano di risparmi per 150 milioni la cui eco, però, tende ad attenuarsi. È bastato poco, infatti, per accendere la protesta dell’Usigrai, il potente sindacato dei giornalisti Rai che ha sempre guardato a sinistra. Talvolta molto a sinistra. Gubitosi ha proposto la riorganizzazione di tutta l’informazione. A partire dall’anno prossimo dovrebbero nascere due grandi redazioni. La numero 1 coin l’accorpamento di Tg1, Tg2 più Rai Parlamento; la numero 2 raggruppando Tg3 più Rai News più Tgr e Ciss, meteo e Web. Ovviamente l’Usigrai ha subito strepitato per la minaccia agli spazi di libertà. Gli spettatori, infatti vedrebbero i loghi dei diversi Tg, ma a confezionarli sarebbe una sola redazione. Un problema? Difficile crederlo. La tripartizione, infatti, è figlia della Prima Repubblica: il Tg1 alla Dc, il Tg2 ai socialisti e il Tg3 al Pci. Già allora non era semplice capire questa divisione se non per l’interesse dei partiti. Oggi ha la stessa attualità dei dinosauri.

Quello che si capisce molto bene, invece, è la determinazione a non tagliare. Non a caso la Rai ha presentato ricorso al Tar contro la decisione del ministero di fermare a 113,5 euro il canone 2014. Nel frattempo per alzare le entrate è partito il programma di quotazione di Ray Way. Si tratta della società che possiede i ripetitori distribuiti sul territorio. Dal collocamento del 49% Gubitosi spera di incassare 600 milioni che certamente metterebbero a posto il bilancio per un po’ di tempo. La valutazione nasce dal precedente di Mediaset che ha venduto il 25% di Ei Towers per 283 milioni. La Rai colloca il doppio delle azioni della sua società di trasmissione e spera di incassare il doppio. Ce la farà? Da vedere. In ogni caso Ray Way ha dato inizio alle procedure per la quotazione. Ha rinnovato il consiglio limitandolo a tre membri: presidente Camillo Russotto (direttore finanziario Rai), amministratore delegato Stefano Ciccotti (confermato) e consigliere Salvatore Lo Giudice (capo del settore legale Rai). In panchina: Joyce Bigio (tecnico di provenienza Fiat), Fabio Colasanti (direttore It della commissione europea) e Patrizio Messina (esperto di finanza). Entreranno in carica doppo la quotazione.

venerdì 19 settembre 2014

SILVIO TORNA CANDIDABILE? Da Strasburgo assist al Cav: Ammesso ricorso processo Mediaset

Silvio Berlusconi frode fiscale, la Cedu di Strasburgo ammette il ricorso dell'ex premier




Dopo l'assoluzione nel processo Ruby, arriva un'altra buona notizia per Silvio Berlusconi. Questa volta sul fronte della condanna per il processo Mediaset. La Corte europea dei Diritti dell'uomo ha "ammesso" il ricorso di Berlusconi post condanna per frode fiscale (4 anni) del 2 agosto 2013 da cui è derivato tutto il resto: servizi sociali, decadenza dalla carica di senatore, incandidabilità per cinque anni, interdizione penale dai pubblici uffici per due anni, estromissione da ogni carica rappresentativa e onorifica il divieto di candidarsi in ogni tipo di elezione. La comunicazione, come racconta l'Huffingtonpost, della Cedu è stata notificata ai legali nelle scorse settimane. 

La comunicazione - Nella missiva si comunica che "quanto prima possibile" sarà decisa la fissazione del procedimento avviato da "Berlusconi Silvio per violazione ripetuta dei principi cardine del giusto processo". Non è un verdetto ma la Corte spiega che sono "degne" di valutazione quelle che nel corso del dibattimento sulla cosiddetta compravendita dei diritti tv sono state, secondo i legali di Berlusconi, "violazioni ripetute dei diritti dell'imputato".

Cosa può cambiare - La comunicazione della Corte arriva soprattutto alla luce di quello che è accaduto il 9 luglio scorso quando la Corte d'Appello di Milano ha assolto in un processo gemello Fedele Confalonieri e Pier Silvio Berlusconi e altri sette manager. L’impostazione dell'accusa si fondava sullo stesso presupposto del processo finito invece con la condanna di Silvio. Ma per Confalonieri e Berlusconi jr la Corte ha dato ragione alle difese. Forti, quindi, anche di un'assoluzione per gli stessi fatti, i legali di Berlusconi pretendono che la Cedu valuti se ci sia stata violazione dei diritti della difesa nel procedimento che ha condannato l'ex Cavaliere. Se fossero, infatti, riconosciute le violazioni di cui Berlusconi si dichiara vittima, sarebbe annullata la sentenza di condanna e automaticamente l'ex Cavaliere tornerebbe titolare di tutti i suoi diritti. Attivi e passivi. Potrebbe votare e, soprattutto, candidarsi ed essere votato. Il tutto in un arco di tempo che ragionevolmente potrebbe coincidere con la prossima primavera.