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sabato 13 settembre 2014

Consulta, Catricalà ritira la candidatura Bruciato dal caos di Forza Italia

Antonio Catricalà: "Ritiro la mia candidatura alla Consulta"




Duro stop per l'elezione dei membri della Consulta. Antonio Catricalà rinuncia ed esce dalla scena. "Ringrazio i parlamentari che mi hanno votato ma chiedo loro di non sostenere ulteriormente la mia candidatura" per la Consulta. "Non vorrei mettere a rischio la mia immagine professionale e spero che il Parlamento possa più facilmente superare le contrapposizioni che hanno finora ostacolato l’elezione dei due Giudici costituzionali", ha concluso. La rinuncia di Catricalà arriva dopo la fumata nera di ieri. 

La fumata nera - Nella votazione infatti nessun candidato ha raggiunto il quorum richiesto dei tre quinti dei componenti dell'Assemblea. Servirà quindi una nuova votazione, la decima. Luciano Violante resta il più votato con 468 voti. I suoi consensi sono aumentati rispetto a ieri (ne aveva 429). Erano lievitati anche i voti Catricalà, è arrivato a quota 368 a fronte dei soli 64 di ieri sera. Il quorum richiesto per essere eletti è tuttavia di 570 voti. Ora riparte il toto-nomi per capire chi debba sostituire Catricalà nella corsa verso la poltrona. 

I marò restano prigionieri, Renzi esulta: "Grazie India". La Meloni: "Tu sei pazzo"

Matteo Renzi elogia l'India, Giorgia Meloni lo sculaccia: "Sei impazzito?"




Se il buongiorno si vede dal mattino, a poche ore dal via libera della corte suprema di Delhi al rientro in Italia per quattro mesi di Massimo Latorre per motivi di salute, è già possibile capire come finirà la vicenda dei due marò: Latorre, a gennaio, verrà rispedito in India e Dio sa quando avrà fine  l'incredibile vicenda sua e del collega Girone. Ieri mattina, infatti, il premier appena sveglio ha fatto cinque tweet, uno dei quali dedicato proprio alla svolta nella vicenda-marò: "Collaborazione con la Giustizia indiana e stima per il premier Modi e il suo Governo. Lavoreremo insieme su tanti fronti". Pochi minuti e la leader dei Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha "sculacciato" il premier con un tweet al veleno: "Renzi, stimi l’India perchè rimanda a casa Latorre per 4 mesi dopo un’ischemia e 2 anni di detenzione illecita? Sei impazzito?". Siamo sicuri che tanti italiani condividono...


Di seguito il tweet di Renzi:

Matteo Renzi        ✔ @matteorenzi
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3. Collaborazione con la Giustizia indiana e stima per il premier Modi e il suo Governo. Lavoreremo insieme su tanti fronti.
10:07 - 12 Set 2014

I SOLDATINI DELLA MERKEL IN AZIONE Renzi alza la voce e l'Ue lo bastona: "Nessuna lezione all'Italia, ma..."

Jyrki Katainen risponde a Renzi: "Nessuna lezione"




Ieri mattina Matteo Renzi ha commentato gli ultimi moniti delle istituzioni europee sottolineando che "l'Italia non ha bisogno di lezioni". Le risposte non si sono fatte attendere. Jyrki Katainen, commissario agli Affari Economici e Monetari e prossimo vicepresidente del nuovo esecutivo Ue a guida Juncker, ha risposto così al presidente del Consiglio: "La Commissione Ue non è un maestro, noi siamo collaboratori. Stiamo solo valutando quanto bene i diversi Paesi stanno rispettando i loro impegni e quanto promesso verso gli altri Stati membri".

Draghi - Un incontro, quello dei ministri delle Finanze dell'Eurozona, fortmente incentrato sulla necessità per i singoli Paesi di approvare e implementare le riforme strutturali. Concetto ribadito con forza anche dal presidente della Bce Mario Draghi, presente all'incontro: Per "far si' che tornino gli investimenti", ha spiegato il numero uno dell'Eurotower, serve "fare riforme strutturali più ambiziose. I paesi dovranno affrontare le raccomandazioni specifiche in maniera determinata"

Dijsselbloem - Dal vertice dell'Eurogruppo esce un accordo tra i ministri delle finanze dell'Eurozona ad accelerare sul fronte della riduzione delle tasse sul lavoro."Ridurre il cuneo fiscale è una delle principali riforme che renderà le nostre economie più competitive", ha spiegato il presidente Jeroen Dijsselbloem.

Padoan - In mattinata una parziale rassicurazione ai partner europei era arrivata dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, con l'assicurazione che il nostro Paese rispetterà il tetto del 3% nel rapporto tra deficit e Pil. "Come la stessa Bce ammette nel bollettino il quadro macro è molto peggiore di sei mesi fa e c'è un'ovvia meccanica implicazione per i conti pubblici, noi rispetteremo gli impegni presi", ha detto Padoan. "Il target del 2,6% - ha aggiunto - era l'obiettivo compatibile con un quadro macro diverso, lo ripeto: noi rispetteremo i vincoli".

"Parigi è Parigi" - A chi gli chiedeva se il rispetto del vincolo del 2,6% nel rapporto deficit-pil volesse dire una manovra correttiva, Padoan ha così risposto: "Stiamo lavorando alla legge di stabilità che, per definizione, impatta sui conti, quando avremo i numeri sarete i primi a saperlo". "Parigi è Parigi". Così il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan risponde ai giornalisti che gli chiedono cosa ne pensi della richiesta che la Francia intende fare per ottenere una deroga al tetto del 3% del deficit. "Noi lo rispetteremo" ha aggiunto.

Il compagno Sallusti è passato a "L'Unità"? "Governi fantoccio": il direttore sta con Mosca, ecco cosa ha scritto...

Sallusti: "In Ucraina governo fantoccio di Obama"




Allarme! C'è un vetro-comunista reduce non pentito degli anni Settanta che ieri sera si è chiuso nell'ufficio del direttore de "Il Giornale". Si chiama Alexander (Sasha) Sallustič e ha scritto lui l'editoriale che appare oggi sulla prima pagina del quotidiano di via Negri. Il commento riguarda la Russia e le sanzioni aggiuntive che proprio ieri i 28 Paesi membri dell'Unione europea hanno deciso di varare nei confronti di Mosca. Sanzioni folli, si legge nell'editoriale, in un momento in cui gli indicatori economici dell'Ue sono da togliere il sonno. E che le ritorsioni russe alle sanzioni potrebbero mandare ancora più a picco. Insomma, nulla che faccia pensare a qualcosa di strano, nell'ufficio che fu di Indro Montanelli. Almeno fino  al penultimo capoverso dell'editoriale, in cui si legge "passi chi ci hanno messo nella cacca fino al collo, ma accendere pure il ventilatore per alzare l'onda è cosa da pazzi irresponsabili. E tutto per permettere al governo fantoccio di Kiev voluto da da Obama di continuare ad affamare il suo popolo...". Alt. "Governo fantoccio?". Come i regimi latinoamericani degli anni Settanta: quelli in Argentina, in Brasile, in Cile (dopo Allende), per i quali la stampa comunista creò l'espressione "governi fantoccio degli americani". Sasha Sallustič non ha resistito alla nostalgia e s'è tradito. Chissà cosa direbbe Montanelli...

SCIPPATORI LIBERI PER LEGGE Ecco a cosa serve lo "svuotacarceri"

Giustizia, la legge vieta la prigione agli scippatori


di Maurizio Belpietro 



I lettori milanesi sono stati informati da poche righe in cronaca. Se riassumo la vicenda è dunque ad uso e consumo di chi non riceve le pagine dedicate al capoluogo lombardo. Martedì, in una zona centrale e ben frequentata della città, una donna di 68 anni è stata seguita fin dentro l’androne del palazzo in cui abita, dopo di che le è stata strappata la collanina che portava al collo. Lo scippo ha avuto un esito violento, perché nella colluttazione che ne è seguita la vittima ha riportato ferite al collo. Non fosse per il seguito, si potrebbe dire che si è trattato di un episodio di ordinaria criminalità che ormai si registra quotidianamente nelle nostre metropoli. Sennonché lo scippatore una volta presa la collanina e fuggito è stato inseguito da un avvocato, il quale con la collaborazione di altri passanti è riuscito ad acciuffare il ladro. Tutto bene dunque? No, per niente, in quanto il bandito, una volta portato di fronte al magistrato, si è visto togliere le manette e rimandare a casa invece che in cella. Non dico che gli siano state rivolte delle scuse, ma quasi, e la colpa per una volta non è del pm ma della legge che pur non condividendo ogni procuratore è tenuto ad applicare.

Vi pare cioè incredibile che un tizio preso in flagranza di reato, dopo aver procurato lesioni a una donna, venga rimandato a casa con una pacca sulla spalla e al massimo una ramanzina? Eppure è la logica conseguenza di una misura approvata dal Parlamento italiano su indicazione del governo. Sotto il nome di Svuota carceri e con la scusa di venire incontro a una precisa richiesta dell’Europa, che altrimenti minacciava pesanti sanzioni nei confronti dell’Italia, mesi fa Camera e Senato hanno votato in tutta fretta una norma che praticamente fa divieto ai pm di mandare in galera chiunque non corra il rischio di essere condannato a una pena detentiva superiore ai tre anni. Risultato, di fatto si è garantita l’impunità a ladri, spacciatori, scippatori, stalker e tutte quelle persone che commettono reati che spaventano l’opinione pubblica ma che - chissà come mai - i politici liquidano come microcriminali. Chi strappa la collanina a una pensionata di ritorno dalla spesa certo non è un grande criminale, ma il collo ferito della donna è più importante di tanti discorsi sulle truffe alle banche o sulla corruzione, perché quella violenza contribuisce a generare un senso di insicurezza fin dentro la propria abitazione.

Quando nell’edizione del 2 luglio scorso noi di Libero, in assoluta solitudine, denunciammo il rischio che metter fuori i ladri e dichiararli non arrestabili fosse un autogol che avrebbe reso ancora più pericolose le nostre città, fummo accolti dallo scetticismo. Pochi altri organi di stampa decisero di approfondire la faccenda e anche quei pochi che scelsero di occuparsene lo fecero con scarsa convinzione. Risultato, la legge non è stata rivista né corretta, ma è stata pubblicata tale e quale sulla Gazzetta ufficiale. A onor del vero bisogna riconoscere che a stare zitti non sono state solo le principali testate, le quali sono solite commentare i grandi fatti ma non quelli che toccano la gente comune. A tacere, insieme ai quotidiani, sono stati anche coloro i quali la legge la debbono applicare, ossia i magistrati. Se il governo li tocca nel portafoglio o nelle ferie, apriti cielo. Ma se invece li colpisce nell’autonomia di spedire dietro le sbarre un tizio preso con le mani nella marmellata, anzi con le mani intorno al collo di una donna indifesa, fanno spallucce: un lavoro di meno. Né l’Anm, né il Csm - da cui è venuta un’alzata di scudi contro le parole pronunciate dal premier a Porta a porta a proposito delle vacanze - hanno sentito il dovere di protestare. Silenzio anche dalle Procure, di solito ciarliere nel denunciare ogni virgola berlusconiana in materia di giustizia.

Risultato: lo scippatore di martedì - insieme a tanti altri all’opera nelle città italiane - ha goduto della libera uscita e con lui hanno beneficiato della legge salva dalla galera anche alcune migliaia di condannati. Alla vigilia delle vacanze, solo a Milano ne sono stati messi fuori poco meno di un migliaio. Non si sa se sia stato uno di questi a rubare, togliendola dal tetto della vettura su cui era stata fissata, la bicicletta nuova fiammante di un giudice in partenza per le ferie. Ma se non è stato un ex galeotto è stato di sicuro qualcuno a conoscenza del fatto che rubare una bici è un reato senza pena, perché la galera è riservata ora solo ai colletti bianchi. Quelli che invece il colletto e le mani ce le hanno rosse di sangue per aver fatto battere la testa a una pensionata, possono stare tranquilli. 

venerdì 12 settembre 2014

Panico in volo, terrore a Malpensa: allarme ebola per una ragazza italiana Creato un cordone sanitario nello scalo

Milano, allarme ebola a Malpensa: sospetti su un'italiana di 35 anni




Allarme ebola anche a Malpensa: momenti di terrore allo scalo in provincia di Milano. L'allerta è scattata a bordo del volo della compagnia portoghese Tap 806, in arrivo alle 13.40 nell'aeroporto varesino. Una donna italiana di 35 anni, decollata da Dakar, in Senegal, e imbarcatasi poi a Lisbona, si è sentita male in volo, accusando i sintomi del virus killer. Il comandante, dopo aver contattato la torre di controllo, ha fatto scattare la procedura attivata dal ministero della Salute: dopo l'atterraggio, a bordo del volo è salito un medico nella tuta isolante bianca, i guanti e gli occhiali di protezione, per svolgere i primi controlli. I 125 passeggeri a bordo del volo e i membri dell'equipaggio, nel frattempo, sono stati fatti scendere e accompagnati al Terminal 2 di Malpensa, dove è stato allestito un cordone sanitario per trattare casi simili. Dagli esami medici svolti allo scalo, la donna non sembrerebbe però essere stata colpita da ebola, anche se saranno necessarie altre verifiche.

RECORD DELLA MOGHERINI Vola solo sugli aerei di Stato Ecco quanto ci costano i suoi viaggi

La Mogherini su un terzo dei voli di Stato dell'era Renzi




Prende un dubbio. O meglio un timore: che ora che è diventata "Lady Pesc", ossia responsabile della politica estera e di sicurezza dell'Unione europea, a Federica Mogherini tocchi comprarle un jet privato. Uno tutto suo. Perchè i suoi viaggi all'estero, se possibile, aumenteranno ulteriormente. E in questi sei mesi a Palazzo Chigi non è che la ministra degli Esteri abbia scherzato, quanto a uso degli aerei di Stato, Rivela lanotiziagiornale.it, ripresa da dagospia.com, che la bionda Federica è stata il passeggero di punta di un terzo di tutti i voli di Stato da fine febbraio a oggi: 18 su 56.

Fin qui potrebbe non esserci nulla di strano: lei è (ancora per poco) il ministro degli esteri e all'estero è normale che vada. Ma il fatto è che i voli di Stato, dopo gli incredibili abusi del passato, oggi sono disciplinati da un paio di provvedimenti: una direttiva firmata il 23 settembre 2011 dall’allora premier, Silvio Berlusconi, e una circolare del 10 maggio 2013 predisposta all’epoca del governo di Enrico Letta. Secondo i quali per i trasferimenti dei ministri bisogna usare i voli di linea, quelli offerti dalle compagnie. Solo se si dimostra, con apposita documentazione, che questa opzione non è possibile, allora si può fare richiesta di un volo di Stato. Il quale, va da sé, costa molto di più.

Invece, molte delle tratte volate dalla Mogherini erano servite da voli commerciali. Il ministro, per esempio, il 23 luglio scorso (un mercoledì) ha preso un volo di Stato Bruxelles-Roma. Tratta comodamente coperta, più volte al giorno, da Alitalia, Vueling e Brussels Airlines. Il 3 giugno (martedì) è stata la volta di un Vienna-Roma. Anche qui tratta servita, il martedì, da Alitalia, Austrian e Air Berlin. Ancora martedì 24 giugno (martedì) la ministra è andata da Roma a Bruxelles.