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giovedì 11 settembre 2014

Baby squillo, la madre alla figlia: "Ti devi muovere, ho bisogno di soldi"

Baby squillo, la madre alla figlia: "Muoviti oggi, ho bisogno di soldi"

di Francesco Rigoni 


Roma, Italia, anno domini duemilaquattordici. Una madre chiama al cellulare la figlia quattordicenne: "Senti un po', tu non te movi oggi? E come facciamo? Perché io sto a corto, dobbiamo recuperà. Ma ce la facciamo a recuperare sta settimana?". La madre si preoccupa della figlia, che tenerezza, e la figlia si fa carico dei problemi economici della famiglia, che senso di responsabilità. Peccato che il lavoro trovato dalla ragazzina per dare una mano a casa fosse il lavoro più antico del mondo. La quattordicenne è la più piccola tra le baby prostitute dei Parioli, il quartiere della Roma bene. La telefonata era stata intercettata dai Carabinieri.

"Assenza di valori" - La motivazione della sentenza di primo grado - di cui oggi Il Tempo pubblica alcuni stralci - è lunga 90 pagine. Il giudice per le udienze preliminari Costantino De Robbio è durissimo: "La ragione del micidiale incrocio di vulnerabilità e assenza di valori che costituisce l'humus della vicenda è probabilmente dovuto all'incredibile indifferenza mostrata dalle persone a cui era naturalmente e istituzionalmente affidata la cura della crescita e dell'istruzione delle due ragazzine. Si fa riferimento - scrive ancora il Gup - alla madre (della più giovane delle due) che per lungo tempo ha ricevuto dalla figlia 14enne versamenti quotidiani di denaro ed ha scelto di non farsi domande sulla provenienza del denaro, non solo prendendo atto della circostanza ma cominciando ben presto a fare conto su quel denaro la cui provenienza illecita era più che evidente, e giungendo infine a sollecitarne i versamenti".

Sempre e comunque - La madre non solo sapeva, ma era la prima ad incitare la figlia a prostituirsi. E se la quattordicenne, per esempio, non se la fosse sentita? O se avesse presentato dei malesseri? Lo stesso: i versamenti di denaro dovevano avvenire in continuazione. La madre si allarmava quando gli "introiti" diminuivano, perché ormai quei soldi erano diventati parte integrante delle entrate di famiglia. I solleciti della madre non conoscevano ostacoli. Infatti il giudice sottolinea che non "solo la discesa della 14enne nel mondo della prostituzione minorile non è avvenuta all'insaputa della madre, ma è stata da questi incoraggiata per fini economici poiché sui proventi dei rapporti sessuali della figlia, la madre faceva affidamento tanto da allarmarsi per la sospensione degli introiti, pur se tale sospensione era dovuta a ragioni naturali e più che prevedibili". Agghiacciante.

I mostri - Questa vicenda è piena di mostri: oltre alla madre/matrona ruffiana ci sono i papponi che si facevano la guerra per gestire le due minorenni e i bavosi clienti avidi di mettere le sudicie mani sulle ragazzine, che nell'ambiente venivano evidentemente ritenute pezzi pregiati, secondo quanto emerge dalle parole del giudice: "la loro giovane età è anzi sempre vista come fonte di maggiore attrattiva 'commerciale' e dunque di guadagno per gli sfruttatori Mirko Ieni e Nunzio Pizzacalla e di piacere sessuale per gli altri".

Fiore sciupato - L'ambiente che viene descritto nella motivazione della sentenza è schifoso e ributtante: adulti che sfuttano spudoratamente - senza remore nè scrupolo alcuno - il fiore della gioventù proprio nel momento in cui sboccia meravigliosamente, nel momento in cui è contemporaneamente più bello e più fragile. Secondo il giudice "Emerge un desolante quadro di superficialità e cinismo, che accomuna organizzatori della prostituzione minorile e clienti, nel consapevole intento di approfittare per il proprio tornaconto (sia esso economico o di soddisfacimento della libido sessuale) dell'evidente incapacità delle due ragazzine di rendersi pienamente conto delle conseguenze di ciò che stavano compiendo". "In nessuna delle numerosissime conversazioni degli imputati - prosegue il Gup - emerge alcuna preoccupazione o scrupolo in relazione alla scelta di indurre alla prostituzione delle ragazzine da poco uscite dalle scuole medie".

Davide Bifolco, la verità dell'autopsia sul ragazzo ucciso Inseguimento e proiettile: cosa è successo quella notte

Napoli, autopsia sul corpo di Davide Bifolco: "Pallottola dall'alto al basso, colpo al petto e non alla schiena"




Nessun colpo alle spalle, Davide Bifolco è stato ucciso con un colpo di pistola al petto. E' il risultato dell'autopsia sul corpo del 17enne di Napoli ucciso giovedì notte nel rione Traiano da un carabiniere. Ad eseguire l'esame è stato il professor Massimo Esposito, nell'Istituto di Medicina legale dell'Università Federico II presso il Secondo Policlinico. Eseguiti anche la Tac e un prelievo cutaneo, come richiesto dal legale della famiglia Bifolco, l'avvocato Fabio Anselmo. Il proiettile è entrato nel petto a poca distanza dalla spalla, nella "regione toracica anteriore sinistra ed è uscito tra la settima e l'ottava vertebra a destra". Altro punto importante risultato dall'autopsia è che il ragazzo sarebbe stato colpito "dall'alto verso il basso" con una "inclinazione molto forte". Due le ipotesi: o il 17enne era caduto in terra oppure il carabiniere era molto vicino al ragazzo. 

Il legale di Bifolco: "Soddisfatto" - "Alle 12.30 ho assistito insieme con i consulenti all'esame esterno del cadavere - dice lo stesso Anselmo -. Sono sereno perché per la prima volta noto con soddisfazione che a differenza di altre situazioni vi è un totale accordo tra i consulenti: l'esame ha evidenziato il foro d'entrata del proiettile in petto ed il foro d'uscita alla schiena. Questo elemento ed il risultato della Tac di ieri sono punti di partenza molto solidi per le successive indagini. Ma ritengo assolutamente prematuro e completamente sbagliato trarre conclusioni a conferma o a smentita delle varie tesi". Secondo Salvatore Pane, avvocato del carabiniere che ha sparato a Davide, "non ci sono elementi che smentiscano la ricostruzione data dal mio assistito". "E' l'ulteriore conferma che erano stare fatte speculazioni e che il colpo non è stato esploso mentre scappava, ma è partito in maniera accidentale". La versione dell'agente, dunque, non cambia: "E' inciampato sul marciapiede trascinato dal guidatore dello scooter". Sul motorino, nel frattempo, pare definitivamente smentita la presenza di Arturo Equabile, il latitante sulle cui tracce erano i carabinieri: "Io non c'ero, dirò tutto agli inquirenti", ha confermato lo stesso giovane in un'intervista al Fatto quotidiano.

mercoledì 10 settembre 2014

Processo in corso per Renzi condannato in 1 grado! Ma tg e giornali non ve lo dicono

Processo in corso per Renzi condannato in 1 grado! Ma tg e giornali non ve lo dicono

di TzeTze

Giornali, tg e media dopo aver massacrato Berlusconi e Grillo sono clementi con Renzi. Nascondono il suo processo in corso, dove sta rischiando davvero tanto


Perchè nascondere? E’ un evidente segno di corruzione. Ecco perchè il goveno finanzia le testate giornalistiche, per corromperle con i soldi dei cittadini…

Praticamente nessun giornale ne parlerà ma è successa una cosa interessante

La Corte dei Conti, dopo la condanna in primo grado per danno erariale, si occupa di nuovo di Matteo Renzi e della sua gestione da ottimo amministratore locale. Con l’ordinanza della Corte dei Conti, Sezione Giurisdizionale per la Toscana, n. 26/2014, la magistratura contabile ha rinviato a giudizio Matteo Renzi (udienza del prossimo 24 settembre 2014), per accertare una sua eventuale responsabilità per danno erariale, quando era Presidente della Provincia di Firenze.

Vediamo cosa viene contestato al rottamatore. Con decreto del Presidente della Provincia e con delibera della Giunta Provinciale, l’ente, all’epoca presieduto da Matteo Renzi, ha nominato un collegio di quattro Direttori Generali anziché di uno solo come invece richiederebbe la normativa in vigore ed il buon senso in tempi di spending review.
Secondo la Procura della Corte dei Conti la Provincia “avrebbe potuto (e dovuto) nominare un solo Direttore Generale … mentre aveva provveduto alla nomina ed alla remunerazione di quattro Direttori con retribuzioni ben superiori a quelle massime previste dal C.C.N.L. (contratto collettivo nazionale) … tanto più che i soggetti nominati Direttori Generali non provenivano dall’esterno, ma erano dirigenti di ruolo con contratto a tempo indeterminato, in seguito collocati in aspettativa, per essere riassunti dallo stesso Ente con un contratto di diritto privato”.

In sintesi queste nomine di dirigenti avrebbero cagionato, secondo il P.M., un danno erariale alla Provincia di Firenze pari a 816.124,15 euro.

Ovviamente sono certo che il Presidente del Consiglio, nel corso del processo, fugherà ogni dubbio davanti ai giudici della Corte dei Conti e davanti agli italiani, ma nel frattempo è bene informarsi ed informare.

P.S. Se il “discepoletto” imiterà il maestro in tutto e per tutto parlerà di giustizia ad orologeria!

Il duello all'ultimo sangue tra Floris e Massimo Giannini: chi c'è dietro (e che c'entrano Crozza, Benigni e Perego)

Floris e Giannini, dietro al loro duello lo scontro tra Lucio Presta e Beppe Caschetto




Scaldano i motori le televisioni, i duelli dell'informazione da prima serata stanno per iniziare. Uno su tutti, quello tra Giovanni Floris e Massimo Giannini, rispettivamente su La7 e su su Rai3, rispettivamente l'ex mister Ballarò e il nuovo conduttore di Ballarò. Per il buon Floris, l'antipasto con la striscia quotidiana 19e40 è stato catastrofico: clamoroso flop in termini di ascolti. Ed in questo contesto è trapelata una notizia che, di sicuro, agiterà le notti di Floris stesso: martedì prossimo, al primo duello tra Ballarò e Di martedì, il "successore" Giannini porterà sugli schermi Rai niente meno che Roberto Benigni. Insomma un "pezzo da novanta" che rischia di far (stra)vincere all'ex penna di Repubblica il duello degli ascolti (Floris, da par suo, risponderà al fuoco con Crozza).

Parte uno - Ma dietro a tutto questo movimento, secondo quanto scrive Dagospia, non ci sarebbe tanto un duello tra conduttori (Floris-Giannini, appunto), ma tra i rispettivi agenti: Lucio Presta e Beppe Caschetto. Si parte dal secondo, che ormai ha concentrato tutti i suoi "sforzi" su La7, la rete di Urbano Cairo con il quale, inizialmente, non si era particolarmente trovato. Caschetto ha portato all'emittente nell'ordine Maurizio Crozza, Michele Santoro, Corrado Formigli e Michele Santoro, ma solo con il passaggio di Floris avrebbe trovato la totale sintonia con l'editore (in Rai, per ora, della sua scuderia restano Fabio Fazio e Luciana Littizzetto).

Parte due - Insomma, sui radar, secondo Dagospia ci sarebbe un Caschetto sulla cresta dell'onda, sempre più potente a La7, con "la produzione chiavi in mano dello show di martedì sera". Una circostanza che agiterebbe Lucio Presta, che dopo il - primo - flop di Floris tira il fiato: il rischio era che un immediato successo che avrebbe reso la sua posizione (ha portato Giannini a Viale Mazzini) ancor più difficile. E così, dopo aver tirato il fiato, presta rilancia con Roberto Benigni, appunto, la carta grazie alla quale, nell'ordine, Presta, Giannini e il dg Gubitosi potrebbero prendersi una sonora rivincita. Una rivincita per Presta ancor più necessaria dopo che alla "sua" Paola Perego hanno tolto la striscia quotidiana La Vita in diretta per affidarle la settimanale di Domenica In.

Sesso, corna e potere. Ricordate Veronica che sputtanava il Cav? Adesso Repubblica si rimangia tutto...

Repubblica ha sputtanato Berlusconi e Veronica Lario, ma con Hollande e Valérie si pente

di Francesco Borgonovo


Certe volte sorge inarrestabile, dal profondo del cuore, il desiderio di abbonarsi a Repubblica. Davvero: dal giornale di Ezio Mauro sgorga una tale quantità di buoni sentimenti, di emozioni pure e cristalline, che commuoversi è inevitabile. Chissà quanti italiani dal cuore morbido, domenica mattina, si sono rovinati il cappuccino annacquandolo con le lacrime dopo aver letto l'Amaca di Michele Serra. Del resto, come biasimarli. 

Quanto buon senso, in quell'articoletto così breve. Quanta misura, quanto rispetto. L'argomento del pezzo era la grottesca vicenda che coinvolge il capo di Stato francese François Hollande e la sua ex Valérie Trierweiler. La signora, le cui corna sono state platealmente scoperte tempo fa e si sono rivelate tanto voluminose da vedersi ben oltre le Alpi, ha deciso di prendersi una piccola rivincita sul compagno fedifrago, sputtanandolo in un libro intitolato Merci pour ce moment, che sta andando a ruba.

Tra le altre cose, la Valérie ferita rivela anche che il simpatico socialista Hollande, tra le mura domestiche, si diverte a chiamare i poveri «sdentati». Il che conferma tutti i luoghi più o meno comuni sulla gauche caviar, cioè il risciacquamento nella Senna dei radical chic. E qui entra in scena Michele Serra. Il quale dichiara di non provare alcuna «simpatia per la signora Trierweiler e per la sua vendetta privata consumata in pubblico». Le esternazioni di Hollande, secondo lui, fanno parte «delle tante battute sceme, volgari o ciniche che ognuno di noi si lascia sfuggire quando è in mutande, a casa propria, impresentabile per definizione». Certo, se il capoccia francese avesse ripetuto le stesse cose in pubblico, beh, allora sì che avremmo dovuto indignarci. Ma quel che dice e fa dentro casa sua sono affari suoi.

Ah, che balsamo queste parole. Come siamo d’accordo con Serra, specialmente quando se la prende con i «i gruppetti irosi e frettolosi che organizzano sul web (…) il linciaggio di Hollande». Gente a cui «la distinzione fra pubblico e privato evidentemente sfugge». Ecco. A proposito di differenza fra pubblico e privato e di cose che sfuggono. Forse a Michele è sfuggito che il giornale sui cui verga i suoi mai abbastanza apprezzati pezzi è campato per anni sullo sputtanamento inteso come prosecuzione della politica con altri mezzi.

Se Nicole Minetti parla al telefono del «culo flaccido» dell’ex premier italiano, bisogna scodellare titoli cubitali, pubblicare tutto il pubblicabile e fornire al lettore guardone ogni dettaglio sulla vita privata, anche sessuale, di Silvio Berlusconi. Se invece Hollande – leader di sinistra – va in giro a sghignazzare sostenendo che i poveri sono persone con le pezze al culo che non possono permettersi le cure dentarie, la faccenda non è rilevante.

Eppure un piccolo risvolto politico dovrebbe avercelo: in fondo, si tratta di un politico che, davanti agli elettori, si presenta come il difensore delle classi disagiate. E se si scopre che il suo pensiero è un altro, beh, forse è rilevante saperlo. Ma di nuovo Serra ci sorprende per la sua lucidità. Egli spiega che Valérie è una donna «giustamente offesa per essere stata scaricata», e aggiunge che «poche cose come il tradimento scatenano i peggiori istinti».

Insomma, la dama è incazzata, non è che bisogna prendere per oro colato tutto quel che dice: «Superare le pene d’amore con classe è una delle poche, vere, grandi consolazioni della vita». Quanto ha ragione, ancora una volta! Talmente ragione che Serra dovrebbe stampare questa frase su un bigliettino e spedirlo a Veronica Lario e, soprattutto, a Ezio Mauro. Perché se non ci sbagliamo fu proprio Repubblica a sbattere in prima pagina la lettera in cui la ex moglie del Cavaliere lo dipingeva come un maniaco sessuale indemoniato. Vi ricordate, no, il Drago che si fa offrire le vergini? Era quella paccottiglia lì, roba che a confronto il Taccuino di un vecchio sporcaccione di Bukowski pareva un manuale per educande.

Però la letterina di Veronica era il giusto sfogo di una donna coraggiosa oppressa dal marito perfido e lussurioso. Valérie invece è una povera deficiente cornuta che, incapace di tenersi un uomo, non trova di meglio che misurargli il pene a mezzo stampa. Questa è la versione di Repubblica. Lo stesso giornale che ieri presentava un altro ottimo reportage da Parigi per documentare la rivolta dei librai. Costoro, da qualche giorno, fregandosene dei soldi facili, si rifiutano di mettere in vendita il libro della Trierweiler. Va a ruba, il pubblico non chiede altro, ma i coraggiosi librai preferiscono farsi comprare una copia di Dumas o un romanzo di Hugo. L’autrice del pezzo, la brava Anais Ginori, ne scrive con ammirazione, ne apprezza la dignità.

Per l’ennesima volta, ha ragione pure lei: un libraio che ami il suo mestiere, la spazzatura non la diffonde. Per quello basta e avanza Repubblica.

martedì 9 settembre 2014

RUSSIA, COMI (FI): Sanzioni costano 705 milioni, Italia danneggiata. Commissione sostenga i produttori

RUSSIA, COMI (FI): Sanzioni costano 705 milioni, Italia danneggiata. Commissione sostenga i produttori 

a cura di Gaetano Daniele


"Le sanzioni alla Russia da parte della UE richiedono un supplemento di riflessione: siamo sicuri che le nostre economie reggeranno? E siamo sicuri che sia questo il modo giusto per costruire uno spazio di pace e sicurezza ad Est? Noto una certa fretta e superficialità in qualche esecutivo europeo, a partire da quello italiano. Un saggio segnale di prudenza è arrivato ieri dall’assise dei 28 ambasciatori UE, che ha rinviato di qualche giorno il nuovo pacchetto di sanzioni, dopo i contraccolpi durissimi che i Paesi UE hanno già subito con le prime misure di blocco. Mentre chiudono migliaia di imprese per la crisi, l’agroalimentare italiano ha subito dall’embargo ulteriori danni per 163 milioni di euro. Il danno europeo complessivo è di 705 milioni. I conti sono facili: le sanzioni europee le paga soprattutto l’Italia. Da lombarda aggiungo che le paga soprattutto il Nord, con i settori agricolo, meccanico, elettronico, moda, turismo e non solo. Si dirà: è il prezzo della pace per l’Ucraina. Ma non è così: le tensioni stanno solo salendo. La strategia del dialogo con Mosca che solo Silvio Berlusconi aveva praticato, ereditando peraltro una lunga tradizione diplomatica italiana che ha assicurato – quella sì – una pace vera e concreta, oggi viene gettata alle ortiche. Ho depositato a Bruxelles una interrogazione parlamentare in cui chiedo alla Commissione se ha valutato e quantificato i danni economici che l’Italia ha già subito a causa delle sanzioni in essere e di quelli che arriverebbero con le nuove sanzioni. Ho chiesto quali misure la Commissione intenda adottare per sostenere i nostri produttori in ginocchio, nei diversi settori. Ho chiesto loro di mostrare le cifre, i dati in loro possesso, se li hanno. Ho chiesto di rifletterci sopra molto bene, e di agire di conseguenza. I Lombardi e gli Italiani attendono risposte. Di crisi ne abbiamo già una: non raddoppiamo". 

Giovanni Floris, flop la prima di "19e40": fa l'1,45% di share

Giovanni Floris, flop la prima di "19e40": fa l'1,45% di share




Un disastro totale. Male, malissimo la "prima" per Giovanni Floris su La7. E questa volta la bocciatura non riguarda né i contenuti, né gli ospiti, né la fotografia. La bocciatura sta tutta nei numeri, quelli definitivi, incontrovertibili e impietosi dello share: la prima puntata di 19e40 dell'ex mister Ballarò su La7 ha registrato un ascolto medio di 258mila telespettatori, per uno share pari all'1,45 per cento. Un risultato catastrofico, quasi infinitesimale, che indica a Floris la necessità di cambiare rotta, e subito. Un risultato ancor più magro se messo a confronto con lo share medio raggranellato dal TgLa7 di Enrico Mentana, al quale 19e40, trasmesso pochi minuti prima, dovrebbe fare da traino: Mitraglietta, infatti, quest'estate, pur in calo, ha fatto registrare uno share medio pari al 6,7 per cento. Infine, per Floris, duro anche il confronto con Otto e Mezzo di Lilli Gruber, che segue il Tg La7, e che nella serata di ieri, martedì 8 settembre, ha raccolto il 5,81% di share.