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sabato 6 settembre 2014

Così mezzo Pd farà lo sgambetto a Renzi: agguati su conti, articolo 18 e Italicum

Pd, pronta la rivolta contro Matteo Renzi: articolo 18, Fiscal compact e Italicum, sgambetti in Parlamento




"Il segretario premier è un problema", aveva detto qualche giorno fa Pier Luigi Bersani. Errato: sarebbe più corretto dire che per il Pd "il segretario è un problema", oppure se preferite "il premier è un problema". In ogni caso, per mezzo partito, "Matteo Renzi è il problema". Non è un caso che dopo Bersani sia stato Massimo D'Alema, altro nemico storico del presidente del Consiglio, a bollare come "largamente insoddisfacenti" i risultati dell'esecutivo. Due affondi sanguinosi proprio alla vigilia della Festa nazionale dell'Unità a Bologna, un segnale chiaro: di unità, tra i democratici, non c'è traccia. Finita la luna di miele delle primarie, digerita a fatica la scalata al partito e al governo, salutato con finto entusiasmo dai grandi rivali il trionfo alle Europee, come sempre a settembre si tirano le somme e si preparano i contrattacchi. Insomma, la tregua è finita e a dare un'immagine concreta al caos che si respira al Nazareno è Matteo Orfini, ex dalemiano di ferro e oggi presidente del partito scelto proprio da Renzi, che non ha esitato a criticare (con garbo) la sortita anti-renziana di Baffino. E da Lorenzo Guerini a Debora Serracchiani, loro sì a vario livello renziani di ferro e comunque nuova dirigenza dem, sono arrivati aggettivi come "ingeneroso" e "superficiale" all'indirizzo di D'Alema, tirando in ballo anche la mancata nomina di Massimo ad Alto rappresentante delle politiche estere comunitarie. Affondi che il destinatario non ha gradito, giudicando le repliche "violente e volgari".

Le manovre dei bersaniani - Contrattacchi, si diceva. E arriveranno tutti in Parlamento. Come riferisce Repubblica, gli esponenti di Area riformista Roberto Speranza, Stefano Fassina, Nico Stumpo e Alfredo D'Attorre giovedì si sono incontrati al Caffè Illy, vicino a Montecitorio, per mettere a punto la strategia operative in un periodo caldissimo per premier e governo. Entro metà ottobre dovrà essere messa a punto la manovra 2015, ma prima ancora Renzi dovrà arrivare al vertice Ue di Napoli con una riforma, quella del lavoro, già bella, pronta e votata. Lo ha fatto intendere Mario Draghi, quando a proposito di eventuali concessioni di flessibilità sui conti ha ricordato che prima si fanno le riforme e poi si chiedono strappi alle regole. 

Articolo 18, Fiscal compact e Italicum - Sarà proprio sul lavoro che i bersanian-dalemiani promettono battaglia, a partire dall'articolo 18 il cui superamento auspicato da Renzi "è una ricetta di destra". E se nuovo Statuto dei lavoratori sarà, dovrà essere scritto dal Parlamento (con i suoi tempi) e "non con una delega in bianco al governo". Sui conti, poi, la storia è ancora più complicata: "Irrealizzabili e dannosi" vengono bollati i venti miliardi di tagli previsti per la spesa pubblica. Sul referendum anti-Fiscal compact, poi, il Pd si spacca: 50 firmatari sono dem, ed è in arrivo un emendamento firmato Fassina-Lauricella-D'Attorre al Ddl Boschi sulle riforme per abrogare il pareggio di bilancio dall'articolo 81 della Costituzione. Per finire, al Senato c'è pure lo scoglio dell'Italicum con tre bombe da disinnescare: premio di maggioranza, quorum per i piccoli partiti e preferenze. Renzi dovrà andare di corsa, e questa volta forse più perché glielo impongono da Bruxelles e Francoforte che per reale convinzione. Proprio per questo, occhio agli ostacoli e agli sgambetti dei compagni di staffetta.

Il sondaggio: fiducia in Renzi giù "Silvio, ecco cosa devi fare con lui"

Sondaggio Ixè, fiducia in Matteo Renzi giù del 2%, quella nel governo dell'1%




La fiducia nel governo scende di un punto e quella nel leader Matteo Renzi di due. Il sondaggio Ixè per Agorà (Raitre) registra un raffreddamento degli entusiasmi degli italiani nei confronti del premier, sebbene secondo il presidente dell'istituto di ricerca, Roberto Weber, si viaggi sempre a livelli sopra la media. Il dato più interessante, però, è l'indicazione che gli intervistati rivolgono a Silvio Berlusconi: Forza Italia deve continuare a sostenere l'esecutivo, non solo sulle riforme istituzionali ma pure sulle misure economiche.

Fiducia nei leader, Salvini in alto - Il 49% degli italiani (contro il 50% di una settimana fa) afferma di avere fiducia nell'esecutivo, quota "altissima" secondo Weber: "Nella mia esperienza di sondaggista non ricordo un governo ch
e abbia mantenuto una fiducia così alta per un tempo così lungo". Allo stesso modo, tra i leader, Renzi scivola al 50% (dal 52%). Stabili rispetto alla scorsa settimana Matteo Salvini della Lega Nord (19%), Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle (18%), Berlusconi (16%) e Angelino Alfano di Ncd (12%).

Berlusconi e il sostegno a Renzi - Cauto ottimismo sul futuro della legislatura. Secondo il 46% degli intervistati Renzi riuscirà a portare a termine il programma dei MilleGiorni, mentre per il 36% si tornerà al voto prima del 2017. In quest'ottica, sarà fondamentale il rapporto tra premier Silvio Berlusconi: secondo il 68% degli intervistati Forza Italia deve sostenere l'esecutivo sulle riforme economiche, quota che sale addirittura all'87% tra gli elettori azzurri. "La posizione di opposizione al governo di Forza Italia - ha avvertito Weber - sta diventando piuttosto opaca agli occhi degli elettori".

Scritte pro-Jihad sui muri di Roma Quel sondaggio choc sui tagliagole

Jihad a Roma, scritte sui muri a favore dei tagliagole. Francia, sondaggio choc: il 16% tifa per l'Isis




Scritte sui muri di Roma inneggianti ai jihadisti dello Stato islamico. E in Francia un cittadino su sei guarda con "simpatia" alle violenze degli uomini del Califfato in Medio Oriente. Sono i segnali choccanti che provengono dall'Europa, in cui il fermento dei filo-islamici da tempo preoccupa governi e servizi segreti. Mentre dall'Inghilterra arriva l'allarme sul rischio di ritorno in patria "massiccio" di decine di guerriglieri volati in Siria per combattere contro Assad e pentiti (sarà vero?) della deriva ideologica della battaglia, sui muri di uno dei sottopassi di via Casilina, a Roma, tra Tor Vergata e Torre Angela, sono apparse scritte di sostegno ai "guerrieri di Allah", con invocazioni alla morte del nemico americano e degli infedeli e bandiere nere dello Stato islamico. Non è il primo caso: le scorse settimane, nella zona Sud Est della Capitale, come ricorda il Messaggero, sono apparse altre scritte con slogan in lingua araba a favore della Jihad. Secondo gli esperti le frasi in vernice nera spray sarebbero state realizzate da un siriano. Secondo quanto rivelato dal Viminale, Roma è una delle città italiane in cui vengono reclutati i nuovi soldati per la Jihad. 

L'Europa che tifa Jihad - Un altro segnale d'allarme dopo gli arresti in Veneto di attivisti jihadisti, mentre in Francia come detto fa scalpore il risultato di un sondaggio Icm per l'agenzia russa Rossiya Segodnya, secondo cui un francese su sei simpatizza per l'Isis. Il 16% dei cittadini francesi avrebbe un'opinione positiva sui jihadisti del Califfato, con un picco tra i più giovani (27% tra i 18-24enni). In pratica, i simpatizzanti dei guerriglieri islamici sono tanti quanti quelli del presidente socialista François Hollande. In Inghilterra lo stesso sondaggio ha dato un risultato inferiore: 7% a favore. In Germania solo il 3-4% sostiene le violenze del fanatismo islamico.

Santoro arruola a Servizio pubblico il "lato B" della sinistra

Paola Bacchiddu nella squadra di Michele Santoro a Servizio Pubblico




Quella foto con il "lato B" le ha portato fortuna. La giornalista Paola Bacchiddu, durante la campagna elettorale per le Europee, postò sul suo profilo Facebook la foto del suo fondo schiena in bikini e la scritta: "Ciao, è iniziata la campagna elettorale, io uso qualunque mezzo. Votate l'Altra Europa con la Tsipras". Una scelta che scantenò un putiferio, con reazioni scandalizzate e indignate anche nella stessa sinistra. Sicuramente Bacchiddu è riuscita a far parlare di sé. Certamente la sua mossa strategica, la sua decisione di forte impatto mediatico non è sfuggita a Michele Santoro che ha deciso di farla entrare nella squadra di Servizio Pubblico. Nulla si sa sul ruolo che la giornalista sarda avrà nel programma che andr in onda da lunedì su La7. 

L'annuncio su Facebook - Anche per comunicare questa notizia Bacchiddu si affida a Bacchiddu: "Da lunedì inizia una nuova avventura a Roma: farò parte della squadra di Servizio Pubblico su La7. Ringrazio Michele Santoro per l'opportunità. Per segnalazioni sono qui (poi pubblicherò la mail ufficiale). Che i geni sardi m'assistano!". Moltissimi i commenti di congratulazioni e auguri per la Paola. E c'è qualcuno che commenta: "Quando si dice il c..."

Putin sfotte la Nato con i soldatini: la "sfida" su Twitter / Foto

ISTITUZIONALE Mosca, ecco le prove della Nato sull'invasione russa; giocattoli




Il primo "colpo" della nuova guerra fredda lo spara Mosca tramite Twitter, con un post che irride la Nato. Mentre i leader occidentali discutono a Newport, in Galles, su come arginare le mire espansionistiche del Cremlino, e mentre è ufficiale la firma del cessate il fuoco tra Ucraina e ribelli dell'Est, l'ambasciata della Russia negli Emirati Arabi non trattiene la presa in giro e twitta, tramite il suo account ufficiale, una fotografia di tank e blindati giocattolo, accompagnata da una frase in inglese: "Sono state diffuse le ultime prove Nato dell'invasione armata russa in Ucraina. Sembra che siano le più convincenti per ora". Una famosa massima di Lenny Bruce, comico statunitense di origine ebraica, recitava: "La satira è tragedia più tempo. Se aspetti abbastanza tempo, il pubblico, i recensori, ti permetteranno di farci satira. Il che è piuttosto ridicolo, se ci pensi". Forse all'ambasciata non hanno aspettato abbastanza, considerando che un conflitto c'è davvero.

Alleanza divisa - La risposta sarcastica di Mosca arriva dopo la prima giornata di summit, una giornata che - dopo roboanti annunci - si è conclusa mostrando un'Alleanza divisa, che per ora intende dare più tempo a Putin, sia sulle sanzioni che sulle manovre militari. In attesa di vedere se davvero oggi verrà siglata una tregua sulla base dei sette punti dettati dal presidente russo.

Mentana nel mirino. Una collega va da Cairo: "Ho un loculo per ufficio. E poi c'è Enrico che..."

La7, i dolori di Lilli Gruber: un loculo per ufficio ed Enrico Mentana che ruba minuti a Otto e mezzo




Un loculo per studio e un collega troppo ingombrante come vicino di palinsesto. Sarebbero questi i dolori di Lilli Gruber, pronta a una nuova stagione di Otto e mezzo su La7 e più combattiva che mai. A Marco Ghigliani, ad della rete di Urbano Cairo, la rossa giornalista-mezzobusto avrebbe sfogato qualche malumore. Secondo quanto riferito da Marco Castoro su lanotiziagiornale.it, la Gruber avrebbe fatto notare le misure striminzite del suo ufficio. Ma soprattutto, a non andar giù all'ex europarlamentare dei democratici di sinistra è l'abitudine di Enrico Mentana, direttore del TgLa7 e "padre padrone" dell'informazione della rete. L'incontenibile Mitraglietta ha infatti il vizio di sforare sull'orario dell'edizione delle 20, facendo slittare proprio Otto e mezzo. Un eccesso di entusiasmo che non va giù alla Gruber, costretta a vedersi ridurre il minutaggio per il suo talk. Sospiro di sollievo: quest'anno perlomeno non dovrà lottare contro un gigante come Ballarò, che fino alla scorsa stagione con la copertina di Maurizio Crozza le mangiava lo share dalle 21 in poi. Giovanni Floris, come noto, farà parte della squadra di La7. Un solista in più per mister Cairo, ma occhio perché le prime donne iniziano a essere tante.

venerdì 5 settembre 2014

La bomba atomica di Giuliano Ferrara, ricetta-choc contro i jihadisti: "Possiamo fermarli solo così..."

Ferrara: contro l'Islam, una violenza incomparabilmente superiore




Un editoriale durissimo e intenso quello di Giuliano Ferrara contro l'Islam. L'elefantino usa parole forti e chiare. Per Ferrara non ci sono dubbi: "L'unica risposta è una violenza incomparabilmente superiore". Scrive. "Guerra al terrore o al terrorismo va bene se è per il marketing politico, ma nella definizione, peraltro respinta dai riluttanti e dagli umanitari in quanto espressione bellicista sta un equivoco colossale". Ferrara ricorda come, diversi anni fa, il Foglio pubblicò "come un Caravaggio la testa mozzata di Nick Berg" e raccontò la storia di Daniel Pearl, "decollati entrambi in nome del Misericordioso, ma è un sospetto scorretto, una verità intollerabile: è questa una guerra di religione, della cui ferocia ultimativa e coesiva, appunto religiosa, solo un fronte è consapevole, il loro. La madre dell'ultimo reporter ucciso in nome della giustizia divina si dice convinta che l'Islam è stato tradito quando su ordine di un Califfo uno sgherro occidentale tutto vestito di nero, stufo probabilmente di fare il dj, ha impugnato la lema e ha tolto dal busto il collo di un figliolo d'Occidente e niente è proibito a una mamma addolorata e trafitta senza pietà nell'amore che solo è suo. Ma sappiamo che non è così. E' ideologico esorcizzare il rito del nemico, provare a diminuirlo, essere ciechi di fronte alla carabura feroce di bene in cui si specchia il nostro feroce male". 

Violenza maggiore - La conclusione di Giuliano Ferrara non lascia spazio al dibattito: "So di dire qualcosa di sconcertante, ma non si risponde a questa altezza di sfida e a questa brutalità santificante con lo stato di diritto, con un'idea di polizia internazionale, con la denuncia della violenza; l'unica risposta è una violenza incomparabilmente superiore.