Visualizzazioni totali

lunedì 15 settembre 2014

RENZI, IL PATTO COL "DIAVOLO" Porta la Merkel a Palazzo Chigi (e l'Europa scriverà le nostre leggi)

Matteo Renzi pronto a cedere la sovranità dell'Italia ai falchi del rigore




Il patto col "Diavolo", dove il Diavolo è l'Europa e chi sottoscrive l'accordo è il nostro premier, Matteo Renzi. Uno scenario un po' inquietante, tratteggiato da Dagospia. La sintesi? L'Italia cede la sua sovranità in cambio della possibilità di sforare sui parametri di Maastricht. Insomma, pur di incassare il "sì" a qualche riforma, l'uomo da Rignano sull'Arno è pronto a "cedere" Palazzo Chigi alle istituzioni europee dominate da Angela Merkel e dal fronte pro-rigore. Il programma, secondo Dago, verrà esposto alla Camera dal premier: una corsa a tappe in vista della legge di Stabilità e delle riforme, in primis quella sul Lavoro.

Commissariamento di fatto - Il punto è che stando ai rumors da Palazzo Chigi uscirà una legge di stabilità che non rispetterà l'impegno dell'1,8% nel rapporto deficit-Pil per il 2015 (pur restando sotto il 3%). Inoltre il deficit non verrà ridotto dello 0,5 per cento. Dunque, per Renzi, è d'obbligo trovare un escamotage per potersi permettere simili sforamenti. Ed è in questo contesto che, stando alle anticipazioni, nel suo discorso a Montecitorio Renzi potrebbe accennare alla possibilità che Bruxelles, d'ora in avanti, verificherà la puntuale attuazione delle nostre riforme. Una sorta di commissariamento di fatto, con l'Europa pronta a prenderci a bacchettate sulle mani (e pronta a scrivere per noi le future leggi).

Falchi del rigore - In sintesi, il piano dovrebbe essere questo: Roma metterà nero su bianco il programma di riforme e i relativi tempi, per poi consegnarlo alla Commissione europea dominata dai falchi rigoristi della Merkel. La Commissione stessa, "capitanata" dal finlandese Katainan, valuterà l'impatto del piano, con la possibilità di ritoccarlo anche con missioni apposite nel nostro Paese. Successivamente, come detto, vigilerà sui tempi di attuazione.

Sotto al tacco continentale - Una fonte del Tesoro citata da Dagospia spiega senza peli sulla linga: "Torneremmo alla situazione del 2011 post-vertice di Cannes, con il monitoraggio stretto che poi non fu messo in atto perché si ritenne sufficiente la nascita del governo Monti". L'obiettivo di Renzi è quello di spacciare questa cessione di sovranità come un'opportunità per l'Italia, che potrà così sforare i parametri dei patti (di poco e per un solo anno). Secondo la stessa fonte, infine, la Commissione europea continuerà a spingere per una maggioranza parlamentare (in Italia) il più ampia possibile, una circostanza che, sotto il tacco Continentale, ci potrebbe condannare al prolungarsi di larghe intese o governi non eletti, chissà per quanti anni.

LA JIHAD AL PARCHEGGIO "Sei cristiano? Allora vattene" Il diktat musulmano in Italia

Legnano parcheggi "riservati" solo ai musulmani: residenti infuriati




La Jihad arriva anche nel parcheggio. Succede a Legnano, alle porte di Milano.  Se sei italiano, o meglio se non sei musulmano, non puoi parcheggiare in una determinata zona ad un determinato orario: il tutto in un parcheggio pubblico. A raccontare l'incredibile vicenda è il Giorno. Il divieto di parcheggio scatta tutti i venerdì di preghiera. Un calvario, questo, che verrebbe imposto dalla comunità musulmana in via XX Settembre e precisamente nelle immediate vicinanze dell’Associazione culturale italo-araba, un vero e proprio luogo di culto a detta degli stessi fedeli che la frequentano. 

La denuncia - A denunciare alla Polizia locale una situazione definita “inaccettabile e che rischia ora di sfuggire di mano” sono stati i residenti, i commercianti e chi lavora in zona. "Tutti i venerdì di preghiera, dalle 12 alle 14 — dice all’unisono la gente che abita in quella zona — davanti ai posti auto pubblici si posizionano delle “sentinelle” avvolti in tuniche e veli. E lì fanno poi parcheggiare solo coloro che credono nella religione islamica. Se non sei uno di loro ti rispondono che quel parcheggio è riservato ad altri. E guai a lamentarsi. Se protesti infatti rischi di essere apostrofato a malo modo. A volte si è rasentata anche la rissa e c’è chi, dopo non aver rispettato il loro assurdo e illegittimo divieto di posteggio, si è ritrovata l’auto danneggiata".   

Le proteste - E a confermare la tesi dei residenti è pure la polizia locale di Legnano: "Sì è vero ci sono giunte diverse segnalazioni in tal senso. I controlli da parte nostra non mancano di certo e per ora non abbiamo rilevato nulla di irregolare". "Certo — replicano i commercianti —. I vigili urbani arrivano sempre dopo le 14, quando oramai il problema non esiste più. Non si tratta di voler polemizzare nei confronti di una cultura e una religione diverse dalle nostre, ma solo di non permettere che dei posteggi pubblici si trasformino in privati e gestiti a seconda del Dio in cui credi".

L'Europa striglia Renzi e l'Italia "Le vostre riforme? Solo chiacchiere" Il piano segreto per evitare il disastro

Ue, Katainen: "L'Italia deve attuare le riforme"




Ancora braccio di ferro tra Italia ed Europa. L’Ecofin, il gruppo dei 28 ministri economici dell’Eurozona, fa propria l’ Agenda Draghi su riforme e investimenti per incentivare la crescita nell'Eurozona. Ma a far discutere sono le parole del vice-Juncker. Il commissario europeo agli Affari economici Jirki Katainen, 41 anni, finladese, falco sostenuto dalla cancelliera Angela Merkel, uno degli interpreti della linea del rigore nell’Eurozona, coordinatore dei programmi per la ripresa della Commissione presieduta da Jean-Claude Juncker e protagonista venerdì di una polemica a distanza con il premier Matteo Renzi è tornato a puntare il dito sull'Italia: "Sosteniamo l’azione del governo italiano - dice - la questione investimenti-rigore non è manichea, non è solo bianco e nero. L’Italia ha un’agenda di riforme molto ambiziosa. E la sua attuazione è importante: se un medico prescrive un farmaco, le medicine vengono comprate, ma poi non le si prende, non serve a molto". 

La replica - A Katainen replica Padoan: "C’è un clima diverso in Europa dove ora la crescita è la priorità di tutti. Il conflitto rigore-crescita non c’è. E non c’è stato nelle discussioni, neanche in quelle a porte chiuse, che sono state molto fruttuose, e sono state volte a trovare risposte concrete alla necessità di crescere di più. L'Italia rispetterà i suoi impegni". Ma con le esose richieste di Renzi (come nel caso della mancia elettorale di 80 euro prima delle europee) farlo sarà difficile. E Padoan lo sa...

MUTUI come risparmiare il 30% I consigli per cambiarlo o farne uno nuovo

Ecco come risparmiare il 30% sul mutuo

di Tobia De Stefano 


Domanda: cosa dovrebbe fare un potenziale acquirente immobiliare che pensa di stipulare un mutuo per coronare il suo sogno? Risposta: se mette a confronto le offerte attuali con quelle di un paio di anni fa (basta andare al 2012) non ha che l’imbarazzo della scelta. I tassi sono ai minimi storici (l’Euribor a un mese è allo 0,1%, quello a tre mesi è allo 0,8% e il 6 mesi allo 0,19 ) e gli spread si sono addirittura dimezzati. Da Unicredit fino a Intesa San Paolo, Iw Bank, Popolare Milano ed Hello Bank c’è un lungo elenco (quello completo si trova in tabella) di istituti che offrono prestiti a tasso variabile con un Taeg (costo complessivo) inferiore al 2,5%, quando appena 24 mesi fa era davvero difficile andare sotto al 4%. Per non parlare del fisso. Monte dei Paschi, Banco Popolare, Deutsche Bank, Credem, Webank e via discorrendo (anche in questo caso per l’elenco completo è sufficiente scorrere la tabella) propongono al mercato mutui intorno al 4% contro il 6% medio di un paio di stagioni fa. Eppure l’affare non è così scontato. Nel senso che gli spread (cioè il guadagno che la banca intende ottenere) sono visti in discesa anche nei prossimi mesi. E quindi, con po’ di pazienza, si potrebbero (il condizionale è d’obbligo vista l’imprevedibilità dei mercati) spuntare condizioni addirittura migliori.

«A livello di costo del denaro - spiega Roberto Anedda, direttore marketing di MutuiOnline.it - non ci sono grandi spazi di manovra. Non penso che l’Euribor vada in territorio negativo, mentre l’Eurirs (il riferimento per i mutui a tasso fisso ndr) è già a livelli molto bassi (1,89% per il ventennale e 2,02% per il trentennale ndr). Diverso il discorso per la componente spread che nelle settimane a venire e nel 2015 potrebbe subire ulteriori ribassi». Soprattutto per merito di Draghi che ha portato il tasso di sconto Bce allo 0,05%. «Tra settembre e ottobre - continua Anedda - quando partiranno le prime operazioni straordinarie della Bce dovremmo avvertirne subito gli effetti». 

Si parla dei Tltro e dell’acquisto degli Abs annunciati dal presidente dell’istituto di Francoforte agli inizi di settembre. La prima mossa (la Bce presta liquidità alle banche a un tasso bassissimo, 0,10 punti oltre quello di riferimento, a condizione che questi soldi vadano a famiglie e imprese) non riguarda direttamente i mutui, ma dovrebbe liberare risorse che poi gli istituti potrebbero destinare ai prestiti immobiliari. La seconda (acquisto di titoli bancari cartolarizzati rappresentativi di prestiti a imprese e famiglie), invece, agisce direttamente sui mutui. «Non escludo - spiega Anedda - che l’anno prossimo si possa arrivare a spread che oscillino all’1,50-1,60%. I livelli precedenti alla crisi». 

Anche se oggi, numeri alla mano, l’obiettivo principale degli italiani è quello di passare da un mutuo contratto a condizioni sfavorevoli ai costi e ai tassi attuali. L’ultima rilevazione di MutuiOnLine ci dice che nel mese di agosto 2014, il 35,1% dei mutui è stato richiesto con finalità di surroga o sostituzione. Insomma per cambiare gratuitamente il proprio contratto con uno nuovo. Una corsa che ci fa capire quanto l’operazione possa essere conveniente. «Vista l’accelerazione dei tassi fissi verso il basso - conferma Anedda - Negli ultimi mesi molti sono passati ai nuovi prodotti che presentano condizioni ben più favorevoli. Basti pensare che un fisso contratto due o tre anni fa costava più del 6%, mentre oggi siamo intorno al 4%». Cosa vuol dire? Che su un mutuo trentennale da 100 mila euro a tasso fisso sottoscritto nel 2012 (è l’ultimo caso della tabella sulla surroga), con un tasso del 6%, ci sarebbero da pagare quasi 104 mila euro di interessi residui. Basta surrogarlo con un prodotto della stessa durata e caratteristiche ma ai tassi attuali, al 4,22%, per portare la quota di interessi da versare negli anni poco al di sotto della soglia dei 75 mila euro. Risparmio negli anni: circa 30 mila euro. Ed è solo uno dei tanti esempi. Per calcolare il taglio dei costi anche negli altri casi evidenziati nella tabella, è sufficiente fare la differenza tra le spese degli interessi residui del mutuo originario e quelle del nuovo mutuo scelto.

La portabilità del mutuo, come scritto, non ha costi. Anche perché non prevede la cancellazione della vecchia ipoteca e l’accensione di una nuova. La surroga è in pratica un avvicendamento della nuova banca al posto della precedente, quindi la garanzia ipotecaria preesistente resta attiva. Le spese di istruttoria della pratica e di perizia sono a carico della banca che subentra con il nuovo contratto. È importante sottolineare che l’importo del nuovo mutuo dev’essere uguale al capitale residuo ancora da rimborsare e che mentre la vecchia banca è obbligata ad accettare l’estinzione del prestito, nessun istituto di credito deve, per legge, offrire mutui di sostituzione, decisione in ogni caso subordinata alla valutazione reddituale del cliente. 

Alcuni istituti di credito inoltre si accollano anche le spese notarili, comunque nettamente più basse di quelle richieste per un mutuo ipotecario. Dal punto di vista operativo bisogna recarsi presso la banca in cui si vuole accendere il nuovo mutuo portando la documentazione del vecchio. Dopo la valutazione reddituale, saranno le banche a completare l’operazione.

Consulta, pressing di Grasso: "Voto oggi o si aggrava il problema"

Consulta, pressing di Grasso: "O si vota oggi o si aggrava il problema"




«Spero che oggi si trovi una soluzione altrimenti il problema diventa ancora più grave». Il presidente del Senato, Pietro Grasso, va in pressing del Parlamento sulla vicenda dell’elezione dei membri della Corte costituzionale e del Csm. A margine della presentazione del suo libro Lezioni di mafia a Isola Maggiore di Tuoro sul Trasimeno, Grasso non entra nel merito delle candidature «perché non partecipo - ha ribadito - alle scelte nella votazione». E sottolinea che «si è tentato di andare veloci e ad oltranza».

«Abbiamo bisogno di riprendere i lavori parlamentari in quanto le due camere non si possono fermare perché non si trovano degli accordi e delle intese», ha tuonato Grasso aggiungendo: «Ci sono impegni urgenti da prendere per il paese e non si possono rallentare in questo modo i lavori del Parlamento». E sulla giustizia: «La riforma della giustizia è una cosa importante ed è una priorità per favorire anche gli investimenti e il riconoscimento del diritto perché in Italia il corso della giustizia civile è più lungo rispetto ad altri paesi»:

Per quanto riguarda invece la polemica sulla possibile modifica delle ferie dei magistrati Grasso lo ritiene "un aspetto certamente secondario". "Io so - osserva - che i magistrati e tutti i giudici della Corte di Cassazione e tutti i giudici di merito hanno un tempo ulteriore di vacanza non per le ferie, ma per depositare i provvedimenti che hanno introitato l'ultimo giorno perché la motivazione della sentenza ti costringe poi a continuare il lavoro". "Mantenuta questa necessità - conclude Grasso - poi tutti gli altri che non hanno sentenze da fare possono allora veder ridotte le proprie ferie".

Non si è fatta attendere la risposta di Renato Brunetta: «Al presidente Grasso, con tutto il rispetto che si merita. La Repubblica prospera con libertà parlamentare e senza ultimatum», ha scritto su Twitter il capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati.

Ama Fiorello, Modugno e i bambini Miss Italia 2014 è Clarissa, la siciliana

Miss Italia 2014 è la siciliana Clarissa Marchese

di Antonella Luppoli


Clarissa Marchese (20 anni) è lei la più bella d’Italia. La numero 23, Miss Lotto Sicilia, si è aggiudicata fascia e corona, con gli occhi ricchi di emozione. Lo scettro torna al Sud. Il premio miglior voce di Radio Kiss Kiss (partner della kermesse) invece è stato vinto da Elisa Piazza Spessa, Miss Wella Professional Lombardia. La 75esima edizione di Miss Italia è stata un vero omaggio alla bellezza. Le miss parlanti? Ci sono state, ma non siamo certi fosse proprio il caso di farle parlare.Troppe le frasi di circostanza e i luoghi comuni. Ma questi sono dettagli. E’ una serata tutta al femminile quella del Pala Arrex di Jesolo. In controtendenza rispetto alle dinamiche del Bel Paese, qui le poltrone più importanti, quelle dei piani alti per intenderci, sono occupate da donne. Dalla patron Patrizia Mirigliani alla conduttrice Simona Ventura, fino alla presidentessa di giuria Alena Seredova, il rosa predomina (e SuperSimo ha pure scelto di indossarlo). Il leit motiv dunque è il solito, ma l’edizione è decisamente rinnovata. Così tanto che le vecchie leve del giornalismo italiano in sala stampa storcono il naso e rimembrano le gloriose edizioni del passato. Ciò che stupisce è probabilmente lo stile talent, importato da una Simona Ventura in piena forma. Non la si vedeva così carica dai tempi dell’Isola dei Famosi. L’unica cosa che non riesce a scrollarsi di dosso è una parlatina che fa invidia ad Alessandro Cattelan, è il solo e palese rigurgito retroattivo legato a X Factor. 

Lo show targato Magnolia è dinamico, all’insegna del divertissament, Miss Italia fa da capostipite (o capostipito come ha detto la Ventura) a un genere televisivo nuovo sul piccolo schermo del Bel Paese: il fashion show. Non si sente puzza di naftalina, è una nuova primavera. Protagoniste da subito sono le 24 finaliste che, suddivise in gruppi da 6, si cimentano in sfilate a tema. Il primo è quello circense, a seguire il bon ton, lo sport, il new romantic ecc ecc…I giurati, il rapper Emis Killa, l’attore Alessandro Preziosi, il cestista Marco Belinelli e il direttore di Dipiù Sandro Mayer, interagiscono con loro. Il più sciolto è proprio Emis Killa che sembra essere molto a suo agio nella veste di giudice e dichiara di essere assolutamente a favore delle miss curvy. Preziosi ammette che ha una preferenza per le bionde, mentre Belinelli per le more. 

La giuria dunque è equilibrata. Alena Seredova sembra sorridente e rilassata, alla prima uscita ufficiale dopo la separazione da Gigi Buffon, la modella ceca si conferma una icona di stile e di eleganza. Dopo alcuni anni di assenza torna sul palco di Miss Italia il bikini, le miss sfilano in costume come ai vecchi tempi. Un momento di commozione quando viene eliminata Rosaria Aprea, una giovane campana che in passato ha subito violenze. Lo show prosegue, le ragazze indossano gli abiti da sposa, e rimangono in cinque: Giulia Salemi, Claudia Filipponi, Nera Nervo, Clarissa Marchese e Sara Battisti. Tra queste c’è Miss Italia. Sfilano in abito da sera, mettendo in risalto la loro eleganza e il loro sex appeal. E' la volta di Chiara Galiazzo che sceglie la kermesse per promuovere il suo nuovo singolo "Un raggio di sole". Arriva il verdetto: Simona Ventura tuona ed Emis Killa incorona. Coriandoli e gridolini. Cala il sipario sulla prima edizione smart del concorso di bellezza più antico dello Stivale. Che sia stata una scommessa vinta? La sentenza dell’auditel arriverà tra poche ore, una cosa è certa: nonostante le quattro ore di diretta nessuno in sala si è addormentato. Questo è già di per se un buon risultato.

COMUNE PER COMUNE Dove la Tasi costerà più dell'Imu

Comune per Comune ecco dove la Tasi ci costerà più dell'Imu

di Sandro Iacometti 


Dovevano abolire la tassa sulla prima casa. E invece il bottino dei sindaci è addirittura aumentato. A poche ore dalla scadenza dei termini (il 10 settembre) per la comunicazione delle delibere sulle aliquote da parte dei comuni, il grande inganno della Tasi inizia a delinearsi con chiarezza. Abbiamo passato il 2013 ad assistere alle acrobazie politiche sull’abolizione del balzello sulla prima casa reintrodotto da Mario Monti con l’Imu. Compiuta, a fatica, l’opera, il governo ci aveva assicurato che dal 2014 le abitazioni principali sarebbero state esentate dal pagamento delle tasse.

Al posto dell’Imu è però arrivata la Tasi, imposta sui servizi indivisibili. Sulla carta il tributo doveva essere soft, un’imposizione leggera assolutamente non paragonabile alla mazzata dell’Imu. Nella realtà, la gabella nuova di zecca si è rivelata uguale, se non peggio, di quella vecchia. Il sospetto che le rassicurazioni del governo sul minore impatto della Tasi fossero fasulle era già venuto prima dell’estate, sulla base dei dati relativi alla quota di comuni che hanno deciso per tempo aliquote ed eventuali detrazioni. L’allargamento della platea di contribuenti coinvolti, avvenuto negli ultimi giorni con la raffica di delibere comunali varate in zona Cesarini per non perdere il treno della Tasi, ha reso il quadro più chiaro. Confermando, purtroppo, le ipotesi peggiori.

L’INDAGINE - I numeri, almeno per ora, parlano chiaro. Dalle rilevazioni effettuate per Libero dal servizio politiche territoriali della Uil su 38 città campione (un terzo del totale dei capoluoghi) risulta che la Tasi batte l’Imu. E non di poco. L’analisi, a differenza di quelle circolate negli ultimi giorni, non è effettuata sulle medie statistiche delle aliquote e sulle simulazioni di pagamento in base a differenti tipologie di case e di famiglie. Operazioni che forniscono un quadro generale non sempre corrispondente alle realtà concrete. In questo caso il dato preso in esame è quello relativo al gettito dei comuni. In altre parole i soldi materialmente e complessivamente incassati dai sindaci con i balzelli sulla casa.

Ebbene, dal campione analizzato dalla Uil emerge che le 38 città oggetto dell’indagine nel 2012 hanno incassato quasi 1,291 miliardi di Imu sulla prima casa (pari ad un terzo del gettito totale di 4 miliardi), mentre nel 2014, stando ai bilanci già approvati, prevedono di incassare con la Tasi 1,358 miliardi, ben 66,9 miliardi in più.

Nel dettaglio, in 26 città (68,4% del totale del campione) le entrate contabilizzate dai sindaci per la Tasi superano quelle della vecchia Imu prima casa. Solo in 12 città, invece, il gettito risulta inferiore. Tra gli aumenti maggiori spiccano quelli di Roma, con 71,2 milioni di euro, di Milano, con 25,3 milioni, di Sassari, 6,9 milioni, di Brescia, 3,8 milioni, e di Mantova, 3,2 milioni. In queste città, va detto, l’imposta sui servizi indivisibili è applicata anche agli altri immobili. Considerato, però, che quasi tutti i comuni avevano già alzato l’asticella dell’Imu sulle seconde case ai livelli massimi (10,6 per mille, che è anche il tetto d’aliquota Imu più Tasi) e che quindi sugli altri immobili hanno potuto applicare in quasi tutti i casi solo la maggiorazione dello 0,8 per mille destinata alle detrazioni, il risultato cambia poco. A Milano, ad esempio, il solo gettito della Tasi sulla prima casa è stimato in 145 milioni, mentre il gettito Imu 2012 era di 139,6 milioni. Leggendo il bilancio del Comune di Brescia, invece, ci accorgiamo che togliendo il gettito sugli altri immobili si arriva ad un sostanziale pareggio. 

Unidici città del campione, comunque, applicano la Tasi solo sulle prime case. E anche qui la Tasi batte quasi sempre l’Imu. In particolare a Piacenza il gettito del tributo sui servizi è maggiore di 2 milioni di euro, a Bologna di 1,8 milioni, a Pordenone di 1,2 milioni, a Pistoia di 1,1 milioni di euro e a Siracusa di 764mila euro. 

Tra le città in cui la pressione fiscale della Tasi è minore ci sono sicuramente Torino, con una diminuzione di 34,5 milioni, e Genova, meno 18,2 milioni. Le cifre si assottigliano molto a Forlì (3 milioni), Rimini ed Ancona (2 milioni). In sostanziale parità è Firenze. Nella città fino a qualche mese fa guidata da Matteo Renzi nel 2012 il balzello sulla prima casa ha dato un gettito di 41 milioni, mentre la Tasi è stimata a 40,5 milioni.

LE SCADENZE - Amaro il commento di Guglielmo Loy. Secondo i nostri calcoli, ha spiegato il segretario confederale della Uil, «alla fine della giostra i conti tra Imu prima casa e Tasi saranno quasi alla pari. Ci domandiamo se è valsa la pena stare a discutere un anno di Imu sì Imu no, quando tra l’altro molti Comuni hanno o stanno aumentando l’Irpef Comunale». E se, ha concluso Loy, «per i lavoratori dipendenti gli 80 euro attenueranno l’impatto della Tasi, per 15 milioni di pensionati (spesso proprietari di prima casa), la tassa comporterà quest’anno un vero salasso sulle loro pensioni».

Al danno economico della gabella si dovrà poi aggiungere quello legato al caos sui pagamenti, che costringerà ancora una volta la maggior parte dei contribuenti a rivolgersi ad un professionista abilitato. La stessa direttrice dell’Agenzie delle entrate, Rossella Orlandi, qualche mese fa ha confessato che «per capire» cosa doveva fare con l’Imu ha «perso un pomeriggio». Con la Tasi, agli italiani, non basterà una settimana. Basti pensare che i contribuenti di circa 2mila comuni, ognuno con le sue regole, le sue aliquote e le sue esenzioni, sono stati chiamati alla cassa il 16 giugno per la prima rata e dovranno versare il saldo il 16 dicembre. Per tutti gli altri la scadenza doveva essere il 16 ottobre. Ma i ritardi nei sindaci nell’approvare le delibere lasciano prevedere che almeno un migliaio sui 6mila rimasti indietro potrebbero non farcela. Questo significa che per i cittadini coinvolti la Tasi si pagherà tutta in un’unica soluzione il 16 dicembre, con un’aliquota uniformata a quella di base dell’1 per mille. Nel caso più totale saranno poi gli inquilini, che dovrebbero pagare una parte di Tasi (dal 10 al 30%), ma ancora neanche esistono i codici tributo.